Come tutto il mondo, anche in Africa, siamo stati sorpresi dalla triste notizia, il nostro caro papa Francesco è morto, proprio il giorno dopo la Pasqua, proprio alcune ore dopo che con un filo di voce aveva augurato buona Pasqua al mondo intero. Il messaggio “urbi et orbi” aveva davvero il sapore di un testamento di un uomo pieno di fede nella resurrezione di Gesù, punto focale di ogni azione missionaria e di ogni pace duratura.
Capisco anche che in Costa d’Avorio, il papa, per quanto sia una figura stimata e importante, è tuttavia una figura lontana. Sicuramente non ricopre lo stesso peso che Italia, dove il papa è veramente una figura centrale e ascoltata o criticata da tutti. Mi rendo conto che questo papa ha segnato buona parte del mio ministero sacerdotale, e mi ha lasciato alcuni insegnamenti indelebili: penso ad Evangelii Gaudium, stupendo manifesto di azione missionaria per la Chiesa del terzo millennio, penso alla critica mai banale di ogni clericalismo che si rinchiude nel cuore umano, penso a gesti tanto eloquenti che ci hanno mostrato misericordia e accoglienza.
Capisco che non tutti l’hanno vissuto e percepito allo stesso modo. Qui in Costa d’Avorio hanno fatto scalpore certe aperture verso gli omosessuali che non sono state affatto accettate. Spesso la sua semplicità ha lasciato perplessi gli africani. Un giovane africano deve correre dall’anziano per portare il suo bagaglio, vedere un papa che si porta la borsa da solo fa sembrare la Chiesa un’istituzione sciatta. La persona importante deve ostentare la sua ricchezza e la sua potenza anche e soprattutto con un apparato esteriore. La semplicità del vestire, il rifiuto di macchine di lusso e il richiamo a una povertà evangelica non sempre è stato apprezzato da un’Africa che vede la maggior parte della sua popolazione vivere in miseria, ma che di fondo ha il mito dell’uomo riuscito che torna al villaggio polveroso con una macchina di lusso, costruendo una villa spropositata per i suoi bisogni e che distribuisce banconote come se fossero caramelle.
Gli stessi preti non hanno compreso il suo sforzo “politico” di non considerare l’Occidente come il vero e unico cristianesimo, ma di rimettere al centro la periferia. Mi sembra che gli africani dimentichino che il giubileo della Misericordia abbia avuto inizio in Centrafrica nella capitale Bangui terribilmente segnata dalla guerra, a proprio rischio e pericolo, contro il volere di Francia e altre potenze neo-coloniali che non potevano garantirne la sicurezza e l’incolumità in quel momento. Eppure questi segni hanno davvero rimesso al centro i poveri e le periferie del mondo, proprio come ci ha insegnato Gesù.
In parrocchia abbiamo preparato un piccolo altare per rendere omaggio al papa, secondo l’usanza locale, la sua foto, una tavola semplice e un quaderno per le preghiere. E alcune persone hanno scritto il loro cordoglio e la loro preghiera.

In questi giorni è passato pure Patrice in parrocchia, si tratta di un signore sordo-muto che vive di piccoli lavori ed espedienti. Spesso passa in parrocchia per elemosinare qualche moneta, io cerco di affidargli sempre qualche lavoretto da fare prima di dargli dei soldi. È un buon lavoratore, e con il machete ci sa fare. Certo è difficile da gestire, e quando sale su un albero per potarlo… rischia di lasciare la pianta completamente pelata. Mi ricordo don Gianni che cercava in ogni modo di fermarlo mentre lui imperterrito tagliava dei rami senza sentire nulla dei rimproveri del parroco! Negli ultimi tempi è diventato più pigro, a causa dell’età che avanza e del vizio dell’alcool che lo affatica. È stato battezzato qualche anno fa, e si era pure inserito nel gruppo del servizio d’ordine della parrocchia, peccato che spesso facesse più caos dei bambini che doveva controllare e che una volta me lo sia trovato, evidentemente ubriaco, sull’altare nel bel mezzo di una celebrazione. Ieri Patrice mi chiama con i suoi versi, e mi mostra la foto del papa, mi fa segno che lui ha capito che è il capo della Chiesa, pure più del vescovo che pure in qualche occasione ha incrociato. Apre il quaderno e mi mostra con orgoglio un ghirigoro incomprensibile: è la sua dedica per papa Francesco. E penso che forse non ci sia modo migliore di ricordare il nostro caro papa Francesco che con questo segno incomprensibile, fatto da un semplice di questo mondo, una persona non perfetta, ma che ha percepito la misteriosa forza della Misericordia di Dio, quella Misericordia che Francesco ha sempre annunciato fino all’ultimo respiro.

