“Ho incontrato molte famiglie come voi in Italia, ora, sono felice di incontrarvi qui, in Costa d’Avorio. So che avere un figlio disabile è una grande fatica, ma, voi lo sapete meglio di me, un figlio disabile è un immenso dono di Dio”. Sono queste le semplici parole che ho dovuto tradurre in francese, con la voce rotta dall’emozione, nella casa di Anne Vittoria, ragazza di Agnibiliekrou, affetta da una grave forma spastica. Parole che come sempre hanno aperto un sorriso ad Anne Victoria, sempre curata e vestita come una principessa, ma hanno aperto il cuore dei genitori che ascoltavano con gli occhi pieni di lacrime.

Invece Marie Denise la troviamo bella zozza davanti alla cappella di Saint Paul di cui i genitori sono custodi. Con le sue gambette troppo corte e torte non si tira mai indietro e sta giocando per le strade polverose della città con le sue sorelle e i suoi amici. Appena ci vede si immobilizza in un sorriso prima di correre incontro a Walter, il nostro volontario che già da settimane la viene a trovare. La nostra visita non è attesa e ci ritroviamo nel mezzo di una cucina a cielo aperto, regno della mamma, che come buona donna di casa, è sempre attiva per preparare il meglio per i propri figli, nella povertà, ma nella dignità, la stessa povertà e dignità di cui trasudavano i racconti dei miei nonni.

La mamma racconta della figlia: “la mia piccola spesso è presa in giro, ha le gambe torte e corte, ha fatto un’operazione e se ne avremo i mezzi e la possibilità ne faremo un’altra…”. Il Vescovo la guarda con affetto paterno e dice: “Sono sicuro che ti sai difendere bene, le bambine come te, affrontano grandi difficoltà, ma queste difficoltà le fanno crescere, e non le ferma più nessuno”. Marie Denise, tutta orgogliosa di fronte ai complimenti di questo nonno bianco, si lascia prendere in braccio dal Vescovo, che però reclama:” facciamo presto una foto, perché è piccola, ma pesante!”… tutto si scioglie in un sorriso.

Un sorriso che sgorga spontaneo nelle periferie del mondo, perché è proprio in queste periferie del mondo che Dio ha preso casa. Una periferia da incontrare e da evangelizzare, ma una periferia che ci interroga a volte ci lacera e in ogni caso ci evangelizza. Della visita del Vescovo terrò sempre questi semplici incontri informali con chi sta vivendo una sofferenza ma allo stesso tempo incontri con un sorprendente sapore di Vangelo.

Qualche sera prima il Vescovo Francesco ha voluto incontrare il consiglio pastorale della parrocchia. In questi uomini e donne si leggeva tanta gratitudine per questa attenzione pastorale, nei loro discorsi tanta riconoscenza per il dono che la Chiesa di Bergamo ha fatto in questi anni alla parrocchia Saint Maurice d’Agnibilekrou, e la richiesta che don Massimo, ormai giunto alla fine del suo mandato in Costa d’Avorio, possa restare ancora un po’ di tempo. Il Vescovo ascolta paziente, ma sorprendentemente ribalta la prospettiva. “Noi, Chiesa di Bergamo, noi Chiesa italiana, noi Chiesa europea, abbiamo bisogno del vostro aiuto.” Il Vescovo non parla semplicemente del fatto che ormai sono molti più i preti stranieri missionari in Italia che non i preti missionari italiani nel mondo, ma anche di una cultura africana, di una fede africana, di un modo di vivere la religiosità africana di cui l’Occidente ha un estremo bisogno.

Il Vescovo Francesco non esita ad elencare alcuni doni dell’Africa, la giovinezza e la gioia della fede e delle celebrazioni, una famiglia allargata e numerosa, contro le nostre chiusure e le famiglie di figli unici, dove il rischiamo di perdere il senso autentico della parola fraternità. “Noi, chiesa di Bergamo, abbiamo bisogno di voi, per ritrovarci, per riscoprire il Vangelo”.

Posti in cerchio attorno a Sua Eccellenza, gli occhi di tutti si riempiono di emozione. Un nonno, Leonard, parla con chiarezza: “Noi spesso ci vergogniamo della nostra storia e della nostra cultura. Hanno appena cacciato di casa mio figlio perché non aveva i soldi per pagare l’affitto. Io e mia moglie abbiamo deciso di riaccoglierlo in casa, con la moglie e con i figli ed è difficile. Noi diciamo che questo è sottosviluppo, lei stasera ci dice che questo è Vangelo, grazie!”

Il grazie al Vescovo Francesco è per il fatto che, con delicatezza, ha saputo entrare in contatto con le storie povere, ma incredibilmente ricche di senso della nostra parrocchia, aiutandoci a riscoprire che là dove si tocca con mano la realtà della vita, si incontra la realtà di Cristo.

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