Primitivi a scuola

Come ogni anno, di solito proprio nei primi mesi, riceviamo la visita di don Massimo Rizzi, il responsabile del centro missionario. A noi fa sempre piacere ricevere la sua visita che ci ricorda di essere stati inviati da una Chiesa e a servizio della cattolicità: sono parole grandi, forse troppo, che hanno bisogno di immergersi nella concretezza di incontri, parole, saluti, strette di mano e abbracci per recuperare tutta la loro verità storica. E come ogni anno la visita di don Massimo è un vero tour de force con un programma carico di visite ed impegni.

Quest’anno don Massimo non è solo, con lui c’è pure Guido, un professore universitario e fisioterapista. E’ la prima volta che lo vedo, ma in pochi minuti i miei pregiudizi sul “professore universitario” che nel mio immaginario è una persona con la puzza sotto il naso, sono scacciati dalla semplicità di un uomo di una certa età, ma ancora pieno di energia, che arriva con uno zaino da montagna sulle spalle portando il carrello con i bagagli e che mi stringe la mano con forza e franchezza. Il motivo della visita di Guido è importante. Infatti, grazie alla collaborazione dell’università Biccocca e alle sue amicizie, Guido ha aperto progetti di collaborazione internazionale in Kenya e in Bolivia, inviando regolarmente fisioterapisti in questi paesi. Arriva in Costa d’Avorio sollecitato da noi per poter aprire un progetto simile anche a Agnibilekrou, al centro di fisioterapia gestito dalle suore figlie del Sacro Cuore.

E Guido non sembra proprio risparmiarsi, dopo una giornata estenuante di viaggio è subito disponibile a visitare il centro di fisioterapia. Suor Glwadys, la direttrice del centro, lo accoglie con gentilezza: è lei che da anni gestisce il centro e a volte intuiamo quanto sia stanca e sola nella gestione di tanti casi spesso molto gravi. Dopo un primo sguardo Guido ci prende da parte e commenta: “Qui siamo proprio primitivi!”, l’espressione ci fa ridere e ci preoccupa un po’, ma non si scoraggia e con la suora fa’ il giro di tutti i malati dispensando consigli e suggerimenti. Con lo stile del professore maieuta non condanna i metodi antiquati di suor Glwadys, ma cerca di stimolarla a comprendre le cause dei malesseri e come poter far fronte a certi problemi. La sua impostazione mi piace subito e anche suor Glwadys non si sente giudicata, ma accolta e consigliata. Alla fine della mattinata suor Glwadys guarda Guido e gli chiede con semplicità e un tono di supplica: “Quindi vieni pure domani?”. E Guido non solo accetta di aiutarla tutti i giorni del suo breve soggiorno, ma conferma la possibilità di provare ad aprire un progetto di invio di fisioterapisti e psicomotricisti al centro.

Mentre Guido si impegna con suor Glwadys al centro di fisioterapia, io e don Marco accompagnamo don Massimo in una serie di incontri più istituzionali. Una mattinanata la passiamo dal nostro vescovo nella città di Abengourou, un’altra la passiamo nella diocesi più a nord, a Bondoukou, dove per anni hanno operato i preti bergamaschi, incontrando il vescovo e il suo consiglio. Sono incontri fraterni che rinnovano l’amicizia tra chiese che dura da ormai 49 anni e don Massimo non manca di segnalare che l’anno prossimo vorremmo celebrare il giubileo di collaborazione tra le diocesi, segnato non solo dalla nostra presenza nella diocesi di Abengourou, ma anche dalla presenza di preti ivoriani a Bergamo . Nella cordialità dell’incontro escono anche temi e visioni differenti, sia sui grandi temi della Chiesa universale, sia delle incomprensioni o degli atteggiamenti che hanno creato conflitti concreti e che necessitano di cura e di attenzioni per essere sanati.

Le sere ci ritroviamo con Walter e Guido che ci raccontano degli incontri al centro di fisioterapia e dei problemi da affrontare e della necessità di scontrarsi con una realtà africana che sembra rigettare ogni forma di organizzazione, ma malgrado questo Guido non sembra arrendersi. Mi confida che ha settantadue anni, pochi mesi fa’ ha scalato un 7000 metri in Himalaya, ha girato il mondo per formarsi e per formare e ha comunque avuto una bella famiglia con tre figli ed ora dei nipotini. Mi chiedo cosa possa spingere un uomo di questa età a rimettersi in gioco in una nuova esperienza. D’un tratto mi spiega che l’inizio della sua carriera di fisioterapista fu un vero disastro, appena uscito da scuola si è trovato in ospedale senza sapere bene come fare trovandosi a gestire dolori disumani dei pazienti e pure il suicidio di una persona che stava trattando e che non accettava la sua condizione di malato. Il suo desiderio era quello di tornare a fare il muratore, lavoro con cui aveva pagato gli studi, ma ebbe l’occasione di formarsi e di cambiare modo di agire per renderlo più efficace e funzionale. Questo desiderio d’aggiornamento per il bene delle persone che doveva curare non l’ha più abbandonato. E mentre ascolto affascinato la sua storia, penso a quanto anche per me, chiamato alla cura animorum, sia importante non fermarmi alla superfice, a come se non si può scherzare con tibie, peroni e spalle, ancor più bisogna essere seri e competenti nel lavoro con le anime. E in fondo siamo tutti primitivi e non possiamo avere la presunzione di conoscere tutto, ma, proprio come Guido, avere quella curiosità della ricerca per mettersi sempre a scuola, in mille modi diversi, dell’unico grande Maestro.

Pubblicato da donlucapez

Prete dal della diocesi di Bergamo. Nato a Grosseto nel 1984. Ordinato il 22 maggio 2010. Curato dell'oratorio di Boltiere fino all'agosto del 2018. Dal novembre 2018 missionario fidei donum nella diocesi di Abengorou in Costa d'Avorio

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