Una storica barzelletta da preti dice che ci sono misteri che neppure Dio conosce: fra questi il numero degli ordini delle suore, spesso da nomi difficili e comunque un po’ demodé… Ad Agnibilekrou gli ordini femminili presenti sono 2, entrambi di origine bergamasca, in un certo qual modo “importate” dalla lunga presenza dei preti missionari della nostra diocesi. Uno di questi ordini è quello delle “figlie del sacro cuore”, congregazione fondata nell’ottocento da Santa Teresa Eustochio Verzeri (bergamasca doc). Non lontano dalla parrocchia le suore gestiscono un centro di fisioterapia. Si tratta di un luogo davvero prezioso per la riabilitazione di numerosi infortuni e incidenti troppo spesso trascurati qui in Africa e che possono creare ulteriori problemi. Ma il centro di fisioterapia è particolarmente importante per il servizio che fa nei confronti dei bambini con malformazioni congenite che possono colpire i bambini per le cause più svariate. A volte può bastare un’operazione per donare ad un bambino la possibilità di camminare, un intervento che in Italia può essere di routine e che in Africa diventa qualcosa di straordinario. Suor Glawdis, la suora fisioterapista che gestisce il centro, si trova spesso a dover lottare contro certe superstizioni e paure ancestrali che vedono in questi bambini malformati una maledizione da allontanare e spesso si ha paura a rivolgersi al medico piuttosto che al guaritore del villaggio. Alcuni bambini possono essere guariti o quantomeno aiutati con la fisioterapia, per altri è necessario un intervento chirurgico. È un chirurgo francese che da anni si reca in Costa d’Avorio per svolgere presso l’ospedale cittadino questi interventi unici per tutto l’Est della Costa d’Avorio e che altrimenti potrebbero essere fatti a costi proibitivi solo nella lontana Abidjan.

Proprio oggi mi reco a visitare il centro: un cortile accogliente, una grande sala- palestra dove poter svolgere la fisioterapia di tutti i giorni ad opera di suor Glwadis, alcuni piccoli ambulatori dove ricevere i pazienti, e alcune camere per accogliere le famiglie con bambini lungodegenti. È qui che incontro questi piccoli cuccioli, con le loro storie a tratti tragiche.

“Bonjour ma soeur”… e per la prima volta nella vita vengo scambiato da una piccola marmocchia per una suora! Suor Glwadis spiega che deve chiamarmi “mon père”: la paura è vinta e si parte mano nella mano con la bimba di sette anni, che da pochi mesi grazie ad una seconda operazione può camminare sebbene con tanta fatica! Bimba tutto pepe, mi porta a fare il giro delle camere ed a conoscere gli altri compagni di centro che si rivela un’oasi di speranza in mezzo a situazioni critiche. Così mi ritrovo a portare in braccio una bimba con la gamba destra amputata appena sotto il ginocchio che vuole raggiungere gli altri bimbi per giocare. Mi trovo a salutare una bambina delle elementari che fino a pochi mesi fa cresceva normalmente, poi contrae la malaria celebrale e nel villaggio nessuno in grado di diagnosticarla e curarla: 14 giorni di coma e al risveglio la bimba non riesce a camminare, non riesce a parlare e le sue facoltà intellettive sono compromesse. A un certo punto, senza neanche capire bene il perché mi ritrovo una pupetta di pochi mesi in braccio che mi si addormenta sul petto con una tenerezza infinita: anche lei ha avuto uno stress da parto, non so bene cosa comporti, ma già a pochi mesi dimostra molte difficoltà motorie su cui è bene intervenire con la riabilitazione. Oggi con questi bimbi c’è Valentina, ragazza italiana venuta in visita dalle suore per un periodo di volontariato: qualche foglio, dei pastelli e tutti i bimbi si fanno attorno: non c’è più francese, non c’è più agni, non c’è più koulango, non c’è più italiano: c’è il misterioso linguaggio dei piccoli, di chi si sente costantemente inadeguato… come me in questa terra d’Africa che ancora, dopo due mesi, non capisco molto. Ma nonostante la fatica, mentre mi cullo la mia piccola cucciola penso che ancora una volta, essere debole è l’unico modo per affrontare da forte questa vita.

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