E’ tempo di vacanze in Costa d’Avorio! Eh già, perché sebbene molte scuole abbiano ancora aperte le iscrizioni, ed alcuni alunni non abbiano ancora fatto un giorno di lezione a causa dell’assenza del maestro non ancora nominato, la settimana del 1° novembre è una settimana di ferie scolastiche.

Alla missione è arrivato da pochi giorni Walter, volontario bergamasco che si fermerà con noi per un anno, e subito viene anche lui conquistato dal caos familiare dell’orfanotrofio che gli faccio visitare già il primo giorno. Walter è educatore e il suo occhio attento, intraprendente e dolce ci apre nuove strade. E’ anche grazie alla sua presenza che giovedì, ultimo giorno di ottobre, decidiamo per una passeggiata al villaggio della mamma Cecile.

Cecile è una parrocchiana che ogni molta che mi vede mi chiama “Figlio mio”….” Tu ti chiami Luca, come il mio unico figlio Luc che è lontano ad Abidjan” e per questo mi ha preso in simpatia, salutandomi ogni mattina con i rituali interminabili della lingua Agni! Ha colto il mio affetto per i bambini dell’orfanotrofio e decide di invitarci tutti quanti ad Ayenou, il suo villaggio, lontano pochi chilometri dalla città. “Se tu sei mio figlio, loro sono i miei nipoti!” mi dice. Ed ecco che tutti i bambini dell’orfanotrofio si mettono in marcia. Il sole africano è davvero un osso duro, ma quando si cammina si canta, si ride, si balla, ci chiacchera e la fatica è dimenticata dalla compagnia e poi c’è sempre una mano da stringere, conforto per i bambini, e sicurezza per me che molto bambino ancora mi sento in questa terra africana.

Arrivati al villaggio mamma Cecile organizza un ricevimento degno dei migliori ospiti, per noi ha fatto preparare del pollo, gnami bolliti e della cacciagione… quando mi mostra quest’ultima non c’è bisogno di chiedere cosa sia: la coda è già abbastanza eloquente, si tratta di un ratto. Ma come rifiutare il frutto di tutto questo lavoro?

Mangiamo il tutto nel bel mezzo della foresta africana, avvolti dalle palme da cui i contadini estraggono i bangui, il vino di palma, bevanda leggermente alcolica che gli ivoriani amano particolarmente. La giornata è serena e forse, almeno per oggi, ci siamo messi da parte fardelli e preoccupazioni e forse, almeno per oggi, questi bambini hanno sentito di essere di qualcuno.

Il giorno dopo è la festa di Tutti i Santi e celebro la Messa a Kongodia, un villaggio della parrocchia, a pochi chilometri da Agnibilekrou. Al termine della celebrazione mi viene chiesto di accompagnare la comunità al cimitero per una preghiera di benedizione. Mentre ci si avvia in questa processione un bambino mi prende la mano. E penso quanto sia bello camminare mano nella mano con questi piccoli, e come questi piccoli in questo anno di terra africana mi abbiano davvero accompagnato. Ieri ho camminato mano nella mano con i piccoli orfani, abbandonati e dimenticati, oggi cammino con questa comunità di persone povere ma dignitose, veri esempi di santità. E mentre cammino verso il loro cimitero sento il misterioso abbraccio anche dei miei cari che hanno lasciato questo mondo e sento che mano nella mano si cammina tutti insieme verso la Gerusalemme celeste.

Chiedo al piccolo che mi accompagna per mano: “tu come ti chiami?” “Chirst (Cristo)”, risponde e precisa: “proprio come Gesù Cristo”. Beh, effettivamente, chi altro poteva essere?

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