Pensavo che potesse essere un piccolo miracolo ivoriano. La piccola Miracle è nata un paio di anni fa’ nel villaggio di Bangoua al quinto mese di gestazione. È davvero difficile che chi nasce così piccolo, in un villaggio sperduto senza alcun presidio medico specializzato, possa salvarsi. Ma il padre e la madre hanno creduto nel miracolo e l’hanno portata in una clinica pediatrica dove è rimasta per mesi, nella sua incubatrice, sorvegliata dal personale medico. Finalmente era rientrata al villaggio dove lo attendeva un fratello più grande. Il padre e la madre sono una coppia giovane. Jean è catechista del villaggio, un giovane entusiasta che impara volentieri la catechesi e pone spesso domande per andare più a fondo. La madre svolge il suo catecumenato al villaggio e una volta conclusosi il percorso la coppia decide di regolarizzare la situazione: lei riceve il battesimo e celebra il matrimonio con suo marito Jean. Spesso la decisione del matrimonio viene procrastinata per anni, impedendo così al catecumeno di accedere al battesimo e alla comunione, si resta di fatto pagani con in mano un’attestazione di avvenuto percorso di formazione catecumenale. Ma in questo caso la coppia, pur essendo ancora giovane, accetta di buon grado di celebrare il battesimo e il matrimonio cristiano.

La donna ha avuto molti aborti spontanei e, forse anche per questo, quando la bimba nasce, decidono di scommettere su di lei. Quando la piccola Miracle arriva al villaggio tutti sono contenti che Dio abbia compiuto questo miracolo inaspettato e con commozione viene presentata alla comunità cristiana. Tuttavia non mancano i problemi, per noncuranza e per mancanza di mezzi, Miracle salta tutti i controlli che deve fare alla clinica tanto distante e arriva all’anno senza essere in grado di sedersi correttamente. In quel momento la famiglia si rivolge a noi e la indirizziamo al centro di fisioterapia per un consulto. La bambina è molto bella e molto sveglia, ma il ritardo motorio è evidente. Dopo due mesi di fisioterapia, cerchiamo di andare più in profondità e viene prescritta una tac. Malgrado alcune sofferenze al parto, il quadro non è per niente drammatico, la bimba è in ritardo a causa del parto prematuro ed ha bisogno di tantissima fisioterapia, ma potrà recuperare bene.

Siamo contenti di questa notizia e la comunichiamo ai genitori che però cominciano a nascondersi. La madre si reca al villaggio d’origine per dei funerali e piuttosto che riportarla al centro di fisioterapia la affida nelle mani di un guaritore, seguendo i “saggi” consigli della famiglia. Più volte sollecito il papà a riportarla a Agnibilekrou e ci dichiariamo disponibili a prendere in carico le spese delle cure, ma ogni volta una scusa è buona per rimandare la partenza: la bambina è malata, il viaggio ad Abidjan… La bimba sta perdendo tempo prezioso, fa male, ma come obbligare dei genitori a fare quello che non vogliono fare?
Una settimana fa arriva la chiamata di Jean che annuncia la morte della piccola Miracle. Quando mi informo di cosa sia successo la risposta è candida. “La sua non era una malattia da ospedale, ma una malattia misteriosa. Al villaggio di mia moglie le hanno dato una medicina per verificare se era un uomo, non è sopravvissuta, è segno che non era un essere umano”. Resto inorridito all’idea che questa famiglia cristiana che noi abbiamo formato, che abbiamo accompagnato nell’iniziazione cristiana fino al matrimonio e che abbiamo accompagnato nelle cure della piccola Miracle, a cui abbiamo spiegato come la sua malattia sia grave, ma curabile, possa essere tento imbevuta di paganesimo, fino a accettare di avvelenare la propria figlia. E immagino la piccola Miracle che beve con fiducia il veleno perché è sotto l’occhio vigile della sua mamma, che però la rinnega come un mostro, invece di accoglierla come una figlia in difficoltà. E penso quanto sia difficile vivere in questa terra, dove anche chi sembra più vicino a te è capace di cose tanto terribili. E infine mi immagino la piccola Miracle con gli occhi vispi, spegnersi pian piano, e immagino un ultimo miracolo, immagino che nei suoi occhi non ci sia rancore, ma fino alla fine fiducia e anche quando tutto è perduto, e lo sguardo è fisso e senza vita, nei suoi occhi resti il perdono per i suoi genitori, un perdono che io non riesco a concepire…
Ma tu Signore accogli tra le tue braccia misericordiose questo piccolo Miracolo che fino all’ultimo respiro ha avuto fiducia nella bontà della vita.
