È la festa dei santi Pietro e Paolo, sabato 29 giugno, e l’intero presbiterio di Abengourou si ritrova accanto al Vescovo Boniface per celebrare l’ordinazione di sei nuovi sacerdoti. La cattedrale è ormai troppo piccola per ospitare gli eventi diocesani più importanti e così nel cortile del duomo vengono montate delle tende per coprire i fedeli dal sole e dagli scrosci d’acqua che in questa stagione non sono molto forti, ma sono molto frequenti.

Mentre leggiamo le letture della festa mi accorgo che, indisturbato e padrone del luogo, un bel gallo razzola nel bel mezzo del cortile davanti agli ordinandi. Sono cose da Africa dove gli animali viaggiano indisturbati: sulle piste devi dribblare le pecore non curanti della vettura che arriva, i polli fanno i kamikaze buttandosi in mezzo alle ruote del fuoristrada, le capre pascolano indisturbate nei villaggi ed in città, le galline si appostano sotto tuoi piedi mentre mangi attendendo che cadano delle briciole dal tuo piatto. Insomma niente di nuovo: in questo marasma ci sta pure il gallo alle ordinazioni sacerdotali!

Ed in fondo, questo gallo come ci sta bene oggi! Sì, perché il gallo mi fa subito tornare in mente l’episodio del tradimento di Pietro, il santo di oggi, il gallo canta e l’apostolo si risveglia dal suo torpore ricordando le parole del suo amico e maestro. Sei nuovi preti di Gesù sono ordinati e preghiamo che davvero vivano il loro ministero con il fervore degli apostoli. Eppure davanti ai loro occhi di sacerdoti novelli compare già il segno del loro tradimento e della loro fragilità: “prima che il gallo canti mi rinnegherai tre volte”.

Tutta la settimana trascorsa è stata un’occasione per meditare sul desiderio della sequela, ma anche sulle debolezze e le cadute che caratterizzano gli apostoli. Tutto il clero di Abengorou si è ritrovato al centro di formazione di Saint Kizito per una settimana di verifica dell’anno pastorale. Questo avviene addirittura quattro volte durante l’anno: all’inizio dell’anno, prima dell’avvento, prima della quaresima e, appunto, alla fine dell’anno.

Per me è un’occasione preziosa per conoscere il clero ivoriano. Mi fermo spesso a contemplare questi sacerdoti giovani e ricchi di energie. La diocesi ha più di ottanta preti, ma solo un paio superano i 60 anni e una manciata sono gli ultra cinquantenni. In questa situazione don Gianni è visto come il patriarca. Con la sua barba lunga e bianca, la calma che lo caratterizza, il sorriso sornione e i suoi 74 anni suonati, don Gianni è il vicario generale ed il decano e tutti si stringono a lui con affetto quando scoprono che proprio durante la settimana cade il suo 49esimo anniversario di ordinazione.

Il ritiro si svolge in maniera un po’ confusa, così ti presenti alle 15 per la prima conferenza e pensi di avere sbagliato orario, ma non è così, semplicemente nessuno è ancora arrivato… Orari, argomenti, presenze lasciano a desiderare. Ma rimane l’occasione per mettersi in ascolto. In alcuni preti vedi la passione che li nutre e li spinge veramente a dare il meglio. Non mancano, come in ogni luogo, quelli che danno l’idea di essere carrieristi. Colpisce e mi fa soffrire che il discorso sia spesso orientato sulla questione dei soldi. Ma penso anche al privilegio che ho avuto di non aver mai avuto bisogno di mendicare il denaro per le mie necessità, cosa che forse molti di loro hanno fatto. Con questo presbiterio sono chiamato a collaborare fianco a fianco… Non sarà il presbiterio ideale, ma neppure io sono il presbitero ideale, anche io piccolo e traditore.

Tutto questo mi viene in mente mentre il gallo razzola nel cortile della cattedrale… e che il gallo canti, svegliando ogni apostolo dal torpore dei propri tradimenti per una fedeltà rinnovata al Vangelo.

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