“Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello”. Così recita la sequenza pasquale, antichissimo inno che si canta il giorno di Pasqua per celebrare la vittoria di Cristo sulla morte. Siamo nel tempo pasquale, un tempo sicuramente ricco, che dovrebbe essere tempo di gioia e di vita. Eppure l’Africa riesce sempre a farti toccare con mano quanto la morte sia terribilmente vicina.
N’Zorekro è un piccolo villaggio accanto alla città di Agnibilekrou, ormai si può dire che si tratta di un quartiere inglobato dalla grande espansione urbana degli ultimi anni, proprio un po’ come la “mia” Campagnola, un tempo un borgo di campagna, adesso piena città. Da alcuni anni ormai andiamo in questo villaggio ogni domenica perché il viaggio è davvero breve, e questo ha rivitalizzato la piccola comunità. È poi una comunità stupenda perché piena di giovani che, da quando andiamo regolarmente a visitarli, riempiono la Chiesa e animano la liturgia in maniera commovente. È uno di questi giovani a chiamarmi e darmi l’annuncio: Yves uno dei chierichetti della comunità è morto. Si tratta del figlio sedicenne del catechista Sylvain. Da un anno a questa parte non era più al villaggio, ma era andato a Abidjan per frequentare il collegio in capitale. E pure nella grande città, dove ci sono mezzi un po’ più efficienti che all’interno del paese, la morte può davvero arrivare improvvisa. Non si capisce bene cosa sia successo, una caduta, una spalla slogata e dopo qualche giorno una crisi malarica e una crisi respiratoria… Non si capisce se le cose sono correlate. Il piccolo Yves, aveva chiamato papà Sylvain per iscriversi all’incontro dei giovani in parrocchia. Papà l’aveva rassicurato che l’avrebbe fatto… dopo poche ore la tragica morte.
Melaine frequentava assiduamente la parrocchia, pur essendo giovane non aveva chiesto di fare l’animatrice, ma si era messa a disposizione come volontaria in cucina. Così quando bisognava preparare per centinaia di persone durante la settimana dei bambini, e durante le feste più importanti dell’anno, lei era sempre disponibile e, con le altre mamme, alle sei del mattino arrivava per pelare le cipolle, sminuzzare il prezzemolo e mettere la marmitta sul fuoco. Era una ragazza semplice con un bel sorriso sempre stampato sul volto. Meno di due anni fa’ aveva fatto una scelta importante: il matrimonio in Chiesa. Nella cultura africana, segnata ancora da tradizioni ancestrali pagane, non è per niente facile che due giovani scelgano di sposarsi davanti a Dio, ben sapendo che si tratta di un impegno esclusivo e per tutta la vita. Ma Melaine e George avevano scelto di vivere come una famiglia cristiana. In questi due anni non erano ancora riusciti ad avere un figlio, quando Melaine è stata sorpresa da un ictus dovuto alla pressione sanguigna elevata. All’ospedale di Agnibilekrou non hanno i mezzi per curarla e la dirottano ad Adzopé, città a tre ore di distanza. Solo là riceve le prime cure, ma è troppo tardi, dopo due giorni di coma, Melaine muore, aveva solo trent’anni. Come se non bastasse il marito e la famiglia, invece di cercare in comune accordo come e dove celebrare il funerale, si separano e litigano su tanti cavilli della tradizione africana.


Infine Edvige, una signora molto dolce, che da quattro anni si era barcamenata in un’impresa non da tutti e in un lavoro nuovo e un po’ rivoluzionario per la Costa d’Avorio. Lei era stata la prima signora ad accettare di accompagnare i bambini disabili a scuola. In Costa d’Avorio non esiste il diritto allo studio per un bambino con ritardo mentale o motorio e se questo non è autosufficiente, rimane a casa e in famiglia. Tuttavia la scuola è per questi bambini un’occasione meravigliosa di crescita e per i genitori l’occasione di staccarsi dal figlio per avere dei momenti di vita ordinaria. Così Walter aveva chiesto alla direttrice della scuola materna di poter integrare alcuni bambini, ma assicurando la presenza di questa maestra. Edvige aveva accettato il lavoro con grande passione, dapprima con la mitica Divine, bambina simpaticissima, ma non sempre facile da gestire, poi Chancelle, e ultimamente anche Oren, un bimbo autistico, e Noah, un bimbo iperattivo. Insomma, la sua presenza era riuscita a integrare questi bambini, che grazie a questo percorso hanno potuto fare sensibili passi avanti. Eppure negli ultimi mesi Edvige aveva avuto un tracollo fisico, i reni non funzionavano più a dovere, era stata ospedalizzata in una clinica di Agnibilekrou, ma qui non si trova uno specialista. Dopo alcune settimane era infine andata a Abengourou, il capoluogo di regione, dove aveva cominciato un ciclo di dialisi. Speravamo che questa cura potesse aiutarla, pur sapendo che la vita da dializzato in Africa è veramente dura, ma purtroppo una volta rientrata a Agnibilekrou è morta, aveva quarantaquattro anni.


“Il Signore della vita era morto, ora, regna vivo” Così continua l’inno pasquale, ma a volte è tanto difficile vedere questa vittoria della vita… certo l’Africa non permette mai di banalizzare questo duello tra morte e vita, ti mette di fronte tutta la sua terribile forza tragica. Ricordare in questo diario questi amici scomparsi in una settimana vuole essere un piccolo inno alla vita, celebrare qualcuno che non c’è più ma che ha lasciato un segno buono e affidarlo, a quel Gesù che nella sequenza è definito “mia speranza” colui che “precede i suoi”. Allora Signore, che hai traversato la morte e che ci hai preceduto nella gloria del Padre accompagna in questo ultimo viaggio Yves, Melaine e Edvige.
