Fenomenali poteri cosmici… in un minuscolo spazio vitale!

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Ed arriva il cre! O Meglio la settimana dei bambini (sde), che come in ogni parrocchia bergamasca è uno dei momenti più attesi dell’anno. E come non esportare anche in Africa questo momento unico di condivisione? Ormai giunta alla dodicesima edizione anche qui ad Agnibilekrou, la settimana dei bambini è un momento atteso e preparato a lungo: gli animatori si formano per tutto l’arco dell’anno, i bambini la aspettano per passare una settimana di divertimento.

Trovo un’organizzazione davvero impeccabile, merito di don Massimo che da quando è arrivato ha portato la sua esperienza di curato d’oratorio, ed ha investito molto nella formazione di animatori dei bambini.
La giornata parte presto, alle 8:00 del mattino, e i più di 200 bambini che vi partecipano, una volta divisi in squadre, si recano inizialmente in chiesa per il momento di preghiera. A seguire cominciano i balli e l’animazione e tutti i duecento si ritrovano davanti al palco nel giardino della parrocchia. Poi cominciano i tornei, caratterizzati da una partecipazione di davvero tutti i bambini, il pranzo e nel pomeriggio gli atelier ed altri giochi condivisi fino alle 18:00, quando stanchi ma soddisfatti per la giornata ci si saluta con un canto.

Rimango impressionato da questa folla di bimbi che si concentra davanti al nostro palco in attesa di balli, canti ed animazione: tutti si radunano in pochi metri… e facendo il paragone con le mie esperienze d’animazione in Italia, rivedo il grande cortile di Boltiere in cui lo spazio non era mai sufficiente: qualcuno rimaneva davanti al palco, altri si accalcavano sulle panchine, altri si infilavano dietro il tendone, altri ancora, nonostante il divieto nei momenti comuni, rimanevano a giocare sul calcio balilla, le medie e pure qualche animatore si allontanavano nelle panchine più lontane: insomma lo spazio sembrava non essere mai sufficiente!

Qui niente di tutto ciò: in 4 metri per 8 tutti i duecento si ritrovano pressati e quasi impossibilitati a ballare ed a nessuno balena in testa l’idea di allargarsi, di conquistare altro spazio che certo nel grande cortile della parrocchia non manca. Ma, in fondo, in questa piccola situazione, si intuisce la concezione di sé di questi bambini: ad un coetaneo europeo l’intero cortile non basterebbe per ospitare il suo ego, il bambino africano invece sa che deve accontentarsi del minimo, sa che è chiamato a stringersi in spazi angusti affinché anche l’altro possa avere spazio, lui sa che, anche a casa, niente è davvero suo e che tutto è condiviso con fratelli, cugini, amici, ospiti. Guardando la calca di questi bambini davanti al palco e tutte le loro energie non può non tornarmi alla mente il problema esistenziale del genio di Aladdin: “Fenomenali poteri cosmici, in un minuscolo spazio vitale!

“L’Altro” in Africa è qualcuno con cui inevitabilmente ho a che fare, è qualcuno che è parte di me, con cui devo confrontarmi, crescere ed anche scontrarmi, ma a cui mai sarò veramente indifferente. Mi tornano in mente le formazioni del CUM e il mantra della filosofia ubuntu: “Io ci sono perché tu ci sei”. Ed è proprio vero che qui ciascuno esiste, nel bene e nel male, non quanto individuo, ma in quanto comunità, in quanto parte di una famiglia, di un villaggio, di un gruppo, di un’etnia. E comprendo meglio la fatica di chi, africano, ora vive in Europa dove la “globalizzazione dell’indifferenza” è pane quotidiano.

Chissà come, chissà se, chissà quando riusciremo, come nelle fiabe, a liberare questi poteri cosmici!

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