Maria Elsa

In questi giorni sono al villaggio per la pastorale, ormai abitualmente ci rechiamo nel nostro villaggio di Bangoua a più di 50 chilometri per assicurare almeno una Messa mensile, per confessare, per visitare i malati, per dare un segno di vicinanza a questi parrocchiani tanto lontani e per dirimere le questioni che nascono in questa comunità e nelle comunità più piccole che gli stanno attorno. Però è sempre un’occasione particolare: al villaggio si rallenta, si ha l’opportunità di riposare perché quando tutti sono ai campi e nel paese restano solo vecchi e bambini hai tempo per studiare, leggere, pregare; e infine al villaggio non mancano incontri imprevedibili e stravaganti che ti ricordano quanto l’Africa sia bella e pure quanto sia spietata.

In fondo per me sono giorni di bilanci, proprio il 17 novembre di sette anni orsono, partivo per la mia missione africana, sette anni che sembrano volati o che sembrano un’eternità… non saprei dire. In queste ultime settimane abbiamo ricevuto la visita del direttore del centro missionario, don Massimo che è venuto con un bel gruppo di ospiti. Infatti sono arrivati due fisioterapisti, Riccardo e Giulia, che presteranno servizio al centro di fisioterapia fino alla fine dell’anno e Sara, una psicomotricista che lavorerà a stretto contatto con Walter per otto mesi. Con don Massimo è stato bello ricevere anche don Alberto Maffeis, confratello sacerdote di Bergamo, che è stato mio professore di Bibbia ai tempi del seminario. La visita di un prete è sempre bella perché ti ricorda che esprimi la missionarietà di tutta una Chiesa e ti fa’ sentire accompagnato e custodito in questa missione. Infine con don Massimo è venuto Edoardo, consulente della diocesi e della fondazione Angelo Custode, realtà diocesana che si occupa da anni della disabilità.

I giorni di visita sono stati particolarmente intensi e ricchi di incontri per dare prospettive alla missione bergamasca. Infatti il vescovo Francesco con la sua visita a febbraio per il cinquantesimo della cooperazione tra la chiesa di Bergamo e quella di Abengourou, ha espresso tutta la gratitudine per questa storia che desidera possa continuare anche non necessariamente con la presenza di sacerdoti. In particolare l’attenzione ai disabili che si è sviluppata in questi anni soprattutto anche grazie alla presenza di Walter vorrebbe essere rafforzata e ufficializzata. Sono state allora giornate ricche di incontri con associazioni che si occupano di disabilità, con il vescovo, e le autorità civili competenti per poter capire la forma migliore per operare in un paese africano con regole e tradizioni a volte tanto differenti. Grazie anche all’esperienza e competenza di Edoardo abbiamo ora le idee più chiare e speriamo di poter procedere alla costruzione della casa d’accoglienza per bimbi disabili in pochi mesi.

Sono tutti pensieri che affiorano adesso, mentre sono più tranquillo, dopo settimane di visite e di incontri pastorali. Che poi, sono importanti i progetti, sono importanti i protocolli e sono importanti le intese tra diocesi e autorità locali, ma qui, nella tranquillità del villaggio riscopro anche la freschezza di incontri semplici e genuini che in fondo sono l’essenza di quello che facciamo. Così, nella calura del meriggio è un bambino che passa da casa mia con la sua bici sgangherata e vestito con una vecchia maglietta della nazionale ivoriana tutta strappata. Gli chiedo perché non sia a scuola e con tutta semplicità mi risponde che suo papà non l’ha mandato a scuola e che ora deve lavorare al campo, non credo che arrivi ai 10 anni. Non ho niente da offrirgli se non un sacchetto di acqua fresca, ma sembra già tanto contento. Poco dopo mi raggiungono due sorelline, anche loro sono venute a vedere l’uomo bianco e mi guardano con un misto di curiosità e timore. Loro sono con l’uniforme scolastica, ma quando chiedo perché non siano a casa durante la pausa prima di riprendere le lezioni pomeridiane, mi rispondono che a casa non c’è nessuno e non c’è niente di pronto da mangiare. Nel paniere che mi è stato portato con il mio pasto rimangono pochi avanzi del mio pranzo, non è molto l’attieké rimasto, ma almeno potrà sostenerle un po’ nel pomeriggio ancora tanto lungo. Negli occhi dei bimbi leggo tanta gratitudine. Anche per così poco, è la magia dei bambini africani, è la magia dei poveri.

Mi sovviene un altro incontro stravagante. Quando veniamo al villaggio dedichiamo sempre un po’ di tempo alle confessioni, spesso la gente si confessa in lingua Agni e a me non resta che provare a capire qualche parola, accogliere con un sorriso e dispensare il perdono di Dio che forse è ancora più incomprensibile dell’Agni quindi… L’altro giorno un’anziana signora viene a confessarsi e mentre snocciola i suoi peccati in Agni il mio sguardo cade sulla medaglia che porta al collo che ha qualcosa di familiare. Osservo ancora più attentamente e con stupore mi accorgo che si tratta dell’immagine di una delle eroine preferite di mia nipote: Elsa di Frozen. Attonito guardo il volto della penitente, pensando di non essermi accorto di parlare con una ragazzina, ma mi accorgo che è proprio una persona anziana a parlarmi e finalmente mi accorgo che porta pure degli orecchini in pendant con la collana. Da buon occidentale saputello, sto per scoppiare a ridere, ma mi accorgo con quanto orgoglio porti questi segni, evidentemente è convinta che siano delle immagini della Vergine Maria. Rischio di disprezzare questa ingenuità, ma quanta dignità in questa anziana persona che non si vergogna di mostrare il suo amore per la mamma… E che importa se ha sbagliato immagine, sono certo che in cielo la sua preghiera è arrivata diritta a chi di dovere: “io ti assolvo dei tuoi peccati…”

Pubblicato da donlucapez

Prete dal della diocesi di Bergamo. Nato a Grosseto nel 1984. Ordinato il 22 maggio 2010. Curato dell'oratorio di Boltiere fino all'agosto del 2018. Dal novembre 2018 missionario fidei donum nella diocesi di Abengorou in Costa d'Avorio

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