Come altre decine di volte in questi giorni, papà ci chiede di metterci in posa per un autoscatto. Questa volta però ha trovato un cavalletto un po’ troppo originale: un tronco trasportato dal mare fino al bagnasciuga. Anche se il mare è particolarmente calmo, lo guardo perplesso e gli faccio presente che è un po’ rischioso. Ma papà è determinato, le onde non toccheranno la macchina. Ma proprio mentre ci stiamo preparando, l’imponderabile accade e un’onda improvvisa travolge il papà e pure la Canon si bagna per fortuna senza gravi conseguenze, mentre io e mamma ce la ridiamo. Ormai da due settimane mamma e papà sono arrivati in Costa d’Avorio per passare un po’ di tempo con me e forse non realizzo la fortuna di questo momento. François, il vecchio catechista del villaggio di Bangoua, gli accoglie con una bottiglia di vino dicendo che per la prima volta, in 56 anni di servizio, vede arrivare al villaggio i genitori di un prete missionario.
In queste due settimane non ho fatto mancare niente a papà e mamma che hanno potuto davvero vivere dei momenti unici, anche se a tratti faticosi. Nei primi giorni hanno potuto visitare il villaggio di Alikouassué, a pochi chilometri dal Ghana, dove la Chiesa cattolica è in costruzione e il tetto è stato realizzato grazie alle offerte raccolte il giorno del funerale della mia cara nonna. Così hanno potuto saggiare la proverbiale accoglienza africana con una bella celebrazione eucaristica, seguita da un solenne pasto a base di foutou e salsa con il capretto e si sono vestiti, sebbene con un po’ di imbarazzo, con gli abiti tradizionali che il parroco del villaggio ha fatto confezionare per loro.


Loro stessi si sono cimentati nel fare la spesa al mercato e poi nel preparare un buon foutou da mangiare insieme. Hanno visitato i malati e conosciuto i bambini disabili che Walter segue con passione. Hanno visitato le comunità delle suore e passeggiato per i villaggi intorno ad Agnibilekrou, con papà Sandro intento a fotografare decine di fiori tropicali a lui sconosciuti tra lo stupore attonito di decine di persone che quei fiori li hanno sempre visti, ma mai notati e mai considerati tanto importanti da meritare una foto.





Particolarmente intensa è stata la visita ai villaggi, nella casa di Bangoua, senza acqua corrente e senza rete cellulare, nella semplicità di un posto magico, ma anche nella difficoltà di lasciare ogni certezza. In quei giorni c’è stata pure l’opportunità di recarsi al fiume Comoé, uno dei principali della Costa d’Avorio che scorre proprio vicino a Bangoua e di poterlo traversare in piroga e condividere lo stile di vita di un piccolo accampamento ai bordi dell’acqua. Abbiamo celebrato l’Eucarestia per dare speranza a questi contadini che devono scontrarsi con tante povertà e ingiustizie quotidiane.






Gli ultimi giorni ad Agnibilekrou sono stati caratterizzati anche dalla visita straordinaria del Vescovo Mauricio, nunzio apostolico in Costa d’Avorio che ha accettato il nostro invito a recarsi nella parrocchia che porta il suo nome. Il Vescovo Mauricio ci ha colpito per la semplicità e l’umanità e non ha mancato di conversare amabilmente anche con mamma e papà.


Infine in questi ultimi giorni ci siamo presi alcuni giorni di stacco dalla parrocchia, senza rinunciare a vivere dei momenti intensi e pieni. Così ci siamo recati nella regione del sud-ovest, vicino alla città di San Pedro, sulla costa atlantica. Abbiamo scoperto dei luoghi magnifici, che mai avrei pensato di poter vedere in Costa d’Avorio. Abbiamo alloggiato a Grand Bereby, una splendida località turistica, ricca di spiagge selvagge e stupende, ma anche di natura rigogliosa. Ma la gita più bella è stata alla spiaggia immacolata di Monogaga, a circa venti chilometri di strada sterrata e dissestata dalla strada principale asfaltata arriviamo in un villaggetto senza corrente, nessun turista, solo gli abitanti del posto, perlopiù pescatori intenti a rassettare le reti, ed una spiaggia da sogno, con sabbia chiara e mare calmo e limpido! Riusciamo a fare il bagno tranquilli nell’oceano perché si tratta di una baia e l’acqua è calmissima, riusciamo a passeggiare un po’ ed a gustare del meraviglioso pesce fresco e pure a fare qualche autoscatto, ma non l’autoscatto sul tronco arenato nella battigia, quello è troppo pericoloso. Ma è bello accorgersi di vivere in un paese fantastico che ha delle potenzialità enormi e che non è solo miseria e tristezza, ma anche impensabile meraviglia.




Riaccompagno ad Abidjan mamma e papà con un po’ di magone perché so che mi mancheranno tanto, ma con tanta gratitudine perché davvero non è da poco a settant’anni mettersi in gioco e accettare di lasciare ogni sicurezza per un viaggio folle. E se durante la prima visita, ormai cinque anni fa, io ero arrivato da poco più di un anno ed ero ancora talmente impacciato in tutto, ora mi sento più a mio agio e sicuramente sono meno stupito delle immense contraddizioni che l’Africa ti pone sotto gli occhi e, forse, fin troppo disinvolto per chi l’Africa non la frequenta quotidianamente. Insomma lasciarsi condurre da colui a cui hai donato la vita non è mai semplice, ancor di più in un paese in cui niente è scontato. E capisco che questi giorni sono dono meraviglioso e gratuito, il regalo più bello che potessero farmi per i miei 40 anni!

