Mi piace la lasagna e poi mi piaci tu!

Entro nella sua casa con un po’ d’imbarazzo, in Africa raramente mi capita di entrare nella casa di qualcuno, è più facile essere accolto nel cortile o in una terrazza o incontrarsi all’aria aperta. La casa è il luogo dove dormire e poco più, non quel luogo d’incontro e di scambio e d’inviti reciproci che è per molti italiani. L’appartamento consiste in una piccola terrazza e in una stanza dignitosa con il pavimento in cemento, una tavola piena di sacchi e una stanzetta attigua che dovrebbe servire da doccia, ma l’acqua non è stata allacciata e intanto funge da dispensa-magazzino. La stanza non è stata pitturata, c’è solo un sottile strato d’intonaco e un plafone di legno a separare l’abitato dal tetto in lamiera. La cucina è all’aperto, in terra battuta è stato fatto un focolare dove accendere il fuoco per cucinare il cibo. Alla fine di una serie di appartamenti, si trovano delle docce, naturalmente senz’acqua che deve essere presa al pozzo poco distante. Qui abita Suzanne con la sua figlioletta disabile Divine. E in fondo credo che per molti ivoriani la casa non sia molto diversa e lussuosa.

Suzanne è una donna semplice, mi confida che è andata a scuola qualche anno, ma che non ha imparato niente e per questo ha cominciato subito a lavorare. Orfana di padre e di madre è stata di volta in volta ospite di qualche parente, senza mai nessun vero aiuto nella vita. Forse rimasta incinta ha sognato una vita contenta e normale, con un marito e dei figli, ma la sua figlioletta Divine tarda a camminare e non si comporta come gli altri bimbi e il papà prima le impone di sbarazzarsi di lei e di fronte al rifiuto di Suzanne le abbandona. Una donna semplice, analfabeta che però ha avuto la forza di crescere da sola la sua figlia disabile e nei suoi occhi leggi tutta la fierezza dell’essere mamma della sua Divine.

Oggi grazie ad un regalo di un’amica italiana Suzanne e Divine dormiranno finalmente in un letto! Qualche anno fa le era stato regalato un materasso, ma credo che su di un letto forse non abbia mai dormito. Quando le chiedo se la cosa le potesse far piacere Suzanne comincia a saltare come una bimba e il suo bel volto si apre in un sorriso di una tenerezza disarmante.

Carico il letto sulla nostra camionetta e con il falegname Jaures, un giovane della parrocchia, ci rechiamo a casa di Suzanne per montarlo. Ad accoglierci è Divine, da prima un po’ perplessa nel vedere una macchina arrivare fino a casa sua dove è raro che arrivino veicoli. Quando però mi vede scendere dalla vettura mi saluta con il suo tipico “Eu” e mi corre incontro, poi arrivata a pochi passi da me rallenta e mi guarda con circospezione, allora anche io mi giro e faccio finta di non vederla, ma le porgo una mano furtiva dietro la mia schiena, allora mi prende per mano e la nostra quotidiana danza di saluto si scioglie in un abbraccio: ogni giorno così.

Anche Divine vuole aiutarci a scaricare il camioncino e si attacca alle assi che sto portando intralciando il cammino, ma credo che sia bello che possa sapere di aver dato il suo contributo. In poco tempo Jaures sistema il letto sotto lo sguardo attento di Divine. E sopra il letto sistemiamo la zanzariera, anche questo accorgimento non è da poco per una bimba fragile che quest’anno ha avuto già più volte attacchi di malaria molto severi che l’hanno debilitata parecchio. Speriamo che anche grazie a queste attenzioni possa stare meglio.

Visto che è mezzogiorno e che oggi sono a casa da solo invito l’allegra combriccola in casa parrocchiale, il nostro cuoco Justin ha preparato le lasagne ed è un piatto che gli esce particolarmente bene. Tutti sono un po’ incuriositi da questo cibo italiano che nessuno ha mai mangiato, ma tutti, dopo averle assaggiate, vogliono fare il bis, Divine compresa che pian pianino con la sua mano si divora il suo bel pezzo di lasagne. Tutti ci sentiamo un po’ ivoriani e un po’ italiani e guardando Divine mentre sparge lasagne dappertutto mentre mangia, mi viene in mente una canzone di Zucchero che dice: “mi piace la lasagna, e poi mi piaci tu!”. Ed è proprio vero difficile resistere ad un buon piatto di lasagne ed al sorriso di Divine. Stanotte Suzanne e Divine dormiranno comode su un letto per la prima volta e al di là della comodità spero che percepiscano l’affetto e la cura che ci sono dietro, quell’affetto e quella cura che ogni essere umano merita e che troppo spesso queste due piccole grandi donne non hanno ricevuto.

Pubblicato da donlucapez

Prete dal della diocesi di Bergamo. Nato a Grosseto nel 1984. Ordinato il 22 maggio 2010. Curato dell'oratorio di Boltiere fino all'agosto del 2018. Dal novembre 2018 missionario fidei donum nella diocesi di Abengorou in Costa d'Avorio

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