In Chiesa stanno ballando tutti! È Pasqua e nella testa dell’africano non c’è festa senza danza, non si tratta di un caos incontrollato, anche la danza ha delle sue regole: il “gloria” e il “sanctus” sono ballati dalle anges, bambine e ragazza della parrocchia che si incontrano sistematicamente per preparare la danza, all’offertorio poi le stesse anges portano danzando i doni, non solo pane e vino, ma anche generi alimentari per i bisogni della parrocchia e dei più poveri. Poi nelle grandi feste, dopo la comunione, esplode una gioia africana e intorno all’altare si formano gruppi di persone che danzano esprimendo la gioia della festa. È Pasqua! come impedirlo?
Mentre tutti ballano mi commuove una scena, Koffi viene preso da parte da mamma Tehia che lo abbraccia e lo ringrazia. Tehia ha perso suo figlio disabile ormai da quattro anni, da allora si prende cura di Koffi, è lei che lo lava due volte per settimana, spesso acquista per lui il necessario, le ciabatte, il piatto, il bicchiere, i pantaloni. Dopo la morte di suo figlio Jean Baptiste ha cominciato ha frequentare la Chiesa cattolica, prima aveva frequentato altre chiese protestanti, ma è stato nella Chiesa cattolica che aveva trovato un aiuto puntuale, effettivo e non miracolistico per suo figlio Jean Baptiste. Dopo un percorso di catecumenato di 3 anni, il sabato santo finalmente riceve il battesimo e la mattina di Pasqua è raggiante con i suoi compagni di battesimo e, finalmente può abbracciare Koffi! Che gioia!
Nel cortile della parrocchia ci ritroviamo con alcuni bambini disabili per festeggiare, lei ha attraversato la solitudine di chi deve lottare sola per la salute del proprio bambino e vuole condividere un po’ con chi vive ancora questa solitudine. Koffi è al tavolo d’onore con lei e quando vede passare il foutou impazzisce di gioia, è veramente festa. È bello essere Chiesa, è bello essere famiglia. Appena battezzata l’avvicino e ad un orecchio le sussurro “OOOOH” era l’espressione che Jean Baptsite donava ai suoi amici quando era particolarmente contento… e sono sicuro che in questa Pasqua sia stato particolarmente felice per sua mamma.


Quest’anno Pasqua per me ha coinciso anche con un periodo di riposo e viaggio. Dopo più di sette anni in Costa d’Avorio, diverse regioni restano ancora inesplorate. In particolare sono attratto dall’ovest del paese, esattamente all’opposto di Agnibilekrou dove vivo, che è la zona montuosa della Costa d’Avorio. Così chiedo a père Maurice di accompagnarmi a esplorare questa parte del paese. Maurice è un amico ormai da anni, è un ivoriano atipico, perché è un gran caciarone, sempre ironico e dice sempre quello che pensa. Proprio per questo spesso non è stato compreso ed è stato messo come vicario in un piccolo villaggio della diocesi, ma poco importa, anche in un piccolo villaggio c’è un grande lavoro di evangelizzazione da fare. Lui è sempre in prima linea anche per organizzare con me le iniziative diocesane dei bambini ed è molto attivo sui social per evangelizzare e lanciare messaggi. Accetta subito di buon grado di venire con me a Man, capitale dell’ovest.

Arrivando a Man il cuore mi si apre, il paesaggio diventa famigliare e la pianura ivoriana lascia spazio alla collina, proprio come a Bergamo, proprio come a Magliano… Man, al contrario della nostra zona, offre una bella varietà di attività turistiche. Così in qualche giorno di visita non abbiamo troppo tempo per riposarci. Il primo giorno visitiamo cascate meravigliose, foreste sacre dove le scimmie sono venerate e rispettate e un ponte di liane su uno dei fiumi più importanti della Costa d’Avorio. Il secondo giorno riesco a convincere père Maurice, un po’ scettico, a fare trekking sul Dente di Man, bellissimo torrione granitico che domina la città. La salita è un po’ complicata perché il sentiero è invaso dagli arbusti e non è attrezzato, ma la visuale ripaga alla grande i nostri sforzi. Mai avrei pensato di scalare una montagna ivoriana come ho fatto tante volte a Bergamo. Certo siamo a poco più di ottocento metri, ma si tratta di una delle vette più alte del paese. Infine, prima di partire, saliamo su un’altra montagna a più di mille metri, ma questa volta arriviamo in macchina sul monte Tonkpi, dove è costruita una grande torre della televisione da cui si gode di un panorama meraviglioso.












Rientrando riattraversiamo tutta la Costa d’Avorio per arrivare a fino ad Agboville, città del sud della Costa d’Avorio, vicina a Abidjan dove assistiamo all’ordinazione episcopale di père Darius, un prete della nostra diocesi che è davvero un uomo giusto e gentile. Forse anche l’ordinazione di quest’uomo giusto è un bel segno di speranza per questo paese, che dopo tanti anni di permanenza diventa familiare e che continua, nella fatica, a farmi innamorare.

