Questa sera è una serata particolare, in questi giorni la città è particolarmente tranquilla. Si sono appena svolte le elezioni e le persone non escono molto volentieri di casa. Il ricordo per molti va a quindici anni fa’ quando il voto si trasformò in una guerra civile con centinaia di morti. Ora il presidente in carica per la quarta volta e ormai ha più di ottant’anni ha deciso di presentarsi e ha eliminato ancor prima del voto tutti gli avversari credibili. Agli ivoriani non resta che accettare questa tornata elettorale falsata, ma il timore di disordini e proteste represse con la violenza resta.
Ma stasera, malgrado tutto si esce a poche centinaia di metri dalla parrocchia dove da un paio d’anni sorge un piccolo orfanotrofio gestito da un ong locale. La presidente dell’organizzazione si chiama Marie Louise ed è davvero una mamma Africa. Il volto sereno e disteso, il sorriso sempre accogliente e il fisico statuario, quando Malù (così si fa chiamare) ti viene incontro e ti abbraccia subito ti senti accolto dalla sua morbida presenza e sicurezza. Da alcuni anni ha cominciato a accogliere casi sociali nella sua casa, bimbi abbandonati dai genitori o bimbi gravemente trascurati che il servizio sociale le ha affidato. Oggi tutti noi missionari siamo invitati speciali da loro. I bimbi ci accolgono con un abbraccio caloroso e poi i più grandi cominciano a sistemare la tavola e a richiamare i più piccoli. Non sono molti bambini, ma tutto è pulito e ben organizzato e si respira clima di casa. Malù ha preparato dell’ottimo pesce alla griglia e del pollo con dell’attieké e con la banana fritta e non ci si può tirare indietro davanti a tutto questo ben di Dio. Oggi si festeggia un evento particolare, il ministero della protezione del bambino ha riconosciuto ufficialmente l’orfanotrofio che ormai può operare con l’appoggio dello stato ivoriano. Non credo che a livello economico ci sia un grande sostegno, ma c’è la soddisfazione di aver adempiuto a certe regole, di aver lavorato e che il lavoro sia ormai ufficialmente riconosciuto.

Tra i bimbi ci sono alcuni che ormai sono habitué della parrocchia. Penso a Etienne che frequenta la scuola che si trova nel nostro cortile, spesso però cerca di svignarsela e di uscire dalla classe per restare a vagabondare o a fare dispetti nel cortile. La sua è una storia famigliare terribile, originario del Togo, suo padre è un bracciante che lavora in un villaggio a pochi chilometri da Agnibilerkou. Etienne ha delle crisi epilettiche, ma per ignoranza e mancanza di soldi invece che essere curato viene abbandonato in una stanza dove è lasciato nella speranza, neppure troppo nascosta, che possa togliere il disturbo. La pelle infetta e piena di piaghe a causa di dermatiti e allergie, affamato e sporco è così che lo troviamo e capiamo presto che questo bimbo non ha speranza di vita senza una nuova famiglia. Per questo ci rivolgiamo a Malù che accetta di buon grado Etienne che continua a essere un bimbo particolarmente vivace e problematico, ma che ora ha finalmente una famiglia.

Sul pavimento della casa vediamo gattonare il piccolo Moise. Purtroppo non riesce ancora a camminare, ma abbiamo fiducia che con le cure e la riabilitazione presto possa riuscire a stare in piedi e muoversi normalmente. Proprio questo ritardo è stata la sua condanna, i genitori vedendo il figlio disabile lo hanno abbandonato dopo l’anno di vita in uno stagno. Secondo le antiche credenze ancora tanto radicate questi bambini non sono esseri umani, ma serpenti che una volta lasciati in natura ritornano al loro stato naturale, in caso contrario la maledizione si abbatterà sulla famiglia. E in questo stagno, viene ritrovato il piccolo in condizioni igieniche e sanitarie critiche. Dopo le prime cure il servizio sociale lo affida a Malù che con il nostro aiuto se ne occupa anche per la riabilitazione motoria. Il piccolo viene chiamato Moise, proprio come il personaggio biblico che ancora bebè viene salvato dalle acque del Nilo. Adesso Moise ha una mamma ed è bello vederlo sprofondare nell’abbraccio della corpulenta mamma adottiva con quella fiducia di sapere di essere finalmente di qualcuno.

E allora, mentre i grandi della terra si spartiscono il loro potere e i loro soldi sporchi di sangue, in una piccola cittadina africana, in semplicità, c’è un posto dove si cerca di ridare la dignità perduta a ogni bambino. E forse, malgrado tutto, si dona speranza in un mondo di disillusioni.

