La strada per arrivare a Boahia non è di certo molto comoda. Si arriva fino al villaggio di Kotoganda sull’asfalto della strada principale, poi si volta a sinistra e cominciano 40 chilometri di pista. “La strada è stata appena sistemata” ci dicono, ma ormai siamo in piena stagione delle piogge e incontriamo davvero tanto pantano e strade già compromesse. Ma alla fine si arriva a destinazione dal caro amico: père Edmond. Ci accoglie con il suo immancabile sorriso e con il calore che gli è proprio. È felice di ricevere visite e ha chiamato a raccolta tutto il consiglio pastorale per accoglierci. Père Maurice e io restiamo stupiti da questa accoglienza solenne, pensavamo sinceramente a una cosa molto più semplice, ma si sa, l’ospite è sacro in Africa…
Subito ci rechiamo in Chiesa per una visita veloce, perché per prima cosa è bene salutare il padrone di casa. Subito rimango stupito, da un anno non vengo in visita al villaggio e la Chiesa è diventata bellissima. Il tetto della Chiesa di Boahia effettivamente era stato costruito grazie all’aiuto di tanti amici maglianesi di don Isacco. Il giorno del funerale del mio caro zio prete, don Isacco, i parrocchiani di Magliano avevano deciso di fare una colletta per devolvere il ricavato per la mia missione. Una volta rientrato in Costa d’Avorio sapevo che père Edmond aveva bisogno di un aiuto per la costruzione della Chiesa e abbiamo pensato di potere costruire il tetto per permettere ai parrocchiani di avere un posto al riparo dove ritrovarsi per la preghiera. Effettivamente fino ad allora, la Messa era celebrata sotto una fatiscente tettoia in frasche.
Un anno fa mi ero recato al villaggio per poter verificare la realizzazione del tetto e portare una croce lignea che mi era stata donata dalle amiche suore Clarisse di Bergamo. Ma allora non c’era neppure il pavimento, solo delle mura coperte dal tetto in lamiera. In un anno la comunità ha potuto gettare il cemento in Chiesa e piastrellare il presbiterio, installare porte e griglie di sicurezza in tutta la Chiesa, realizzare un bel impianto di illuminazione, realizzare il tabernacolo e il fonte battesimale, intonacare tutta la Chiesa. I parrocchiani hanno fatto la loro parte, tuttavia père Edmond non ha esitato a chiedere dappertutto aiuti e finanziamenti, infatti la parrocchia di Boahia si trova nel nord della diocesi in un territorio molto povero e non profondamente cristianizzato, dove i cattolici sono una minoranza assoluta, ma pur sempre viva, della popolazione.






La sera celebriamo solennemente la Messa dei Santi Pietro e Paolo. Pietro è il santo che ci richiama all’unità, per quanto dispersi, siamo un’unica Chiesa cattolica, a Boahia, nella sperduta foresta ivoriana, come a Magliano in Toscana, tra gli uliveti secolari, e a Bergamo, con gli aerei che passano sulla testa: il mistero che queste realtà tanto differenti siano una. Paolo invece ci ricorda come la Chiesa sia intrinsecamente missionaria, chiamata sempre a espandersi e annunciare la Buona Notizia, ovunque. La Messa comincia sotto un acquazzone violentissimo, l’acqua che sbatte sul tetto in lamiera provoca un rumore assordante e ben presto salta la corrente, come spesso accade durante le precipitazioni più violente. “Sono contento di questa pioggia”, grido “effettivamente volevo proprio verificare che il tetto fatto a nome di don Isacco reggesse bene ed effettivamente…” Tutti sorridono sapendo che gli anni scorsi la Messa sarebbe saltata… ma grazie alla generosità dei maglianesi ecco che questa comunità gemella si trova a celebrare al riparo. “La Chiesa una, santa, cattolica, apostolica” ha insegnato alla catechesi don Isacco, ora quelle parole diventano realtà, in questo strano e inatteso gemellaggio. Alla fine della Messa annuncio che il Vescovo ha deciso che il prossimo anno père Edmond resterà a Boahia e la notizia è presa con grande gioia!
L’indomani io e père Maurice ripartiamo, è stata una gioia vivere la fraternità con père Edmond, questo fratello che vive in una zona tanto semplice e povera, ma che ha saputo trasformare le difficoltà in opportunità. Pure il vescovo si è complimentato con lui per lo sforzo incredibile e ha lanciato la sfida: “se riuscirete a piastrellare tutta la Chiesa e a imbiancarla, il tre gennaio sarò con voi per festeggiare il mio primo anno da Vescovo”. Insomma, anche per i prossimi mesi, non mancheranno le sfide, ma questa comunità ha già dimostrato tante volte di come i sogni possano trasformarsi in realtà.
