Arrivo e lei mi guarda con uno sguardo pieno di terrore… sorrido e le prometto che la raggiungo presto. È giovedì pomeriggio e da qualche mese questo tempo è dedicato alla riabilitazione in piscina: un parrocchiano ha accettato di accoglierci nel suo hotel di lusso dove si trova pure una piccola piscina. Così il giovedì sera, in mezzo a clienti altolocati, arriva una compagnia sgarrupata di disabili che approfitta dell’accoglienza per un tipo di terapia differente che serve tanto. Se riesco mi unisco volentieri, sia per avere un po’ di refrigerio dal caldo sempre intenso a Agnibilekrou, sia perché diventa un momento in cui posso dedicarmi ai miei piccoli senza interruzioni e cerco di godermeli in questo contesto lieto e sereno.
In questo ultimo periodo, siamo in piena stagione delle piogge, quindi il caldo ha allentato la sua morsa, spesso piove e gli ivoriani dicono di avere freddo. Diventa allora più difficile invitare qualche bambino in piscina. Oggi proviamo però ad invitare Divine, la mascotte della nostra missione, e malgrado il “freddo” la madre accetta volentieri di portare Divine a questa nuova esperienza. Sara, la nostra volontaria psicomotricista, allora accompagna Divine e Yaya, mentre io cerco di sbrigare le ultime faccende in parrocchia per raggiungerli, non voglio perdermi questo momento particolare.
Quando arrivo Divine è già entrata in acqua, ma ha gli occhi terrorizzati anche tra le braccia di Sara. Subito le raggiungo in acqua e pian piano Divine si rilassa. La sua incredibile fiducia nella vita è sempre commovente. Si fida di me e di Sara e dopo poco si lascia completamente trasportare. Certo, la sua bocca perennemente spalancata non aiuta molto e ogni tanto si ingozza con una bella sorsata d’acqua della piscina, ma in questo momento lei lo sa che siamo al suo fianco e non può succedere niente di male. Questa fiducia le ha permesso di crescere tanto e bene in questi ultimi anni. Spero e prego ogni giorno che nessuno abusi mai di questa fiducia nella vita. Intanto mi godo la piccola Divine, che adesso tra le mie braccia sorride e con braccioli e salvagente azzarda qualche passo e qualche bracciata, con tante bevute.


Dopo qualche giorno, mi ritrovo a predicare una catechesi al gruppo del rinnovamento dello Spirito che si ritrova regolarmente sulla parrocchia per la preghiera e la meditazione. È la sera conclusiva del loro cammino delle sette settimane con il relativo invio in missione. Per questo, alla fine della catechesi, decido di distribuire un foglietto che contiene un versetto del discorso missionario di Gesù nel Vangelo di Matteo, lo stesso discorso che stiamo leggendo in queste domeniche alla Messa. Le persone salgono a una a una all’altare per prendere il breve testo che possa essere da stimolo per la riflessione personale e un pungolo per meglio vivere il Vangelo. In quel momento mi accorgo che, nel buio, in un angolo, si trova il mio amico Koffi. Questo giovane disabile partecipa spesso alle preghiere, ogni domenica prende la sua sedia e si mette in un angolo del transetto per assistere alla Messa. Spesso, quando mi vede in Chiesa si siede e ascolta… non credo capisca molto, ma so che la mia presenza lo rinfranca e gli fa piacere. Prendo allora un versetto dalla cesta e lo porto a lui che è contento di ricevere un regalo, contento che qualcuno pensi a lui. Così decido di leggergli il testo che gli è capitato: “Non abbiate paura: voi valete più di molti passeri!”. Koffi non credo capisca, ma comincia a ridere di gusto e mette il suo foglietto nel piatto, tra il riso avanzato e un pezzo di pollo… perché in fondo lui lo sa: vale più di molti passeri. E tutto questo mi commuove perché quando dimentico il senso di stare qui, mi ridico che sta a me ricordare a tutti, soprattutto a questi piccoli, abbandonati da tutti… voi valete di più! Grazie Koffi, grazie Divine… voi valete molto di più!

