Per una scatola di sardine…

All’inizio mi guarda con fare circospetto, ma mi avvicino e sembra non protestare… poi mentre è ancora tra le braccia della mamma comincio a accarezzarla e poi si lascia prendere tra le mie braccia e si lascia condurre da me. Mawa da qualche settimana vive al centro di fisioterapia, ma nessuno è ancora riuscito ad avvicinarla, con i terapisti urla disperata anche per via del colore della pelle, ma non sopporta neppure gli ivoriani. È una piccola bambolina, con due occhi grandi color liquirizia bagnata e un corpicino piccolo e magro. Ma il suo più grande problema sono quelle gambette minuscole che non riescono assolutamente a sostenere il suo peso, seppure sia tanto gracile. Anche i terapisti guardano le sue lastre meravigliati e rassegnati: non hanno mai visto qualcosa di simile. Per aiutarla ci vorrebbe uno specialista ortopedico pediatrico, ma dove trovarlo in Costa d’Avorio? Forse in capitale, ma la piccola Mawa vive in un villaggio sperduto, settima figlia di una famiglia poverissima.

Vista la sua incapacità di camminare e muoversi correttamente, Mawa ha sviluppato un attaccamento simbiotico alla sua mamma e proprio per questo nessuno può avvicinarsi senza che lei urli disperata. Quel giorno mi ero avvicinato per scherzo, quasi per gioco, e con meraviglia, mi sono accorto che invece, per qualche strano dono della Provvidenza, Mawa si fidava proprio di me. Tutti mi guardavano stupiti mentre Mawa restava tra le mie braccia ancora sotto lo sguardo vigile della mamma, poi piano piano c’eravamo allontanati per esplorare il centro di fisioterapia e divertirsi un po’ con i giochi didattici proposti dal centro. Dopo un bel momento passato insieme avevo riportato Mawa dalla sua mamma.

Erano le vacanze di Natale e, finito il tempo natalizio, Mawa era tornata al villaggio con la mamma, aspettando l’arrivo di alcuni ortopedici italiani che operano gratuitamente alcuni casi complicati per conto dell’associazione Padre Pio. Volevamo consultarli per capire se Mawa potesse essere operata per cercare di avere una vita normale. Quando abbiamo saputo dell’arrivo dei medici, Walter ha convocato la mamma dal villaggio e le ha offerto il trasporto per andare all’appuntamento a Bonoua a più di 300 chilometri di distanza, Walter li avrebbe raggiunti in loco con altri bambini. Una volta arrivati, i medici si accorgono che la bambina non sta bene, le analisi lo confermano immediatamente, una malaria severa. Walter mi chiama preoccupato, sembra che da giorni la bimba non stesse bene, ma gli ivoriani affrontano la vita con un illusorio “andrà tutto bene”, sempre e comunque.

Mawa è trattenuta in ospedale, ma la situazione è critica: malaria forte, malnutrizione e anemia la conducono in poche ore alla morte. Walter ci chiama davvero scosso: quello che doveva essere un viaggio di speranza diventa il suo ultimo triste viaggio.

In questi giorni celebriamo la Pasqua ed è sconvolgente vedere come Gesù abbia attraversato la morte, non come incidente di percorso, ma come scelta di redenzione. La morte vince la vita,  la vita fragile, dolce e delicata di Mawa, la vita mi migliaia di persone vittime di guerre, la vita di tanti bambini malati e di persone di buona volontà… ma questa croce sussurra con speranza: la morte vince la vita, è vero, ma l’amore è più forte della morte.

L’altro giorno, un po’ sovrappensiero, attraversavo il cortile della parrocchia quando il mio amico Koffi sbuca inaspettato perché a causa del buio non l’avevo neppure notato. Entusiasta come al solito mi corre incontro, in effetti erano passate ore dal nostro ultimo incontro, ma era tornato per salutarmi e mostrarmi una scatola di sardine. Lo saluto e pensando di cogliere il suo pensiero prendo la scatola e cerco di aprirla, ma Koffi, che non sa parlare, ma si fa capire, mi blocca: quella scatola non è per lui… ma è il suo regalo per me! E mi commuovo perché la morte ci toglierà tutto, ma non mi toglierà mai quel gesto di fiducia di Mawa che si lascia cullare tra le mie braccia, la morte mi lascerà nudo, senza più niente, solo con la mia scatola di sardine…e a me sembra di già tutto!

Pubblicato da donlucapez

Prete dal della diocesi di Bergamo. Nato a Grosseto nel 1984. Ordinato il 22 maggio 2010. Curato dell'oratorio di Boltiere fino all'agosto del 2018. Dal novembre 2018 missionario fidei donum nella diocesi di Abengorou in Costa d'Avorio

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