Lo-là

E’ la mattina di Santo Stefano e sono un po’ stanco dopo le celebrazione del Natale. In Costa d’Avorio questa ricorrenza non è festiva e quindi non è molto sentita dalla popolazione, ma i ragazzi sono a casa da scuola e per questo abbiamo pensato di inserire un’uscita per i giovani della parrocchia in modo da poter festeggiare insieme il Natale. Sono le sei del mattino e già Jaures, uno dei responsabili del gruppo giovani mi chiama. Penso subito a qualche contrattempo o a qualche acquisto dell’ultimo minuto dato che è proprio lui l’incaricato dell’organizzazione. Invece mi gela con una notizia terribile: “Moise è morto”, un giovane di soli ventiquattro anni.

La giornata trascorre molto bene e con i giovani ci rechiamo nel vicino villaggio di N’Zorekro, territorio della nostra parrocchia, a pochi chilometri dalla città. Là celebriamo la Messa e poi ci si intrattiene con musica, giochi, canzoni, danze, animazione. Come sempre basta poco a far divertire dei giovani africani, e sebbene le seduzioni del cellulare e della cultura consumistica arrivino fin qui, basta davvero un po’ di musica per far diventare un campo polveroso una pista da ballo, e basta condividere un pasto insieme per sentire un gusto famigliare. In fondo questi centocinquanta giovani riuniti sono un inno alla vita bellisimo. Però resta il gusto amaro della triste notizia, in fondo tutti sappiamo che se fosse tra noi e in buona salute, Moise sarebbe il primo a essere in mezzo alla polvere a danzare senza inibizioni.

Moise Zouzoua l’ho conosciuto come animatore della settimana dei bambini, aveva cominciato la formazione come animatore proprio il primo anno della mia presenza ivoriana. Giovane timido e riservato non si tirava indietro davanti al lavoro da fare, anzi era sempre il primo a impegnarsi in lavori molto semplici, ma necessari. Parlare non era certo il suo forte, e spesso, soprattutto davanti agli adulti balbettava terribilmente ed era davvero difficile comprendere cosa dicesse.

Memorabile fu la festa dell’Epifania del 2020 che, come ogni anno, fu celebrata sollennemente in parrocchia con tutti i bambini, essendo la giornata internazionale dell’infanzia missionaria. Tutta la giornata era preparata dai giovani animatori che gestivano la festa e l’animazione. Don Marco era arrivato da poche settimane in parrocchia e ancora non conosceva bene né la lingua, né i parrocchiani. Ancora di buon mattino qualcuno suona al campanello e affacciandosi alla porta rientra sconosolato… “C’è un giovane che non parla francese, ma una lingua incomprensibile”. Incuriosito mi affaccio pure io e mi trovo davanti il mitico Moise che mi dice “lo-la!”…Comincio a ridere conoscendo il personaggio e intuendo che la sua richiesta ha a che fare con l’acqua, appunto in francese l’eau che si legge “lo”. Dopo ulteriori sforzi capisco che vuole istruzioni perché è l’incaricato della distribuzione dell’acqua durante la giornata. Ma da allora mi prendo bonariamente gioco di lui, chiamandolo “lola”!

Per anni ha continuato a essere animatore della settimana dei bambini, e, pur non essendo molto loquace, era molto amato da tutti per la sua infinita disponibilità: era praticamente incapace di dire di no a qualcuno. Negli ultimi anni aveva lasciato la scuola e si era un po’ defilato dal gruppo animatori, aveva cominciato a lavorare come apprendista imbianchino e malgrado volesse continuare a essere presente alla settimana dei bambini, spesso era costretto a assentarsi per lunghe trasferte.

Quello che Zouzoua non riusciva a esprimere in parole, lo esprimeva con la danza ad ogni festa e ad ogni animazione. Non so dire se fosse bravo, di certo, era libero e questa libertà era sempre piacevole. L’ultima volta che l’ho visto ballare era il giorno della sua cresima a maggio 2024. Aveva appena ricevuto il sacramento si era messo con tutti i suoi compagni a danzare intorno all’altare. Era già molto stanco e malato, ma la gioia del momento era più che il dolore della malattia.

Dopo qualche giorno i familiari vengono a vederci e ci spiegano che ad Agnibilekrou hanno trovato un’insufficenza renale. Convinciamo la famiglia a portarlo ad Adzopé, una città a sud della Costa d’Avorio dove sappiamo esserci un nefrologo. Lì viene ricoverato e curato per la sua malattia. Una volta dimesso, dopo alcune settimane di ospedale, sembra stare meglio, ma la famiglia non si presenta più agli appuntamenti con il nefrologo. E’ l’inizio del lento e terribile declino di Moise. Appare sempre più sofferente e magro, ma la famiglia dice sempre che lui sta bene. Più volte ci proponiamo di prendere in carico le spese della malattia di Moise, ma la famiglia rifiuta sempre dicendo di volerlo curarlo ad Agnibilekrou. Non ne capiamo il motivo, forse perché è troppo distante l’ospedale e impegnativo curarlo lontano da casa. Forse nascondono che si tratta di un male incurabile. La motivazione data ad alcuni amici è che è stato colpito dalla stregoneria di qualcuno e quindi è ormai inutile curarlo perché la causa non è naturale, ma “mistica”. Di fatto in questi mesi Moise peggiora sempre di più, non esce più di casa, non cammina e si riduce a vivere allettato.

La vigilia di Natale mi viene un lampo: “devo passare a trovare Moise”. Con don Marco ci rechiamo da lui portando la comunione natalizia. Vederlo è impressionante, ormai è scheltrico, la sua pelle è diventata grigia e rugosa, completamente disadratata e neppure riesce a prendere un lenzuolo per stenderlo sul suo corpo e trovare un po’ di sollievo, è don Marco che lo copre come fosse un bambino. E’ contento che gli abbiamo portato la comunione e quando riceve il corpo di Cristo lo fa come se avesse ricevuto la cosa più preziosa del mondo e chiude gli occhi per gustarsi fino in fondo il momento. In quel preciso istante capisco che non lo rivedrò mai più e che quello che ha appena ricevuto è il suo viatico.

La sua morte lascia tanti giovani nello sconforto, viene sepellito alla svelta come vuole la tradizione alla morte di un giovane. Tanta rabbia risuona nel mio cuore…forse avrei potuto fare di più e imporre un ricovero! E quanto rancore nei confronti della famiglia che l’ha abbandonato…Ma forse caro Moise sei morto nel giorno del primo martire e proprio come lui sussurri a Dio ”non imputare loro questo peccato”. Ma quanta amarezza resta nel mio cuore per la morte di un giovane amico che forse poteva essere evitata. Ora vedi il Signore faccia a faccia e danzi davanti a lui… ma sono certo che mi mancherà terribilmente vederti ballare spensierato sul palco della parrocchia. Grazie Moise o …Lo-là!

Pubblicato da donlucapez

Prete dal della diocesi di Bergamo. Nato a Grosseto nel 1984. Ordinato il 22 maggio 2010. Curato dell'oratorio di Boltiere fino all'agosto del 2018. Dal novembre 2018 missionario fidei donum nella diocesi di Abengorou in Costa d'Avorio

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