Il rientro in Costa d’Avorio è stato subito intenso, ormai un nuovo anno pastorale è alle porte e tutte le attività sono da mettere in cantiere, il calendario è ancora da preparare e gli incontri non mancano. In fondo sono un po’ sempre le stesse cose, ma quest’anno, in questa routine, ritrovo una familiarità bella che mi fa’ sentire a casa pur avendo lasciato alle spalle la mia famiglia e tanti affetti. Eppure non mancano le novità, con me viaggia Beatrice giovane e dinamica psicomotricista che starà con noi per i prossimi mesi affiancando Walter. A novembre arriverà un altro gruppo di collaboratori: Sara, una psicomotricista che resterà per ben otto mesi e Giulia e Riccardo due fisioterapisti.
Anche se la prima novità, sebbene già annunciata da alcuni mesi, mi lascia un po’ di triste nostalgia. Suor Anna, ultima suora italiana delle Poverelle in Costa d’Avorio, rientra definitivamente in Italia. Io arrivo in Costa d’Avorio proprio il giorno del suo saluto, purtroppo il volo è stato ritardato di un giorno e non riesco a partecipare alla Messa celebrata in parrocchia a Saint Maurice in suo onore. Arrivo esausto dal viaggio proprio mentre ci si appresta a tavola per il pranzo in suo onore.


È una festa semplice, ma ricca di riconoscenza. Infatti insieme al saluto, si celebrano i cinquanta anni di missione di suor Anna. Era arrivata in Costa d’Avorio come giovane suora nel lontano 1975. Allora le suore avevano aperto una casa da appena un anno nella regione del sud, nella città di Aboisso, a lei era toccato di aprire una nuova casa a Mafferé. Per anni si era impegnata con entusiasmo nell’evangelizzazione della Costa d’Avorio, mai dimenticando il carisma di san Luigi Palazzolo di essere là dove nessuno vuole andare: il catechismo, la visita ai villaggi, la vicinanza a tutti soprattutto ai giovani. Dopo un po’ di anni in Costa d’Avorio ha continuato la sua missione in Congo, evangelizzando le periferie di Kinshasa, ricordava sempre con affetto anche questa missione congolese. Infine era tornata in Costa d’Avorio nella missione di Agnibilekrou.
Da buona suora delle Poverelle non si è mai risparmiata per il Vangelo e per i poveri. Non aveva qualifiche particolari quindi, non essendo infermiera, il suo servizio non era dedicato al dispensario, ma alle attività della parrocchia. Aveva notato che pure in città molti bambini restavano descolarizzati, non avevano l’opportunità di andare a scuola e passavano la giornata andando al campo oppure impegnati in piccoli lavoretti o peggio bighellonando. Per questo aveva chiesto ai padri missionari di Bergamo di aprire una scuola speciale nelle aule della parrocchia. Cominciò a radunare bambini ormai grandi, spesso rifiutati dalle scuole pubbliche a causa dell’età avanzata, e con l’aiuto di alcuni maestri li scolarizzava gratuitamente. Nella scuola chiamata passerella c’erano solo due classi che però permettevano a certi allievi di recuperare il gap con gli altri bambini e di potersi iscrivere poi alla scuola pubblica per continuare gli studi. Durante la festa di suor Anna uno spilungone ivoriano si avvicina a lei che lo abbraccia teneramente, mi spiegano che è un alunno che ormai sta frequentando l’università in capitale, simbolo dei tanti bambini che grazie alla suor Anna e alla scuola hanno potuto avere un riscatto. Spesso i bambini venivano dai quartieri musulmani, dove i genitori immigrati non potevano permettersi l’iscrizione a scuola che, pur essendo pubblica, richiede tanti contributi economici da parte dei genitori. In un paese diviso in etnie e differenti credi religiosi, la scuola passerella è un bel esempio di amicizia e integrazione.

Ma non solo la scuola è stata la missione di suor Anna, anche la catechesi e la formazione umana e religiosa, pure la gestione del centro di spiritualità “beata Anuarite”, aperto sempre a tutti e poi la passione per l’orto e gli animali del pollaio con i quali aiutava il sostentamento della comunità. Insomma una vita piena, ma arrivati gli 86 anni, ha dovuto a malincuore lasciare la sua amata Africa, le gambe erano ormai affaticate e il corpo disobbediva all’entusiasmo missionario che non era meno dei primi giorni.

Prima di lasciare definitivamente Agnibilekrou per prendere l’aereo per l’Italia, viene a celebrare un’ultima volta nella sua amata comunità. Finita la Messa le vado incontro e mi accorgo di cominciare a piangere come un bambino. Mi sussurra alle orecchie che la mia missione con i giovani è importante e preziosa e anche se sembra inutile di continuare a seminare, spero di non tradire questi consigli preziosi. Certo, nei momenti di sconforto, mi mancherà tanto vedere questa vecchia suora attraversare il cortile per andare dai suoi bambini e vedere il suo sorriso sempre così radioso, ma penserò che anche dall’Italia ci pensa e prega per noi e questo mi darà nuovo slancio. Grazie suor Anna!
