Finalmente è arrivato il momento, siamo nel cortile della scuola primaria della cattedrale di Abengourou, il caldo in questi primi giorni di marzo è soffocante: le prime piogge hanno fatto incredibilmente alzare il tasso d’umidità, ma non sono riuscite a smorzare la calura, e credo proprio che sia Dio a averci donato qualche nuvola che vela il cielo per impedire al sole di abbattersi impietosamente su di noi. Solo un’ora prima il cortile era vuoto, solo qualche operaio che sistemava l’altare e l’impianto audio, sempre all’ultimo minuto come da protocollo ivoriano ed io con qualche giovane cercavo di recuperare l’acqua in sacchetti da distribuire ai bambini. Da lontano si sentono i canti e i rumori di questa orda in arrivo. I bambini giungono in processione da sette differenti parrocchie della città di Abengourou e riempiono la grande città di colori, davanti alla cattedrale tutto è bloccato e sicuramente i nostri bimbi si sono fatti notare in tutta la città.
Entrano in ordine nella Cattedrale, la chiesa madre della diocesi, che non può accoglierli tutti perché è troppo piccola, ma a gruppi sono istruiti sul senso di questa chiesa e di questo pellegrinaggio che ha visto confluire nella città i bambini di tutte le parrocchie della diocesi, alcuni hanno dovuto fare cinque ore di viaggio. Nella cattedrale si compie il loro pellegrinaggio giubilare con la preghiera, defluiscono da una porta laterale e arrivano nel cortile della scuola dove li attendo, tutti i tremila e cinquecento. Capisco che ogni piccolo spazio deve essere riempito, sfruttando ogni piccolo angolo d’ombra: sotto le tende, sotto gli alberi, nelle terrazze della scuola e più passa il tempo e più mi accorgo che lo spazio non basterà mai! Alla fine tutti però riescono a entrare nel cortile e la grande Messa può cominciare ed è già mezzogiorno.



Alcuni bambini sono stremati e si addormentano vinti dalla stanchezza e dalla calura, ma molti riescono a seguire la celebrazione. Sono arrivati il giorno prima, e per molti il viaggio è stato veramente impegnativo, le strade di campagna non sono ancora invase dal fango, che a volte rende davvero impossibile spostarsi dal villaggio, ma non mancano la polvere e i tragitti completamente dissestati. Ogni settore in cui è divisa la diocesi è stato gemellato ad una delle parrocchie della città. L’arrivo era previsto nella mattinata, ma molte delegazioni sono arrivate dopo ore, nella serata. Ogni parrocchia ha organizzato l’accoglienza in aule della scuola o della catechesi ed ha previsto la cena per ogni bambino. In ogni parrocchia qualcuno dei miei animatori ha intrattenuto i bambini con l’animazione e con una catechesi sul senso del giubileo. Io, in quanto responsabile, giravo di parrocchia in parrocchia chiedendo se le cose passassero bene, intrattenendo rapporti con i parroci e i vicari e cercando di coprire eventuali magagne. Il mio telefono era uno squillo continuo, sollecitato dagli animatori per i più differenti bisogni: l’arrivo di una delegazione non prevista, il pasto che manca, l’acqua che non c’è per lavarsi, una suora impazzita che comincia a mischiare ragazzi di diverse parrocchie negli stessi dormitori ecc… Accanto a me il fedele Matteo, giovane fisioterapista romano, che sta vivendo la sua esperienza missionaria di due mesi lavorando al centri di fisioterapia di Agnibilekrou, ma che ha accettato la sfida di venire con me in questo viaggio, in un fine settimana non certo rilassante.



Dopo due giorni di follia finalmente l’apoteosi della Messa. Purtroppo il vescovo Boniface è assente per questioni di salute, ma in questa occasione non ha mai mancato di sostenerci con dei consigli e con il sostegno economico. A rappresentarlo è uno dei suoi vicari episcopali, père René, che presiede la Messa lasciandomi predicare. Durante l’omelia presento Luce, la piccola mascotte del giubileo che nella sua semplicità ha tanto da insegnare ai bambini: siamo tutti chiamati ad essere pellegrini di speranza. E mentre la celebrazione scorre, mi sento soddisfatto e orgoglioso del lavoro svolto, non tutto è stato perfetto, ma questo sogno utopico di poter convocare per un giubileo diocesano tutti i bambini della diocesi si è realizzato. E ripenso al lavoro encomiabile di tanti amici preti che mi hanno aiutato e di tanti animatori che hanno gestito benissimo l’accoglienza e spero che questa giornata sia indimenticabile per i bambini… e poi penso che se pure i bambini si dimenticassero di questo grande incontro, sicuramente resterà indimenticabile per me.


