La settimana dei bambini è appena finita, il cortile è stranamente silenzioso dopo sette giorni di musica assordante, di chiasso, di urla, di giochi, di parole… resta il piazzale della parrocchia vuoto e polveroso appena inumidito dalla pioviggine di questa sera. Una pace che davvero era desiderata, dopo un periodo tanto intenso. La settimana dei bambini è un centro estivo che ormai è arrivato alla sua diciottesima edizione. Quest’anno, come ogni anno, più di duecento bambini vi hanno partecipato. Come in Italia, una quarantina di adolescenti e giovani si sono messi a disposizione come animatori per permettere ai bambini di vivere una settimana speciale, poi Edouard, il nostro catechista ha curato la logistica, Walter gli atelier e le mamme con delle marmitte immense hanno preparato il pasto per tutti.




Duecento è un numero grande, ma anche piccolo se si considerano i bambini che vivono in città, però non sempre e non tutti gli anni i genitori possono iscrivere i loro figli. La partecipazione è meno di quattro euro, e ogni giorno la parrocchia assicura un pasto caldo e abbondante oltre che la possibilità di vivere delle belle attività come tornei, atelier e uscite sul territorio, tuttavia per molti genitori questo è un lusso che non ci si può permettere sempre. Il mio desiderio è che ogni bambino possa sentirsi a suo agio, accolto e un po’ coccolato in questa esperienza più unica che rara in Costa d’Avorio. A volte è tanto difficile pensare che ogni storia è preziosa, che ogni bambino è un mondo unico da conservare e che la vita è importante, sempre. In questi giorni mi sono ritrovato a pensare a Moise, animatore della parrocchia tragicamente morto per un’infezione che poteva essere curata, davvero la vita è appesa a un filo soprattutto qui in Africa. Con alcuni dei suoi amici abbiamo deposto l’uniforme d’animatore sulla sua tomba, non scorderemo mai il suo sorriso.




Ad assistere a questa settimana ci sono anche quattro ospiti venuti dall’Italia e capisco quanto sia difficile per loro inserirsi in questo grande caos. In questi anni abbiamo cercato di integrare nella settimana dei bambini anche alcuni bimbi con disabilità, anche questo è un traguardo bellissimo, in una società che tende a condannare e emarginare il diverso. Walter, con l’aiuto dei volontari italiani, segue i differenti casi. Con loro, anche per i nostri ospiti, tutto è più facile, non c’è nemmeno bisogno di parlare, basta uno sguardo e una carezza. Allora è commovente vedere la piccola Divine, indiscussa mascotte della parrocchia, sedersi tranquilla con gli altri bimbi e, seppure con i suoi tempi, vivere le stesse attività. Ed è ancora più bello vedere una sua compagna di squadra prenderla per mano per metterla in fila con tutti gli altri quando lei è un po’ disorientata. Alla fine della settimana è proprio la sua squadra a vincere il trofeo della settimana, e forse anche questo è un messaggio importante, il diverso non necessariamente ti rallenta, ma ti può dare una marcia in più, non solo nel gioco, ma anche nella vita. E pure Divine, dopo un momento di straniamento, mentre i suoi compagni di squadra esultano, sale sul palco e comincia a saltellare come un folletto tutta contenta!



Nel mezzo della settimana dei bambini, mi reco al funerale del prete più anziano della diocesi: père Mathieu N’doli. In Costa d’Avorio il clero è giovane, e i preti anziani sono pochi e molto rispettati, père Mathieu è arrivato a novant’anni ed è sempre stato guardato con ammirazione dal clero locale. In particolare è stato sempre apprezzato il suo talento musicale, è stato lui a comporre molti cantici in lingua agni che si eseguono ancora nell’assemblea, inculturando così il Vangelo in terra ivoriana. Il funerale di una persona anziana è sempre visto come una festa ed un’occasione di ringraziare Dio, la naturale chiusura di un cerchio. Così il funerale di père Mathieu si trasforma in una danza: dopo la comunione, la corale intona uno dei suoi cantici e alcuni preti, si stringono attorno alla cassa danzando mischiando lacrime di gioia e di tristezza. Il testo della canzone altro non sono che le beatitudini e pare che père Mathieu avesse composto questo canto in un momento di sconforto particolare e di incomprensioni. Beati i poveri, beati gli ultimi, beati i sofferenti e gli sconfitti in questa vita… e penso che è la beatitudine di Divine, ultima di questa terra ma vincitrice, e spero che sia la beatitudine di quel animatore che ha potuto riscattare alla settimana dei bambini un anno scolastico deludente, o di quel bimbo che si è sentito amato da qualcuno e spero che sia pure la beatitudine di Moise nel momento della sua morte perché in fondo la vita è una danza in cui si mischiano lacrime di gioia e di tristezza per riscoprirsi semplicemente e evangelicamente beati!


