Abbiamo cominciato la preparazione ormai mesi fa, con quattro incontri di formazione per gli animatori su tutto il vastissimo territorio della diocesi. In queste sedute abbiamo cominciato a parlare dell’organizzazione, di come si svolgerà questa giornata e di quale sarà il tema da sviluppare. Si è pure formata una commissione settoriale dei bambini con il compito di tenere le fila per poter organizzare l’incontro. Le ultime settimane sono state frenetiche, per contare e dividere i foulard, per comprare biscotti e caramelle, per cercare di avere un numero un po’ preciso d’iscritti, cosa tanto difficile in questo paese ivoriano in cui programmare non è certo il verbo che va per la maggiore.


Finalmente arrivano le giornate dei bambini tanto attese. Il sabato si troveranno quattro settori della diocesi, la domenica gli altri quattro. Nella vasta diocesi di Abengourou negli ultimi 15 anni i responsabili dei bambini sono sempre stati preti bergamaschi, prima don Massimo, poi don Marco e adesso io. Questa giornata nei settori non è affatto una novità, si è sempre tenuta, ma il prete responsabile era sempre presente con una squadra di una quindicina di animatori di Agnibilekrou che preparavano il tutto. Quest’anno le giornate sono in contemporanea e per ragioni più che evidenti il responsabile non può essere ovunque ed ho delegato alcuni animatori di fiducia per dare una mano nei differenti settori, ma quest’anno buona parte dell’organizzazione toccherà agli animatori e ai preti che sono in loco. In fondo anche questo è missione, scoprire risorse inaspettate nei miei confratelli e nei laici africani e a volte sorprendersi di un rigore e di una precisione non comuni.



Così nella prima giornata mi ritrovo a celebrare l’incontro dei bambini nella piccola cittadina di Niablè ai confini con il Ghana. Non ero mai stato in questa parrocchia e scopro con sorpresa degli spazi meravigliosi, un cortile splendido con un pratino all’inglese appena ingiallito a causa della siccità di questi mesi. Non sono molte le parrocchie di questo settore e alcune ignorano completamente l’evento, ma le quattro parrocchie partecipanti formano un nutrito gruppo di più di quattrocento bambini, un gruppo ancora facilmente gestibile, ma bello entusiasta e rumoroso!
L’indomani sono a Tienkoikro, un villaggio del nostro settore di Agnibilekrou. Qui i bambini sono circa mille e seicento, ma devo dire che père Alain Guillaume, giovane prete vicario della parrocchia, mi ha stupito con un’organizzazione encomiabile. I bambini arrivano a frotte, a volte su dei pullmini scassati, altri stipati sul cassone di un camion, altri ancora a decine sulla cassa del moto taxi… e penso che davvero Dio ami l’Africa per impedire incidenti che sarebbero mortali. I bimbi sono accolti nel cortile della scuola dove si svolge una piccola catechesi. Poi, al momento stabilito, quando ancora qualche delegazione sta arrivando, i bambini si spostano in un lungo corteo fino al cortile della Chiesa, in un campo d’anacardi alla cui ombra celebreremo la Messa.



Quando finalmente siamo seduti mi accorgo che si tratta di una folla immensa, la Messa sta per cominciare, oggi soffia il vento secco del nord, l’harmattan, il vento del deserto che porta un’inaspettata e provvidenziale frescura, e mi sento molto contento di quanto fatto e di quanto il Signore ha benedetto il nostro lavoro. Durante la Messa chiedo ai bambini di prendere il loro foulard. Quest’anno non sono stati confezionati della tipica forma triangolare, ma rettangolari con dei legacci alle due estremità superiori, in realtà il foulard altro non è che un grembiule, quel grembiule che Gesù mise il giovedì santo per lavare i piedi dei suoi discepoli, quel grembiule che Gesù non si levò più. Il tema dell’incontro è “Siate a servizio gli degli altri”, e il Vangelo della lavanda dei piedi ci racconta al meglio questa attenzione. Mi torna alla mente la mattina, durante la colazione, mentre spiegavo ad un volontario italiano il programma della giornata e dicevo che il racconto della lavanda dei piedi sarebbe stato centrale nella catechesi e nella Messa. Colgo nel suo sguardo un po’ di smarrimento e capisco che non è molto ferrato sul tema e gli chiedo “conosci il racconto della lavanda dei piedi?”. E lui “Si immagino che Gesù si sia fatto lavare i piedi dai suoi adepti”. Già… chi potrebbe pensare il contrario? Io forse che fin da piccolo ho celebrato il giovedì santo guardando il caro don Isacco già un po’ attempato chinarsi sul mio piede di bambino per lavarmelo con cura, ma esiste qualcosa di più rivoluzionario del Figlio di Dio che lava i piedi ai suoi discepoli? Esiste qualcosa di più incredibilmente assurdo? E mentre i bambini spostano il loro foulard dalla testa alla vita, facendolo diventare un semplice grembiule, mi dico che quel gesto è responsabilità enorme, perché “chi non vive per servire, non serve per vivere”: assurdità della Misericordia di un Dio servo.



