Questa mattina attraversiamo in macchina quasi tutta la diocesi, da Agnibilekrou che si trova nella zona centro nord ci spostiamo fino ad Assaoufué nella regione del Mourounou, nella parrocchia più a ovest. Il viaggio è molto lungo, ma tutto su asfalto e solo un breve tratto di strada è disastrato, per il resto si viaggia bene, ma il tragitto dura almeno tre ore. Faccio questo viaggio per celebrare la benedizione della Chiesa e della grotta mariana, raramente partecipo a questo tipo di cerimonie, ma questa parrocchia è l’ultima in cui ha vissuto don Elvio prima della sua tragica morte e mi sento in obbligo a essere presente. Con me c’è pure don Gigi che ha vissuto due anni in Costa d’Avorio come missionario e quasi ogni hanno viene a salutarci per un breve periodo di vacanza. Malgrado il parroco don Marco sia in Italia, possiamo dire che la diocesi di Bergamo sia ben rappresentata per onorare la memoria del nostro confratello.

Arriviamo al villaggio di Assaoufué appena in tempo per l’inizio della Messa. La Chiesa è finalmente finita dopo dodici anni di cantiere e anche i piccoli dettagli sono stati valorizzati: vetrate colorate, copie di dipinti che riproducono la vita di San Pietro, patrono della parrocchia, impianto di amplificazione, pavimenti bien piastrellati… la Chiesa è in perfetto ordine, eppure non è riempita dai parrocchiani del villaggio che devono sedersi all’esterno sotto la pioggia della stagione umida, ma da una serie innumerevoli di autorità. Vedo il re di Agnibilekrou, che mai si è degnato di partecipare alle nostre celebrazioni in città, con altri re e capi villaggi, e poi le autorità militari, civili e politiche. Tra queste spicca la presenza del primo ministro ivoriano.
In effetti la Chiesa è stata costruita con i fondi di un ispettore generale di stato, una sorta di super ministro, che per lunghi dodici anni ha gestito in autonomia la costruzione, spesso affidandosi a manodopera incompetente e per questo motivo ha dovuto rifare il tetto ben tre volte e intervenire a più riprese per sistemare la struttura della Chiesa. Se è innegabile la generosità di quest’uomo, don Elvio lamentava che la costruzione era affare solamente suo: non era consentito ad altri, neppure al parroco, di contribuire materialmente o con dei consigli, alla realizzazione dell’opera. Nel frattempo il ministro ha ospitato in casa sua il parroco e ha concesso una grande tettoia nel suo cortile per celebrare la Messa. Questa situazione ha mischiato non poco politica e religione. La regione di Assaoufué, chiamata Mourounou, è una regione in cui tutti e tre i principali partiti ivoriani hanno avuto dei sostenitori molto caldi e dove non sono mancati conflitti, celebrare la Messa in casa dei uno dei principali collaboratori del governo ha creato non poco malcontento in parrocchia.
Don Elvio, prete esperto e grande costruttore di Chiese, era stato mandato in questa parrocchia per poter trovare una soluzione a questa situazione ingarbugliata sebbene avesse annunciato che fosse pronto a rientrare in diocesi di Bergamo alla fine dell’anno pastorale. Per poter uscire dal cortile del ministro aveva pensato di realizzare una copertura della grotta della Vergine Maria. Aveva cominciato questo lavoro con il solito entusiasmo quando fu stroncato dalla malattia. Nel suo progetto avrebbe voluto celebrare nella nuova tettoia sopra la grotta con la sua comunità prima di partire in Italia, in ogni caso, anche con il nostro sostegno, il nuovo parroco aveva terminato il suo lavoro.
Assisto un po’ sconcertato alla Messa che più che una lode a Dio sembra una celebrazione politica. Più volte si ricorda la generosità del donatore e la presenza del primo ministro, e, prima della benedizione finale, comincia una vera e propria propaganda politica con il discorso dell’ispettore di stato e del primo ministro che prendono decine e decine di minuti. Il primo ministro è un pastore evangelico metodista e commenta a più riprese la Bibbia, e poi annuncia di aver portato doni per tredici milioni di franchi, all’incirca ventimila euro, ce n’è per tutti: il vescovo, i preti, i chierichetti, la parrocchia, i re e i capi villaggio (ecco perché il re d’Agnibilekrou si è sorbito Messa e viaggio), ma anche per l’imam e i metodisti del villaggio. Nel frattempo il vescovo si dimentica di benedire la grotta che è proprio il segno tangibile che non proprio tutto è stato lineare e limpido nella costruzione della Chiesa.
Torno a casa deluso da questo viaggio e da una Chiesa prona davanti al potere politico e a soldi e che temo non potrà avere futuro perché non agisce secondo la Parola di chi l’ha costituita. Ma al tempo stesso mi ricordo di don Elvio e alla sua gioiosa presenza, ripenso anche al nuovo parroco padre Pierre che ha preso in mano i progetti di costruzione di don Elvio cercando fondi e completando numerosi cantieri, penso all’impegno e alla testimonianza di tanti cristiani, preti e laici, uomini e donne, In Europa come in Africa, che in silenzio cercano di annunciare il regno di Dio. E pure se il mio cuore resta un po’ avvelenato, mi viene in mente la mitica canzone di Guccini: “quindi vado avanti e non mi svesto, dei panni che son solito portare, ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e… tutto il resto!”

