Oggi la tavola è imbandita di prodotti italiani, pasta al pesto e cotoletta alla milanese, ma oggi è un giorno particolare perché domani è il quindicesimo anniversario della mia ordinazione sacerdotale. Proprio per questo ho invitato a tavola due persone speciali che qui in Costa d’Avorio mi hanno sempre accolto e amato. Si tratta del mitico Maurice Koffi e di Divine. Ho un po’ di paura che dei gusti tanto diversi possano lasciare un po’ perplessi i miei ospiti. Ma dopo pochi minuti sono tranquillo, i due stanno mangiando con gusto il loro piatto di spaghetti, anzi, pur non parlando, fanno capire ben presto che la porzione un po’ misurata di pasta che gli è stata data non basta e di mettere nel piatto senza risparmiare. Non manca un po’ di vino, e poi del pecorino toscano ben stagionato e il caffè e pure l’ammazza-caffè. Nessuno si tira indietro e siamo tutti sazi.

Terminato il pranzo, Angela, volontaria fisioterapista pugliese che da più di due mesi vive con noi, propone di ballare. Così la terrazza della parrocchia si trasforma in una pista da ballo. Il cellulare non è proprio una cassa potentissima, ma ci permette di sentire la musica e di danzare: Divine saltella come un folletto e Koffi cerca di battere le mani a tempo, mentre le due mamme si scatenano. Insomma un pranzo che restituisce un gusto familiare, sebbene tanti affetti siano tanto distanti. Però sono felice di avere accanto persone che mi stimano e mi dimostrano il loro amore. Tra tutti forse i più speciali sono proprio Koffi, che ogni mattina mi attende con impazienza affinché possa amichevolmente tirargli due pugnetti sulla testa e gridargli “sei uno zucchino”, e la piccola Divine, che diventa ogni giorno più grande e che quando mi vede spalanca i suoi enormi occhi e li riempie di luce e mi corre incontro mentre io fingo di nascondermi ben sapendo che mi troverà presto.


L’indomani mi propongo per accompagnare Angela in piscina! La città è molto povera e non mancano persone che vivono veramente in situazioni abitative disastrose, ma nella stessa città fioriscono in continuazione alberghi di lusso con tanto di piscina e ristorante costoso, sono il paradosso di un’Africa con sempre più poveri e al tempo stesso sempre più ricchi. Uno di questi alberghi è proprietà di un cristiano a cui chiedo la possibilità di utilizzare la piscina per andarci con alcuni ragazzi disabili per la loro rieducazione fisioterapica. Il padrone accetta di buon grado, anche se capisco che la nostra armata Brancaleone disturbi un po’. Così ci ritroviamo in piscina con Andrea, un ragazzo operato qualche mese fa’ ai piedi e che ormai ha ripreso a camminare, Yaya, che al contrario dopo l’operazione ha avuto tante complicazioni e non riesci più a camminare e Grace, una bimba che per tutta la sua vita ha vissuto solo in carrozzella per un ritardo motorio sebbene sarebbe bastato un po’ di fisioterapia per poter muovere almeno qualche passo.
Nell’albergo c’è un gruppetto di ragazze, intente a rinfrescarsi nell’acqua e a fare video da postare su Tik Tok, ma appena arriviamo corrono a rifugiarsi al bar della piscina, perché la presenza dei disabili guasta un po’ l’immaginario dell’albergo di lusso. Yaya che non riesce più a camminare, ha vergogna di mostrarsi a queste belle ragazze sue coetanee a gattoni, così si attacca al collo e mi chiede di portarlo di peso fino alla vasca. Dentro la vasca se la cava mica male e riesce a nuotare bene. Angela ci mette un po’ a domandare l’ordine a questi giovanotti che prendono la piscina come solo svago. Ma alla fine li convince a fare i loro esercizi tanto importanti in piscina dove la forza di gravità è compensata dalla spinta dell’acqua. E sono proprio contento di poter restare un po’ di tempo con questi ragazzi, ultimi e dimenticati, e farli sentire importanti, in un bel posto. In fondo è grazie a loro e per loro che mi sono consacrato al Signore e che cerco, a volte con stanchezza e fatica, di rimanere fedele alla mia missione.



