E’ tanto che non scrivo in questo blog, la vita scorre ormai veloce e frenetica anche in Africa e mi manca il tempo e l’impulso di raccontare quanto avviene, eppure oggi non potevo tacere della morte di Anne Victoria. Mi sembra ormai di scrivere in queste pagine solo per necrologi, ma in fondo cosa c’è di male? un po’ come Edgar Lee Master scriveva epitaffi funebri sulla collina di Spoon River, anche io mi sento in dovere di celebrare la vita scrivendo della morte di persone la cui vita mi ha toccato, cambiato e che credo valga la pena ricordare.
Anne Victoria è una dei primissimi ragazzi disabili che ho conosciuto. Ancor prima di incontrare personalmente tutti i bambini disabili e le loro famiglie, suor Glwadys ci aveva chiesto di battezzare una ragazza disabile durante la festa di Natale che organizza ogni anno. Era il dicembre 2019 quando la battezzai, una ragazza di 15 anni costretta a restare tutta la vita in carrozzina. Pian piano imparai a conoscerla, quando andavamo a trovarla era tutta sorridente e contenta anche se la comunicazione con lei era molto limitata perché non riusciva a parlare.
La mamma Stephanie è una donna tutto fare, che non rinuncia a un poco di indipendenza, ma che non vuole mai lasciare Anne incustodita e trasandata, per questo con il suo motorino la vedi sfrecciare per la città: incontri in parrocchia, spese al mercato e poi di corsa da Anne Victoria. E effettivamente sua figlia è sempre curatissima e spesso si veste come una vera principessa con le gonne di tulle bianco e i vestiti preparati dalla mamma che sa lavorare a macchina. Peccato che spesso questi vestiti ingombranti non siano sempre comodi e Anne Victoria si ritrova spesso a scivolare dalla carrozzina a causa dei suoi spasmi e bisogna recuperarla e legarla prima che caschi in terra.
Il papà è un signore distinto e colto, è il direttore di una scuola primaria e si prende cura della sua famiglia. Sembra una cosa normale, ma è veramente una rarità che un uomo continui ad occuparsi di una figlia disabile, il più delle volte un bimbo disabile diventa un pretesto per abbandonare la famiglia. Invece il papà resta sempre a fianco della mamma e delle quattro figlie, anzi, proprio in questi anni i due si sono sposati in Chiesa con una cerimonia semplice celebrata durante la Messa delle 6 del mattino. Anne Victoria può portare con orgoglio il nome del suo papà: Ladji.
A causa di una sofferenza celebrale alla nascita Anne Victoria non ha mai potuto camminare, né parlare, però era cosciente e ti seguiva con gli occhi e quando era in forma e accadeva qualcosa di buffo cominciava a ridere di gusto contagiando d’allegria tutti. Pur essendo tanto compromesse Anne Victoria ha potuto vivere per 19 anni, un’età importante per un disabile in Africa dove manca ogni aiuto alla famiglia. Credo che molto sia merito di una famiglia presente e attenta a tutte le sue più piccole necessità e in grado di fornire alla figlia tutte le cure necessarie.
Tuttavia negli ultimi mesi avevamo visto deteriorarsi le sue condizioni di salute, a ottobre una grave malaria l’aveva colpita e l’avevamo portata all’ospedale di Agnibilekrou dove per giorni ha lottato tra la vita e la morte. Per almeno due giorni è restata in coma, non apriva neppure gli occhi e il suo corpo scottava tanto da costringere la madre a avvolgerla continuamente in lenzuola bagnate. Dopo qualche giorno terribile Anne Victoria, contro ogni aspettativa, riapre gli occhi e mi ricordo con commozione quando l’ho vista finalmente sveglia e le ho chiesto se mi riconoscesse e ha accennato un piccolo sorriso che vale più di mille parole. Proprio in quell’occasione le avevo messo al collo un lungo rosario regalatomi dalle mia amiche suore clarisse.
Da allora Anne Victoria non si era più ripresa totalmente, era spesso debole e lo stare troppo allettata aveva causato delle piaghe che la mamma aveva subito curato… in questi giorni mi ero ripromesso di andare a trovarla, era tanto tempo che non la vedevo perché da qualche tempo si è trasferita dalla parte opposta della città, ma mi dicevo che prima della fine del mese sarei dovuto passare. Ma poi arriva maggio e la chiamata a Walter: “Anne Victoria sta male”. Ci precipitiamo a casa sua, ma quando arriviamo la mamma ci dà la terribile notizia: Anne Victoria è morta. Quando entriamo in salotto il suo corpo è coperto da un pagne e il padre è seduto accanto mentre singhiozza come un bambino per la morte della figlia. Io e Walter la tocchiamo: è ancora talmente calda… ma non risponde a nessuno stimolo. Ha al collo il rosario che le avevo regalato e il suo corpicino è talmente magro, il corpo è finalmente rilassato ma le braccia restano aperte nel suo solito spasmo, proprio come un crocefisso. Una ragazza che ha troppo sofferto, proprio come il crocefisso. E mentre l’osservo un’ultima volta mi piace pensare che un giorno mi verrà incontro camminando, con la braccia aperte, come il crocefisso, e che mi accoglierà in Paradiso. Grazie Anne per i tuoi impagabili sorrisi…



