E questa settimana? Già una settimana di vacanza! Bella la vita del missionario! Paolo, con sua moglie Ade, e Roberto, i due laici italiani che vivono con noi in parrocchia mi propongono qualche giorno al mare e non resisto alla tentazione di partire per qualche giorno intanto che gli impegni fissi per me in parrocchia non sono ancora molti! Perché no? E si parte alla volta di Assinie, sulla riva del mare all’estremo ovest della Costa d’Avorio. Rimango folgorato! Il mare è davvero bellissimo! Una fantastica spiaggia bianca ci attende, l’oceano è sempre mosso, ma un bagnetto ogni tanto con la dovuta precauzioni si può fare, mi perdo a passeggiare per le spiagge splendide e mezze deserte. Tutta la costa è fiancheggiata da alti palmeti di cocco e molte ville sorgono in mezzo alla vegetazione, sono le ville di pochi ricchi ivoriani, è per loro la possibilità di godersi questo splendore. Abidjan è a meno di due ore di macchina e il fine settimana si può passare lontano dalla caotica megalopoli! E pure noi turisti europei, che forse non saremo ricchi, ma che la nostra sicurezza economica l’abbiamo alle spalle, e che qualche euro lo abbiamo sempre a disposizione, capisco che tutto quello che vivo è un lusso per un ivoriano medio!

Mentre passeggio sulla spiaggia faccio sempre incontri che fanno pensare… Sulla riva del mare incappo in un grande villaggio turistico in macerie! Era il vecchio villaggio Valtour, mi spiega un abitante del luogo, ma poi è arrivata la guerra e dal 2000 è stato abbandonato. Non amo il turismo da villaggio, ma quanta tristezza in questa spianata, un tempo meta turistica rinomata ed ora ridotto a cumuli di macerie che fanno pensare non solo all’abbandono, ma forse anche a qualche distruzione forzata, qualche incendio, e forse pure qualche scontro armato…

Ma nel passeggiare sulla spiaggia incappi anche nei pescatori del luogo! Tra gli alberghi e le ville dei ricchi uomini di affari Abidjan, sorgono orgogliose alcune capanne degli indigeni. Vivono soprattutto di pesca e le loro barche giacciono sulla spiaggia per tutto il pomeriggio, mentre il mattino presto salpano per pescare un po’ di pesce. Mentre camminiamo una barca arriva dopo il duro lavoro sulla riva, ci fermiamo per ammirare il pescato, ma subito ci rendiamo conto che ancora molto è da fare per i pescatori, la pesante barca tutta in legno massello va portata fin sulla spiaggia… Un gruppo di pescatori si organizza , qualcuno con la schiena solleva leggermente la prua, altri dispongono sotto la barca sollevata dei tronchi per trascinarla più facilmente, altri dispongono i binari per i tronchi perché il peso non li faccia sprofondare nella sabbia bagnata… tutti ci mettiamo a tirare delle corde per spostare il pesante battello e lo facciamo a ritmo di un canto che scandisce il nostro sforzo! Non è per niente un’operazione agevole, e dopo aver sistemato la barca, c’è da pulire il pesce, e da sistemare con cura tutte le reti. Era il mestiere che Pietro Andrea, Giacomo e Giovanni avevano svolto per una vita… e chissà quante volte Gesù si è fermato ad ammirare i loro gesti, e quante volte anche lui si sarà fermato con i suoi amici per raccogliere le reti, tirare la barca a riva e condividere gioie e fatiche di notti di sudore. E’ guardando uomini semplici e dignitosi come questi che Gesù ha esclamato… “Beati i poveri…” Questi poveri che oggi trascinano la loro barca a riva, non come vezzo del turista, ma per preservare il loro bene che ogni giorno gli permette di poter dare qualcosa da mangiare ai loro figli, questi stessi poveri che, ogni sera, stanchi e a volte pure delusi, possono mettersi sulla riva della spiaggia e rivedere ancora una volta un magnifico tramonto sul mare: davvero loro è il regno dei cieli!

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