La forza della preghiera

A volte ti sorpendi di come una piccola richiesta fatta a Dio, una preghiera, venga immediatamente e incromprensibilmente soddisfatta. In questi giorni mi viene a trovare Elisabetta una consacrata missionaria della comunità di Villa Regia. Ho conosciuto Elisabetta al centro unico di formazione missionaria (CUM), dove per alcune settimane siamo stati formati nel 2018 prima della nostra partenza per l’Africa. Lei ha vissuto alcuni anni in Etiopia e da un annetto si è stabilita a Abidjan nel grande quartiere di Yopougon, dove la comunità di Villaregia gestisce una parrocchia. E’ sempre bello ricevere delle visite da altri missionari ed ancora più bello se sono connazionali ed hai avuto modo di condividere un cammino con loro. Così lunedì e martedì sono contento di accoglierla e di mostrargli la parrocchia e la città.

In calendario in questa settimana c’è pure la visita mensile ai villaggi e Elisabetta non si tira indietro, anzi con entusiasmo accetta di venire con me. Mercoledì siamo ad Akpwesso, la comunità è stata appena toccata da un lutto, una ragazza di neppure 16 anni è morta senza un motivo preciso, semplicemente “era spesso malata”. Si chiamava Anastasie, aveva un aria un po’ malinconica e degli occhi un po’ malaticci, ma tanto dolci. Proprio un anno fa’ era stata battezzata e quest’anno avrebbe ricevuto la cresima, ma si è spenta pochi giorni prima di ricevere il sacramento. Di solito non si può mostrare dolore per la perdita di una giovane figlia, ma nel volto di mamma e papà leggo tanta sofferenza. Dopo la Messa propongo di andare al cimitero per benedire la tomba. Alla fine della cerimonia sua mamma si avvicina alla sepoltura e lascia dei piccoli oggetti, mi avvicino e vedo la croce che aveva ricevuto il giorno del battesimo e un piccolo orologio, della paccottiglia, con dei cuoricini rossi e delle perline, forse proprio un regalo dei genitori, forse l’unico oggetto di vanità di questa ragazzina tanto sfortunata. E gli occhi si riempiono di lacrime pregando che Dio non perda niente di lei perché, per lui, anche la nostra paccottiglia è tanto preziosa.

Il giovedì mattino celebro la Messa a Bangoua, dove viviamo durante il soggiorno ai villaggi, e preghiamo per la pioggia che quest’anno tarda tanto a venire abbondante. Di solito questo è un giorno di tranquillità e solitudine, ma quest’oggi il catechista François ha organizzato la visita al re del popolo Agni Abé, una tribù Agni di cui il villaggio di Bangoua fa parte. Già la prima parte del viaggio si mostra avventurosa: in effetti, malgrado le rassicurazioni di François della bontà della strada, ci troviamo a solcare sentieri con il nostro pick-up che nei punti più complicati si arresta. Ma nonostante questo arriviamo alla Comoé, il fiume più lungo della Costa d’Avorio, che divide in due il regno Agni Abé. Siamo accolti da un catechista che ci fa da guida e che ci offre la sua piroga per attraversare il fiume. Ma per arrivare a Katimasso, sede del regno, ci sono chilometri di sentiero da fare a piedi in mezzo alla foresta.

Una volta arrivati al villaggio siamo investiti dal cerimoniale africano e dobbiamo salutare i parenti di François e poi i catechisti del posto che ci conducono dal re, un uomo alto e distinto che però mostra di conoscere ed essere interessato al suo popolo. Attualmente risiede in un piccolo cortile, ma sta costruendo un grande palazzo. Mi sembra un’esagerazione la costruzione di una tale opera in un piccolo villaggio, ma colgo tutto l’orgoglio del suo popolo e la stima nel volere costruire un edificio che rimane comunque a servizio della collettività in quanto palazzo reale e non casa personale. In effetti pochi ragionano in questa maniera e pensano soprattutto al loro tornaconto personale.

Dopo il pranzo siamo pronti a partire e siamo sottoposti a ritroso a una serie di visite ed incontri per poter domandare il permesso di lasciare il villaggio. Quando partiamo sono ormai le 14 ed il cielo è nero. Dopo poche centinaia di metri siamo in mezzo a un solenne temporale con tuoni e fulmini e in poco tempo il sentiero diventa un fiume. Quando finalmente attraversiamo la Comoé siamo ben fradici, ma ci preoccupa soprattutto la macchina. Infatti la strada già complicata ora è bagnata, ma ha smesso di piovere e proviamo a tornare comunque a Bangoua. Gli abitanti del villaggio promettono di aiutarci, ma effettivamente si unisce una squadra scalcinata composta dal vecchio catechista, un uomo chiaramente ubriaco, un adolescente poliomelitico e una squadra di bambini. Dopo pochi chilomentri ci troviamo bloccati e ci vuole del tempo per uscirne grazie anche all’aiuto e le spinte di qualche contadino. Quando finalmente ci sblocchiamo la strada peggiore è ormai alle spalle, ma la pioggia comincia a cadere copiosa e in poco ci ritroviamo bloccati nel fango. Ormai è tardi, sta quasi facendo buio, piove a dirotto e capisco che non riusciremo mai a sbloccare la macchina in quella situazione. Siamo a quasi due ore di cammino dal villaggio di Bangoua. Affidiamo Elisabetta ad un passante in moto e chiediamo di passare nell’accampamento accanto per informare della nostra situazione. Io e il catechista camminiamo sotto una pioggia insistente, quando finalmente qualcuno viene a trovarci e ci conduce in moto fino a Bangoua. Arrivati al villaggio sani e salvi scopro che la corrente è salatata proprio come ogni volta che c’è un po’ di pioggia. Nell’oscurità Elisabetta mi racconta che sulla strada del ritorno la moto è caduta e si è trovata a gambe all’aria in mezzo a una pozzanghera. Per fortuna non ci sono conseguenze e ce la ridiamo di gusto mentre ci domandiamo perché proprio oggi dovevamo pregare per la pioggia!

L’indomani celebro la messa proprio nel piccolo accampamento a pochi chilometri da dove la macchina si è impantanata e una volta finita la celebrazione, con una squadra di contadini giovani e forti andiamo a liberare la macchina e nonostante la squadra di energumeni in certi punti fatichiamo non poco a farla uscire dal fango! E anche la preghiera di farci uscire da questo pasticcio è stata ascoltata e ti riscopri bisognoso di qualcuno che ti tenda la mano e ti aiuti a uscire dai tuoi pantani… forse anche questa è preghiera.

Pubblicato da donlucapez

Prete dal della diocesi di Bergamo. Nato a Grosseto nel 1984. Ordinato il 22 maggio 2010. Curato dell'oratorio di Boltiere fino all'agosto del 2018. Dal novembre 2018 missionario fidei donum nella diocesi di Abengorou in Costa d'Avorio

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