La vie est belle

La settimana dei bambini è da ormai sedici anni un appuntamento importante per la parrocchia Saint Maurice, si tratta di un centro estivo di una settimana sul modello degli oratori lombardi, con tanto di tema, inno, danze, animazione, giochi, classifica finale. Come in Italia gli adolescenti sono gli animatori che si formano lungo tutto il corso dell’anno e questo mi permette di conoscerli e incontrarli un po’ di più.

Quest’anno arrivo a questo appuntamento ricco e intenso particolarmente affaticato, infatti ho affrontato una settimana di malaria e tifo particolarmente dura, tanto da essere costretto a qualche giorno di riposo forzato all’ospedale delle suore e quando ne esco sono particolarmente stanco. Ma quest’anno sono particolarmente ben accompagnato grazie alla presenza di père Pacome, giovane della parrocchia appena ordinato prete e dei due diaconi Blaise e Julien, che tra pochi mesi saranno ordinati preti. Loro hanno assistito a tutte le sedici edizioni e quindi sono una vera sicurezza.

Il tema che abbiamo scelto per questa edizione della settimana dei bambini è “la vie est belle (la vita è bella)”. Ed in fondo i duecento bambini che riempiono il cortile della parrocchia sono davvero uno splendido inno alla vita con il loro chiasso, il loro desiderio di esprimersi, di ballare e di giocare. Riscoprire la bellezza della vita, anche e soprattutto in Africa dove gli avvenimenti terribili ti capitano addosso continuamente con una frequenza e una fatalità incredibile e a volte angosciante.

Così in questa settimana di vita gioiosa e spensierata per tanti bambini mi arriva la notizia della morte di Jean. Solo poche settimane fa aveva ospitato me e Walter al suo locale, un piccolo container ai bordi di una strada polverosa del quartiere storico di Agnibilekrou e avevamo mangiato del buon foutou con la salsa d’arachidi. Aveva solo un anno meno di me, una barba lunga (cosa abbastanza originale in Costa d’Avorio) e la testa rasata. Era spesso sopra le righe, uno che avrei definito “fuori di testa”. Eppure aveva un amore profondissimo per la sua bambina Assenà affetta da una grave forma di anemia falciforme. Grazie a Walter aveva potuto avere una diagnosi più chiara e ogni mese gli fornivamo le medicine per cercare di combattere questa malattia che essendo ereditaria e genetica non può essere debellata, ma solo tenuta sotto controllo. Jean era uno dei pochi casi di padre veramente attento a sua figlia, la madre, che non viveva più con loro, ha sempre trascurato la figlia, ma il papà “fuori di testa” era pronto ad andare in capo al mondo per la sua bimba. I parenti mi dicono che proprio a lei aveva indirizzato le sue ultime raccomandazioni: “ora esco, ma tu devi fare questo e questo prima che rientri”, purtroppo non è rientrato mai più. Mentre guidava con la sua moto si è ritrovato davanti una bambina che attraversava la strada, proprio come la sua Assenà e ha sterzato per evitarla, andando a sbattere contro un altro veicolo. Non c’è stato niente da fare.

Ma l’Africa sa anche strapparti, negli stessi giorni, lacrime di gioia. Siamo nel bel mezzo della settimana dei bambini e quindi non riesco a recarmi ad Abidjan per accogliere dei nuovi ospiti che aspettiamo con un’impazienza tutta particolare, ma quando il nostro autista Koffi entra nel cortile della parrocchia sono lì ad attenderli con impazienza… Finalmente Ramatoullay è rientrata dopo due mesi in Italia per poter sottoporsi ad un’operazione di impianto cocleare che può permetterle di sentire ancora. Quando scende dalla macchina la abbraccio forte forte e gli occhi mi si riempiono di lacrime pensando a tutto il cammino fatto con questa ragazza, agli sforzi di tutti noi e di tanti amici perché lei potesse essere operata e riprendere l’udito. Ad accompagnarla c’è Elena, la volontaria laica che l’ha presa in casa per questi due mesi sotto la sua tutela legale per poter essere operata e cominciare la riabilitazione. Chiamo Ramatoullay e lei si gira… e già questo mi sembra talmente bello! Poi si siede e comincia orgogliosa a farmi vedere le fotografie scattate con amici e parenti di Elena in questi mesi e mi stupisco di come sia partita bambina e ritornata adolescente, segnata dalla visita di una parte di mondo che non conosceva e dalla nuova consapevolezza di poter sentire. Ora la riabilitazione logopedica deve continuare qui in Costa d’Avorio, come una neonata deve ricominciare a riconoscere e collegare i differenti suoni e deve essere stimolata molto, a settembre si recerà al centro don Orione di Bonoua, al sud del paese, proprio per essere seguita da una specialista, nel frattempo Walter cercherà di aiutarla stimolandole l’udito anche qui.

La domenica durante la Messa finale della Settimana dei bambini dono a ogni partecipante un semino, la vita è talmente misteriosa è bella che da un seme può nascere e rinascere continuamente vita nuova. E’ quello che auguro a Ramatoullay, che questa nuova fase della vita sia piena di suoni meravigliosi, è quello che auguro a tutti i bambini che hanno riempito la mia settimana… e, con le lacrime agli occhi, tanta rabbia e tutta la mia fede a volte tanto debole e disastrata è quello che auguro anche alla piccola Assenà, rimasta senza il suo caro papà, spero tanto che il suo sacrificio sia seme che doni frutto e l’accompagni sempre.

Pubblicato da donlucapez

Prete dal della diocesi di Bergamo. Nato a Grosseto nel 1984. Ordinato il 22 maggio 2010. Curato dell'oratorio di Boltiere fino all'agosto del 2018. Dal novembre 2018 missionario fidei donum nella diocesi di Abengorou in Costa d'Avorio

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