Mentre sto facendo alcune commissioni in città mi accorgo che ormai è mezzogiorno e che potrei benissimo passare al centro di fisioterapia a prendre Giulia. Oggi è il suo ultimo giorno… è arrivata poco più di un mese fa’ con don Massimo e da subito si è dedicata al suo lavoro di fisioterapista, concentrandosi soprattutto sui bambini, che anche in Italia sono la sua specialità e, da subito, ha percepito la gravità di molte situazioni. Giulia è ormai in pensione e non è facile a più di sessant’anni riaddattarsi a una realtà completamente diversa e mettersi in gioco con passione.

La situazione non è facile, ci si scontra con tanta ignoranza e tanto scoraggiamento e un’assoluta mancanza di strumenti. In più il centro in questo periodo è tutto un cantiere, e la direttrice suor Glwadys è molto distratta da tutti questi lavori di ristrutturazione. A complicare ancor di più il momento ci si mettono le feste che si avvicinano, così, in certe giornate, tutti sembrano molto più presi dal desiderio di organizzare la festa di Natale che non portare i figli alle sedute di fisioterapia. “E’ una battaglia persa!” sbotta così Giulia sfogandosi con noi una volta tornata a casa. E davvero sembra che niente possa cambiare in questo continente e che tutto debba sempre continuare come sempre, senza possibilità di riscatto. Un riscatto bloccato sicuramente dalle tante ingustizie di questo mondo, ma anche da una pigrizia fatalista che caratterizza l’africano.
Eppure qualche giorno fa’ Walter ha organizzato una comitiva verso Adzopé, una città del sud della Costa d’Avorio. Non si tratta certo di un viaggio di piacere, ma di una visita dalla neurologa che riceve in questa città a “solo” tre ore di tragitto dalla nostra Agnibilekrou. Così riusciamo a organizzare due macchine e un pullmino carico di pazienti e dei loro parenti, in totale venti visite. La dottoressa Boa accetta di ricevere tutti, e con pazienza analizza ogni singolo caso: è uno dei rari casi di competenza e passione per il lavoro che ho conosciuto in Costa d’Avorio. Anche Giulia è con noi e, dopo un mese di lavoro cerca di dare il suo punto di vista prezioso per una diagnosi più puntuale. La dottoressa Boa cerca di dare i farmaci adatti nel giusto dosaggio e di prescrivere gli esami necessari (tac, elettroencefalogramma, risonanza), ma senza esagerare, infatti in certi casi non prescrive farmaci o esami che sarebbero troppo costosi e senza benefici evidenti.



In macchina io trasporto una bimba chiamata Divine di poco più di un anno ma che non controlla minimamente il suo corpo. In queste settimane Giulia ha speso molto tempo nel cercare di darle una postura più bilanciata in modo che possa stare seduta e controllare, per quel che possibile il collo. Sono piccoli progressi, ma che per una bambina di questo tipo fanno la differenza. La mamma non sembra molto impegnata nella cura della figlia e anche questo fa’ male. Però Divine è splendida e quando la prendi in braccio ti fa’ dei sorrisi stupendi, in fondo ha proprio bisogno di attenzione. Con me c’è pure Nathan, un bel bambino paffuto che però è ipovedente e ha una grave epilessia, vive in un suo mondo parallelo ed è molto difficile interagire con lui. La mamma è molto dolce e con tanta passione cerca il meglio per il suo bambino. Al ritorno invece carico una signora di circa sessant’anni, è esausta dopo un giorno passato con sua nipote Mahelle che passa tutto il tempo a muoversi e a urlare mentre la nonna cerca di gestire questa bimba che sguscia come un’anguilla. Mi confida che sua figlia era esasperata, ma che lei non accettava di abbandonare o uccidere la bimba come richiesto dalla tradizione. “Siamo nella mani di Dio e lui decide”. Ma quanto coraggio per prendersi cura di una bambina così alla sua età.
La dottoressa Boa, rimane a visitare tutti i bimbi fino a tardi, e noi, con i genitori, restiamo a cercare di carpire qualche prezioso consiglio. A seconda della gravità prescrive una nuova visita dopo tre mesi, sei mesi o un anno. Un lavoro davvero grande per Walter!
Il ricordo di questo viaggio mi accompagna mentre mi reco al centro di fisioterapia e penso quanto sia impegnativo il lavoro con questi bambini. Trovo Giulia che sta salutando le ultime persone. In particolare è con Uriel, un bimbo che veramente ha vissuto traumi immensi e che in queste settimane Giulia ha aiutato a camminare grazie alla fisioterapia e i supporti ortopedici adeguati. E mentre lo saluta qualche lacrima le riga le guance. Saliamo in macchina. Uriel dopo i traumi subiti parla pochissimo e non sorride mai, eppure vedendo partire Giulia, tanto commossa per questo addio, alza la sua manina e… sorride. Un regalo immenso. E io penso che forse è davvero una battaglia persa, ma vale la pena combatterla, fosse anche per un solo sorriso di un bambino innocente e ferito che si sente nuovamente amato.


Grazie di questo augurio di Natale che mette in discussione i brontolamenti che anche a Natale riusciamo a fare per cose molto meno importanti. Ti auguriamo, vi auguriamo e ci auguriamo che il bambino Gesù che si prepara a portare la croce per tutti, ci renda attenti a fare il possibile perchè le buone relazioni umane, economiche, sociali rendano gioiosa la vita per tutti e le croci sopportabili perchè portate insieme… grazie ancora e un augurio di gioia e speranza anche per il nuovo anno. Ciao da Mauro
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