Il Dio dei missionari

Guardo e riguardo con stupore questa fotografia di una tenerezza commovente. Pur essendo molto piccolo riconosco il volto del bambino, la testa tonda e rasata, gli occhi vispi, l’abito tradizionale delle grandi cerimonie e quel filo di emozione di chi è accanto a una persona importante. Don Gianni è proprio nel fiore della sua età, con una bella barba nera, ancora in abiti liturgici e gli occhi chiusi, forse per la stanchezza dopo la celebrazione e l’imbarazzo di doversi mettere in posa per questa foto. Entrambi sono davanti all’altare preparato per celebrare la Messa. Tanti anni sono passati e quel piccolo ha conservato il desiderio di diventare “Père Gianni” quel bianco affettuoso che con la sua Suzuki rossa attraversava le strade polverose del Djuablin instancabilmente e quando si fermava nel piccolo villaggio di Siakakro, dove il suo papà prestava servizio come maestro, faceva uscire dalla sua valigetta magica, un calice, delle ampolline e del pane azzimo e grazie alla sua preghiera, alla sua presenza, e alla sua testimonianza tutti sapevano che Dio era lì in mezzo a loro.

Don Gianni e il piccolo Blaise Desiré

Il piccolo bimbo ivoriano è diventato uomo e quel desiderio di bambino due anni fa è diventato realtà e anche lui è diventato Pére … non “Père Gianni”, perché nessuno deve essere la copia dell’altro, ma Père Blaise Desiré. Oggi si ritrovano davanti a quella stessa mensa. Non siamo nell’altare improvvisato di un villaggio sperduto, oggi numerosi preti si trovano nella grande Chiesa di Saint Maurice per esprimere la loro gratitudine per cinquant’anni di cooperazione missionaria tra le diocesi di Bergamo e Abengourou, ma il mistero della presenza di Cristo è lo stesso che aveva tanto affascinato questo piccolo bimbo ivoriano. Ora Père Blaise Desiré deve abbassarsi per salutare il suo caro père Gianni… effettivamente non è molto alto neppure lui, ma don Gianni è curvo sotto il peso degli anni, ma con orgoglio è riuscito a lasciare l’Italia per rivedere ancora una volta la sua Agnibilekrou dove ha vissuto per 40 anni. Credo non ci sia simbolo più bello per raccontare questa cooperazione: la foto di un vero missionario che ha accompagnato i piccoli di questa terra ivoriana rendendoli più consapevoli di essere amati da un Dio che ha dato la vita anche per loro piccoli bimbi africani. Anche noi siamo eredi di questa storia incredibile e, a volte maldestramente, cerchiamo di annunciare con le nostre parole e con la nostra vita di questa infinita misericordia. Il Vescovo ci rassicura sulla bontà di quello che facciamo anche se non è certo che potrà continuare a inviare preti in Costa d’Avorio, ma sarebbe contento di una presenza laicale a servizio dei poveri e dei disabili soprattutto.

I due dopo trent'anni

In questi giorni siamo stati presi da un vortice di eventi e incontri ufficiali tenuti dal Vescovo Francesco per celebrare questo anniversario. Giovedì cominciamo con la visita a Tanda, la missione dove tutto è cominciato con i primi missionari, e la presenza di Don Giuseppe che era uno di questi pionieri ha reso tutto ancora più bello. Il venerdì la diocesi di Abengourou ci ha ricevuti con grande affetto alla presenza del Vescovo Boniface e di un centinaio di preti che hanno voluto onorare questi 50 anni di amicizia. Il sabato abbiamo abbandonato le grandi località lambite dalla strada statale asfaltata per entrare nelle piste polverose e recarci nel villaggio di Bangoua dove ci attendevano i cristiani dei nostri villaggi, attoniti e riconoscenti nel vedere il nostro Vescovo bianco e anziano affrontare strade veramente impraticabili per potere stare un po’ con loro. Questa domenica la festa è tutta a Agnibilekrou dove i padri missionari con i laici vivono da ormai 45 anni. Il Vescovo Francesco saluta con affetto i nostri parrocchiani che ormai conosce essendo alla sua quinta visita e le sue parole in un francese imperfetto non sono affatto di circostanza. Coincidenza o come piace dire a me coccinella… le letture del giorno parlano esplicitamente di missione: Isaia, Paolo, Pietro. Tutti indegni, ma tutti chiamati ed io che in questi giorni non ho avuto neppure il tempo di aprire il mio messalino per leggere le letture rimango stupito come la prima volta ad ascoltare come il Dio onnipotente abbia scelto di parlare a noi attraverso degli uomini fragili, ma disponibili a mettersi in gioco. Un Dio che il Vescovo Francesco non ha esitato a definire “il Dio dei missionari”.

Pubblicato da donlucapez

Prete dal della diocesi di Bergamo. Nato a Grosseto nel 1984. Ordinato il 22 maggio 2010. Curato dell'oratorio di Boltiere fino all'agosto del 2018. Dal novembre 2018 missionario fidei donum nella diocesi di Abengorou in Costa d'Avorio

Lascia un commento