Zacharie è un giovanotto che ormai abbiamo conosciuto cinque anni fa. Di origine Burkinabé, si trascina su una stampella che gli serve per camminare. Ma non sempre è stato così, ci racconta che fino alla adolescenza ha giocato a calcio e condotto una vita normale, solo una malattia improvvisa l’ha costretto a camminare con dei supporti. Ma la passione per il calcio gli è restata ed è uno degli africani con cui riesco a parlare di sport, e spesso è lui che mi precede chiedendomi delle prestazioni della mia Atalanta.
Da alcuni anni il martedì è diventato il giorno dedicato ai ragazzi disabili più grandi, Zacharie, ma anche Stephanie una giovane rimasta cieca in un terribile incidente, Yannick che cammina zoppicando e con una mano rattrapita come pure Jean Jacques che solo negli ultimi mesi si è aggiunto al gruppo. Per loro è il momento di stare un po’ insieme, Yannick si dedica allo studio dell’inglese con Walter, e poi si fanno due passi si condivide una bibita ghiacciata che non fa mai male.
Da qualche mese c’è un motivo in più per ritrovarsi, infatti in parrocchia abbiamo creato un allevamento di 5000 lumache gestite interamente da questo gruppo di ragazzi. Il desiderio è che possano imparare il mestiere dell’allevatore e avere una certa indipendenza economica. Le lumache africane sono enormi e enorme anche la loro fame. In un pollaio abbiamo sistemato decine di vecchi frigoriferi dismessi e preparate queste grandi casse con terra e foglie, in modo da poter accogliere una colonia di lumache, al posto del portellone ermetico abbiamo a predisposto una zanzariera che lascia respirare le lumache senza lasciarle uscire. Il compito dei ragazzi è quello di tenere umide le casse e portare ogni due giorni una grande quantità di foglie di verdura. Si tratta di foglie di papaya, di taro, di insalata, di cavolo, di manioca. Tutte foglie che i ragazzi cercano di trovare gratuitamente nei campi attorno alla città. Il loro impegno è davvero commovente.
Oggi Zacharie si sposa, la notizia arriva qualche giorno fa un po’ all’improvviso. Zacharie infatti ha una figlia con Stephanie, la bellissima Olivia che spesso riempie i nostri incontri del martedì con la sua simpatia. Forse da stranieri ci aspettavamo una fine un po’ diversa: un bel matrimonio tra i due disabili per poter crescere insieme la loro figlia nel rispetto e aiuto reciproco. Di fatto Zacharie era da tempo già promesso sposo di un’altra donna e l’incontro con Stephanie è stato tollerato come un momento di passaggio. Le famiglie però ora reclamano il loro matrimonio, il matrimonio con una donna musulmana come lui. Si tratta di un progetto che Zacharie ci ha sempre lasciato nascosto e di cui non ci ha mai parlato in tanti anni, ma spesso è così in Africa e anche le persone con cui hai condiviso dei momenti importanti tralasciano di spiegarti che hanno una fidanzata e che vogliono sposarti, in fondo sono solo dettagli!
Anche se l’invito mi lascia perplesso non me la sento di rifiutare, perché sento che Zacharie a noi ci tiene. Walter e Marco declinano l’invito mentre io mi incammino nel quartiere di Djoulakro, zona abitata soprattutto da stranieri e musulmani. Quando arrivo alla casa delle sposo trovo Zacharie con una maglia malconcia che ormai può servire solo da pigiama per la notte e pantaloni della tuta. Lo guardo un po’ perplesso e gli chiedo: “ma non è oggi il matrimonio?”, Zacharie sorride e mi risponde: “Si alle 9”, e sono già le nove e dieci. Mentre mi siedo e aspetto l’evoluzione della situazione vedo scendere da un taxi Stephanie. Rimango stupito della sua presenza visto che sembrava molto mortificata da questo matrimonio, ma forse è anche il segno che ha accettato questa situazione.


Dopo qualche minuto Zacharie mi affida a un “parente” vestito di viola che mi conduce alla piccola moschea del quartiere. Per entrare mi tolgo i sandali e mi ritrovo in una piccola stanza con un tappeto rosso con disegnate delle nicchie che indicano i posti dove sedersi. In fondo alla stanza per qualche strano motivo si trova una cassa da morto e dietro la cassa una parete in legno con qualche piccolo spiraglio per permettere a chi sta dall’altra parte di “spiare” un po’. Intuisco che dietro le tavole di legno si trova la moschea femminile. Mi siedo e aspetto che qualcosa avvenga, mentre attorno a me si trovano alcuni uomini, ben vestiti nelle loro lunghe tuniche dette bubu, che sgranano il loro rosario dei nomi di Allah.


Un vicino prende coraggio e mi chiede che ci faccia un bianco, evidentemente cattolico per la grande croce che porto in petto, in una moschea. Quando spiego che sono amico di Zacharie, capisce e mi ringrazia per l’aiuto che gli abbiamo dato. Dopo poco comincia il matrimonio e mi volto verso il mio vicino per chiedere degli sposi. Questo mi guarda perplesso e mi dice che gli sposi non ci sono, sono a casa, qui stanno parlando le famiglie. In effetti alcune persone, (forse gli imam) cominciano a parlare in una lingua sconosciuta, forse l’arabo o forse il djoula. Intuisco dagli “amen” dell’assemblea che in certi momenti pronunciano formule di benedizione. Nel frattempo un signore piuttosto anziano arriva con dei pacchetti di caramelle e dei datteri e ne fa un bel mucchietto proprio davanti agli imam, prima di cominciare a donarle un po’ a ogni presente, me compreso.


Esco dalla cerimonia un po’ stranito, comprendendo che il mutuo consenso al matrimonio, base del sacramento e dell’istituzione del matrimonio cristiano e occidentale non è affatto rilevante in questo contesto, di come ci si possa sposare, in assenza degli sposi, condividendo caramelle tra i differenti ospiti dell’evento e di come in fondo parole come amore, famiglia, affetto, matrimonio, possano avere un significato completamente diverso da quello che ho sempre considerato normale.
Prima di partire vado da Zacharie che ha ancora la magliettaccia da buttare, davanti a casa stanno montando dei tendoni proprio in mezzo alla strada carrabile per poter festeggiare, ma mi spiega che la vera festa sarà il sabato. Io lo saluto, dicendo che devo rientrare e penso che non ho ancora visto e conosciuto la sposa… ma in fondo salutare e conoscere la sposa del mio amico non mi sembra che sia una priorità in questo contesto tanto particolare.

