Nel caos serale di Agnibilekrou li vediamo passeggiare mano nella mano, attorniati dal perenne e caotico mercato africano, da uno sfrecciare frenetico di veicoli fuori controllo, nell’imbrunire di una giornata ivoriana. Sara ed io li osserviamo con emozione e meraviglia i nostri due vecchi che mai avrebbero pensato di trovarsi in questo luogo. Ma Natale è riscoprire di essere dove mai avresti pensato di andare.

Quest’anno il Natale in terra africana è caratterizzato da questa visita tanto bella quanto emozionante e carica di aspettative. Mamma, papà e Sara, mia sorella, vengono a trascorrere le feste in Costa d’Avorio. Non è cosa da poco intraprendere il primo viaggio in aereo a più di sessant’anni, mettendo in discussione paure e tabù che accompagnavano da tutta una vita. E già questo commuove, il desiderio di rimettersi in discussione di rimettersi in cammino, di scoprire qualcosa di nuovo, di sorprendente, come i pastori e come i Magi: Natale è riscoprire di essere dove mai avresti pensato di andare.

Il primo scoglio da superare è quello di mio papà terrorizzato dall’idea di prendere l’aereo. La sorpresa è scoprire che, con un po’ di giustificabile ansia, il viaggio aereo trascorre bene. Tuttavia il tragitto da Abidjan ad Angnibilekrou diventa un inferno. Lo sento mormorare preoccupato ad ogni sorpasso, mentre incrociamo veicoli carichi all’inverosimile, vetture dal cui tubo di scappamento fuoriesce ogni tipo di fumo tossico alla salute dell’uomo, mentre vediamo i pullmini (stracolmi di gente in viaggio) con i tettucci pieni di bagagli, suppellettili e pure una capretta e camion che senza alcuna regola conducono merci pesantissime. Come si fa a muoversi in questa maniera? Natale è riscoprire di essere dove mai avresti pensato di andare.

E poi mentre attraversiamo città e villaggi, chiedersi dove viva tutta questa gente e come possa vivere in quei tuguri che si vedono ai bordi della strada. Scoprire che la gente vive, lavora, vende ed acquista proprio tra cui cumoli di rifiuti dove tu non avresti mai pensato che qualcuno potesse vivere. E’ vero, che certe storie le abbiamo raccontate noi figli che in Africa ci siamo vissuti, ma di fronte a certi racconti, per difenderti, allontani le immagini più crude. Ma quando tutto questo ce l’hai davanti agli occhi… Non puoi più fare finta di niente. Natale è riscoprire di essere dove mai avresti pensato di andare.

Ma dopo le prime giornate frastornanti con la visita al mercato con i suoi odori nauseabondi, il pesce circondato di mosche, il sangue della macelleria in piena aria, e le discarica che invade la strada fino alle prime bancarelle; l’Africa ti assale con tutta la sua dolcezza. Perché Natale è riscoprire dolcezza nella povertà di ciò che sembra perduto.

Tutta la famiglia è subito conquistata dalla simpatia di maman Cecile, la mia mamma adottiva africana che invita i miei genitori al suo villaggio per un pic-nic a base dei cibi più tipici della Costa d’Avorio. E se la visione del ratto pronto per essere cucinato turba i nostri sguardi attoniti, la simpatia e l’accoglienza ci lascia senza parole. Si tratta di piccoli ma significativi gesti di cura che, nella semplicità del luogo, fanno sentire a proprio agio. Ovunque l’accoglienza e il sorriso africano sconfiggono pregiudizi e diffidenza. Così nel piccolo villaggio di Assemiankro si imbandisce una tavola degna del Natale per accogliere la mia famiglia mentre noi organizziamo una gara a tiro a segno che entusiasma più giovani ed adulti che i bambini. A Nianda, il giorno di Natale siamo accolti da lucine natalizie psichedeliche che avvolgono l’altare e da una folla di bambini che al termine della celebrazione chiede di giocare, mentre a Santo Stefano festeggiamo la festa patronale con il villaggio di Akpweso. In città molte famiglie ci aprono le porte gratuitamente per condividere un pasto ed un saluto con i nuovi arrivati!

Mamma e papà sconfitti da tanta accoglienza tornano bambini, si lasciano andare ed abbandonano tabù consolidati da anni e rimettono in gioco orari, abitudini, vizi e virtù: perché Natale è tornare un po’ bambini. Lo è anche per me e per Sara che dopo anni troviamo i nostri genitori per tanto tempo vicini e mettiamo da parte un po’ del nostro orgoglio e ci lasciamo coccolare da loro. Natale è tornare un po’ bambini anche per mamma e papà che, nel caos di questo tramonto africano vediamo teneramente stringersi la mano per camminare in un mondo tanto duro quanto meravigliosamente dolce: insieme non abbiamo paura. 

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