Sabato mattina e il cortile della parrocchia si riempie di bambini: il sabato è giorno di catechismo, la mattina i bambini e il pomeriggio i giovani. Nessuno di loro ha ricevuto il battesimo (solo qualche rarissima eccezione) e si preparano per ricevere in una prima celebrazione battesimo ed eucarestia e l’anno successivo la cresima. Il cammino si svolge in 4 anni per i più piccoli per arrivare al battesimo e poi un anno per arrivare alla cresima. Il loro arrivo riempie di gioia e di colore il cortile, come il mio Maestro, rimango sempre incantato a vedere il semplice sorriso dei bambini di fronte alla sorpresa quotidiana della vita. Oggi mi fermo con i bambini del primo anno, quello del pre-catecumenato. Non si tratta di bambini di una stessa età, aderire al percorso di catechismo qui non è mai stato una questione di classe, ma semplicemente una scelta che può avvenire ad ogni età. Questa mattina il catechismo di questi piccoli si svolge nel giardino della parrocchia, si fanno giochi, si canta e poi in cerchio, in piccoli gruppi si racconta la storia di Gesù e mi piace tornare un po’ bambino e sedermi sull’erba e ascoltare in una lingua nuova le meraviglie del Signore che chiama. Suor Glwadys, una delle loro catechiste, è una suora centrafricana figlia del sacro Cuore, istituto la cui fondatrice è una santa bergamasca, da alcuni anni vive ad Agnibilekrou dove gestisce un centro di fisioterapia che non ho ancora visitato (che possa essere una prossima pagina di diario?). La suora è tanto magra da fare impressione, tuttavia la sua figura cattura i bambini che si trovano a bocca aperta ad ascoltare di un Signore che oggi chiama tutti, anche questi bambini, anche me. Mi colpisce la capacità di questi bambini di ascoltare, di stupirsi ancora di una storia raccontata, bambini abituati a rimanere seduti e a fare silenzio quando un adulto parla, a rispettare il proprio turno per avere la parola, a partecipare con entusiasmo, ma con rispetto. E un po’ mi rammarico che nel mondo occidentale caotico e stressato siamo riusciti, almeno in parte, a far perdere anche ai bambini il senso della loro infanzia, forse, riempiendoli di cose, abbiamo fatto perdere loro la gioia e lo stupore per i piccoli incontri di ogni giorno. La catechesi termina e pensando ai miei trascorsi boltieresi mi ritrovo con in mano la mia chitarra ovation: qui nessuno ha mai visto una chitarra ed in un attimo mi sento come Eric Clapton! I bambini mi guardano fra lo stupito, il preoccupato e lo stranito mentre comincio a strimpellare e cantare: ma non ci vuole troppo per coinvolgerli… e dopo pochi minuti uno stuolo di bambini intorno a me ha già imparato e a squarciagola, senza capirne bene il senso canta: “cacca al diavolo, fiori a Gesù!”… Le tradizioni vanno rispettate!

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