Il tempo scorre sempre, a volte in Africa sembra un po’ più lento, ma dopo circa sei anni di vita ivoriana anche qui gli eventi scivolano giorno dopo giorno e rischi di non riuscire più a sorprenderti di quello che accade. A volte sono avvenimenti terribilmente crudeli e tristi da cui cerchi di difenderti, mettendo una corazza perché il tuo cuore non resti ferito ancora una volta. A volte non riesci più a sorprenderti dei piccoli, grandi gesti di amore e di attenzione che passano sotto i tuoi occhi. Proprio oggi passo al centro di fisioterapia e incontro alcuni bimbi bellissimi, loro, anche nella loro malattia, difficoltà e sofferenza, sono sempre ossigeno prezioso.
Allora penso che mi piacerebbe avere lo stesso entusiasmo contagioso di Soualio che, appena mi vede, letteralmente impazzisce e gattonando mi corre incontro e mi abbraccia con un sorriso smagliante e complice: sa che non riuscirò a resistergli e che lo prenderò per mano e che insieme potremmo passeggiare per il centro e salutare gli altri bambini, e la sua manina mi dà tanto conforto e tanta sicurezza. E poi al centro c’è Ibrahim, sua mamma è appena partita, è tornata al villaggio per accudire il marito morente, con altri due fratellini più piccoli, uno il piccolo Tommaso d’Aquino è nato proprio il 28 gennaio scorso, giorno della festa del grande teologo e mi fa ridere sentire la suora chiamare così un piccolo bambino musulmano. Ibrahim resterà ancora un po’ al centro accudito dalle altre mamme che ci vivono ed in fondo questo è il miracolo dei legami di fraternità che si scoprono tra persone spesso tanto distanti, ma unite da un grande dolore.

In un angolo c’è Barakissa con accanto la mamma, una bella signora molto distinta, che l’accudisce, la stimola e che non si arrende ad una situazione tanto grave. La bimba ha avuto una grave malaria che ha gravemente compromesso il cervello, domani con Walter partirà a Yamoussokro, capitale politica del paese, per poter fare una risonanza magnetica, ma ben poco si può fare per questa bimba.
Divine, la mia preferita, non può corrermi incontro e sprofondare in un abbraccio tenero come di solito: la sua mano è stata ad una spalliera per fare degli esercizi. Allora mi ignora o mi guarda di soppiatto attraverso il grande specchio che si trova nella zona in cui vengono curati i bambini, ad un certo punto mi nascondo dietro una tenda per spuntare all’improvviso nel grande specchio e lei mi regala uno di quei suoi sorrisi indimenticabili.

Nel frattempo suor Lucie sta massaggiando i bambini che spesso si lamentano per il trattamento che effettivamente anche a me pare tanto brusco, ma sicuramente necessario. La direttrice suor Glwadys è partita da alcune settimane in Italia per una formazione, al suo rientro a maggio verrà con dei fisioterapisti italiani che saranno ospitati da noi, ma che svolgeranno il loro servizio quotidiano al centro. Nel frattempo suor Lucie, anche lei fisioterapista, garantisce con la sua presenza di poter continuare le cure per tante persone. Questo nuovo progetto d’accoglienza che ci coinvolgerà direttamente ci carica di responsabilità, ma ci fa sperare che il centro possa svilupparsi per il benessere di tanti utenti.

Tra i bambini che suor Lucie massaggia con veemenza c’è pure Miracle. Proprio ieri Walter l’ha accompagnata ad Adzopé, città a circa tre ore di macchina da Agnibilekrou per una tac e per essere visitati dalla neurologa. Miracle viene da Bangoua, uno dei nostri villaggi più distanti a circa due ore di macchina di strada. Suo papà Jean è un giovane catechista ed animatore che proprio a Pasqua di due anni fa ha sposato Marthe. I due avevano già un figlio ed avevano avuto alcuni aborti spontanei, dopo il matrimonio Marthe resta di nuovo incinta, ma la bimba che attende nasce prematura alla fine del sesto mese, in un villaggio sperduto. I genitori non demordono e riescono a portarla in una clinica pediatrica dove per alcuni mesi la bimba resta in incubatrice. Decidono di chiamarla per quello che è: Miracle. Purtroppo a un anno della nascita la bimba accusa ancora dei ritardi, non riesce a sedersi e a controllare il collo, ma proprio ieri la dottoressa rassicura tutti che a suo avviso non si tratta di danni celebrali seri, come spesso capita per tanti utenti del centro, ma di un semplice ritardo dovuto alla nascita prematura. Ci sarà molto da lavorare ancora, ma siamo fiduciosi che la piccola Miracle potrà presto correre e giocare con i suoi amici nelle strade polverose di Bangoua.

E dopo aver scritto queste righe, mi accorgo di come spesso le giornate trascorrano veloci, senza accorgermi che ci sono sorrisi, incontri e situazioni che riempiono la vita… e forse le concordanze non sono perfette e non sono quelle che immaginavi, ma le accetti e le accogli, proprio come la piccola Miracolo.

