Don Orione

L’ospedale don Orione di Bonoua è una piccola oasi di tranquillità ed un segno di speranza e progresso per tutto il paese. Assisto alla Messa nella cappella dell’ospedale e quando esco vedo che già il centro è tutto un fermento. Sono qui per salutare tanti dei nostri bambini che in questo mese sono venuti per la rieducazione in questo centro. Bonoua non è affatto vicino a Agnibilekrou, bisogna arrivare fino alla grande capitale Abidjan e poi continuare sulla costa meridionale del paese ancora per qualche decina di chilometri per arrivare a questa cittadina satellite della grande capitale. Qui da anni si sono installati i preti del don Orione, religiosi che evangelizzano attraverso la carità ed a Bonoua hanno costruito un ospedale e una scuola tecnico-professionale.

Quando Divine mi vede arrivare mi accoglie con il solito sorriso e comincia a saltellarmi intorno, è contenta di vedermi, io sono pure più contento! Da una settimana è arrivata al centro e in questo mese abbiamo pensato di proporle delle sedute di psicomotricità e di logopedia. Sembra che dopo alcuni giorni di capricci, Divine si sia ben inserita e di sicuro, dopo pochi momenti, ha potuto farsi ben volere da tutti.

All’ospedale non si trovano solo logopedia e piscomotricità, ma anche il reparto di fisioterapia, la piscina per il recupero fisioterapico, l’ortopedia con tanto di blocco operatorio, la neurologia, un buon laboratorio di analisi e di radiologia, l’oftalmologia, il laboratorio di supporti orotopedici, la degenza ecc… In nostri bimbi vengono soprattuto per problemi psicomotori, ma diamo lavoro anche alla logopedista francese che lavora in un progetto di volontariato con il don Orione. Va da lei regolarmente anche Ramatoullay, la ragazza che l’anno scorso abbiamo fatto operare in Italia per l’istallazione di un impianto cocleare. Nonostante i grandi progressi ha bisogno di lavorare ancora tanto sulla riabilitazione. Poi c’è Ange, un bimbo lungagnone dinoccolato che non riesce bene ad articolare movimenti e parole, anche per lui è importante la doppia rieducazione, psicomotoria e logopedica. E poi c’è Arisitide, un ragazzino di Agnibilekrou che ha un’importante scoliosi e che ha bisogno del corsetto e di tanta fisioterapia in acqua. E poi ci sono Arhiane e Nathan, due bimbi che hanno vissuto alcuni mesi al centro di fisioterapia di Agnibilekrou. Ora concludono il loro percorso terapetutico con un mese intensivo di psicomotricità prima di reintrare a casa loro.

Tutti loro se ne stanno al villaggio di accoglienza, una serie di appartamenti adiacenti al centro di fisioterapia dove alloggiano i malati che vengono da lontano. Ogni casetta porta il nome di una cittadina italiana, segno tangibile di un aiuto concreto arrivato da diverse zone della nostra penisola. “Certo che una casetta potremmo chiamarla Agnibilekrou”, mi viene da dire ad Agnes, visto che ormai da alcuni anni i nostri ragazzi sono clienti fissi di questa struttura. Agnes è un’animatrice storica della parrocchia che da qualche anno fa assistenza scolastica ad Ange e altri ragazzi disabili. E’ lei che accompagna Ramatoullay e Ange dato che il villaggio di accoglienza prevede la presenza solo delle madri e Ramatoullay è orfana, mentre Ange è stato abbandonato dalla madre. Inoltre, è l’occhio e la mano di Walter: veglia sull’impegno e la frequenza effettiva dei malati alle loro sedute mediche e ci informa se qualcosa non va per il verso giusto o ci sono particolari bisogni.

Con lei decidiamo di riempire la macchina di bambini che hanno finito le loro cure per recarci al mare che dista poche decine di chilometri. Allora eccoci in macchina con Ramatoullay, Ange, Aristide, Divine e sua mamma Suzanne. La giornata non è delle migliori, giugno è un mese terribilmente piovoso e nel sud spesso arrivano veri e propri nubifragi, ma tra qualche squarcio di sole e qualche scrocio di pioggia arriviamo a Grand Bassam, località turistica ivoriana e ci affacciamo a vedere l’oceano che come sempre è squassato da onde imperiose e oggi, a causa delle nubi è di un nero-grigio intenso. Divine comincia a urlare e a scappare per la paura. Aristide che al don Orione comincia a familiarizzare con l’acqua vorrebbe gettarsi dentro, ma ha paura della forza delle onde. Mamma Suzanne, che per la prima volta vede il mare resta a bocca aperta e continua a ripetermi “Mon Dieu”, mentre sorrido del suo stupore fanciullesco tanto autentico. Riusciamo a condividere un bel pesce con attieké e birra fresca e siamo proprio contenti.

Forse i nostri bambini non avranno tanti progressi, malgrado gli sforzi profusi, e anche la visita annuale al centro del don Orione non farà miracoli, ma sento anche come la cura, l’amicizia e le esperienze di questi giorni rimarranno come un bagaglio prezioso e forse il miracolo più bello resta quello di un pezzo di cammino condiviso, di ritrovarsi al bordo del mare, davanti alla sua inquietante potenza e riscoprirsi amici, che condividono la loro piccolezza, perché tutti siamo piccoli di fronte alla magnificenza della natura, e poi condividere un po’ di buon pesce grigliato… proprio come faceva Gesù.

Pubblicato da donlucapez

Prete dal della diocesi di Bergamo. Nato a Grosseto nel 1984. Ordinato il 22 maggio 2010. Curato dell'oratorio di Boltiere fino all'agosto del 2018. Dal novembre 2018 missionario fidei donum nella diocesi di Abengorou in Costa d'Avorio

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