Veramente da troppo tempo non riesco a scrivere con calma una pagina di diario. Sono stato travolto da tanti, troppi avvenimenti intensi che si sono susseguiti e solo in questo Ferragosto riesco a trovare un po’ di tempo per raccontare qualcosa.
Questo ultimo mese è stato caratterizato dai bambini, presenza unica e gioiosa. Qui in Costa d’Avorio il bambino mantiene ancora qualche cosa di talmente semplice e genuino che ti conquista immediatamente. Da diciassette anni una settimana dei bambini è organizzata in parrocchia. Si tratta di una settimana di quello che a Bergamo sarebbe chiamato Cre, ma in Costa d’Avorio è un’iniziativa unica della nostra parrocchia. Duecento cinquanta bambini partecipano a questa settimana che ha per tema la pace: Vive la paix! Come a Bergamo, questa settimana diventa l’occasione preziosa per tanti adolescenti per impegnarsi al servizio del più piccoli. Anche questo è sempre bello e commovente: vedere gli adolescenti, di anno in anno, crescere e maturare. A impreziosire il gruppo degli animatori anche quattro amici italiani, inviati come volontari dal centro missionario. Tra loro un amico particolare, Emilio, che già per la seconda volta viene a trovarci e con il suo stile esuberante si ambienta subito. Insomma una settimana intensa e bella.




Eppure il mio cuore spesso va a qualche giorno prima della settimana dei bambini, il mattino del dodici luglio, proprio nei giorni di formazione degli animatori, quando mi raggiunge la notizia della morte del piccolo Israel. Questo bimbo l’avevo visto nel nostro villaggio di Bangoua, con la bocca gonfia e livida e uno sguardo talmente sofferente. Avevo chiesto alla sua mamma di portarmi gli esami che aveva fatto alcune settimane prima a Agnibilekrou e il responso era chiaro, il sospetto era di un cancro alla bocca, ma per esserne certi il bimbo doveva fare controlli nella capitale Abidjan. Ma senza mezzi materiali e appoggi logistici, la mamma se n’è ritornata al villaggio. Con l’aiuto prezioso di Walter facciamo partire questo bimbo per Abidjan, con tenerezza vedo che tiene in mano una macchinina azzurra, quella che il giorno prima gli avevo regalato e che tiene stretta stretta. Israel arriva ad Abidjan in condizioni critiche, ma grazie alle trasfusioni e alle medicine soffre un po’ meno, nel frattempo i medici cercano di formulare una diagnosi. Sembra una forma di linfoma che è curabile, ma per essere sicuri bisogna fare una piccola operazione, una biopsia per sapere come trattare il suo male. In pochi giorni spendiamo circa mille euro per le cure di questo bambino, cifre che la sua famiglia di contadini difficilmente avrebbe potuto spendere. Fatta la biopsia arriva la doccia fredda: il risultato arriverà il 25 agosto. E mentre un bambino lotta tra la vita e la morte e cerchi di mettere in piazza tutte le tue forze per cercare di salvargli la vita, ti scontri contro una sanità incapace di gestire queste situazioni. Il suo linfoma probabilmente in Italia sarebbe stato facilmente curabile. La morte dopo alcuni giorni è solo la conferma di questa triste situazione.

La stessa sera della morte di Israel mi impogno di batezzare Monique. Una bimba bellissima e simpatica che da qualche settimana è in preda a terribili crisi epilettiche, è vittima di una malaria terribile e sembra non riprendersi mai. Temo sempre di imporre un sacramento ad un bambino, ma dopo tanti bimbi morti tra le mie braccia mi dico che forse questa piccola carezza di Dio se la meritano questi bimbi e che, se i genitori sono d’accordo, perché negargliela? Così nel letto del centro di fisioterapia, mentre i genitori sono venuti a prenderla per portarla di nuovo al suo villaggio dove spesso vive in condizioni igieniche pietose, ormai impotenti, dopo aver dato tutti i farmaci e le indicazini possibili, batteziamo questa meravigliosa creatura. La sua madrina è Elisa, la volontaria che per tre mesi è vissuta alla missione svolgendo il suo servizio al centro. Come sempre Elisa è forte e tenera allo stesso tempo, la prende tra le sue braccia mentre gli bagno la testa. Sa anche lei che si è “responsabili per sempre di quello che si è addomesticato”. Dopo più di un mese Monique è guarita e sta molto meglio, grazie a delle nuove cure e, forse, grazie anche a quella carezza di Dio…

Allora mentre vivo le varie iniziative per i bambini, penso che ogni vita è davvero preziosa, che ogni storia andrebbe la pena di essere raccontata, scritta e vissuta; di come ognuno dei duecentocinquanta bimbi che ho in custodia sia un universo. Ancor più mi toccano i bimbi dei villaggi, anche lì organizziamo tre giorni di animazione, spesso penso che siano davvero gli unici giorni di svago per loro e di attenzione, gli unici giorni in cui un bimbo ha il suo piatto e non deve mangiare dal piatto del fratello o dagli avanzi dei genitori. E pensi che molti di quei bimbi che incontri rischiano di restare descolarizzati per mancanza di mezzi o per ignoranza. E allora anche le bolle di sapone che gli amici italiani hanno portato possono essere un momento magico: una carezza per accompagnarli nelle tempeste della vita, che qui in Costa d’Avorio, cominciamo sempre maledettamente presto.




