Solo un mistico come il Beato Angelico poteva regalare al mondo un’opera tanto importante ed al tempo stesso leggera come la sua Annunciazione. Te la trovi lì davanti all’improvviso mentre stai facendo le scale del convento di San Marco, dove l’Angelico viveva. Come nel Vangelo di Luca vieni sorpreso da questo racconto di annuncio, di vita, di paura, di coraggio e di corpo. E come nel Vangelo di Luca si respira un’atmosfera un po’ sospesa da fiaba e al tempo stesso si sente tutta la gravità di un “sì” che cambierà il corso della storia; così il pittore fiorentino coglie tutta quest’atmosfera magica, ma la inserisce in spazi reali ed in corpi, con la loro forma, il loro dramma, la loro pesantezza. Leggerezza di un annuncio, di una giovinezza e di un sogno; pesantezza di un corpo che si trasforma che si prepara per accogliere e generare, e sarà un travaglio ed è già turbamento. 

Poche notizie leggere arrivano in questi giorni , sento la pesantezza di annunci drammatici che giungono dalla mia terra. Numeri drammatici non lasciano spazio alla leggerezza, ma che appesantiscono gli animi: un bollettino di guerra sarebbe meno crudo. Molte persone sono malate in ospedale, molte altre con sintomi importanti che sono costrette a passare la loro degenza a casa nell’impossibilità di trovare un posto negli ospedali già saturi dei casi più tragici, alcuni, troppi, muoiono. In questo troppo dolore scopro un’umanità bella. Forse è questo messaggio leggero che la festa dell’Annunciazione che celebriamo ogni 25 marzo, ma che quest’anno cade nel mezzo di una terribile pandemia, ci chiede di non perdere.

Scopro che è morto il dottor Leone. Non lo conoscevo, ma era papà di Giacomo, un mio compagno dell’ultimo anno di Liceo. Nei racconti che leggo di lui vedo la storia di un medico appassionato che pure di fronte a questa pandemia terribile ha saputo donarsi con generosità. Una storia simile è quella di Carlo, che tutti a Boltiere conoscono come il dottor Passera. Non ho mai avuto troppe occasioni d’incontro con lui, ma tutti gli innumerevoli suoi pazienti, miei parrocchiani, mi raccontavano di un uomo saggio, attento all’integralità della persona umana e non solo al “caso” medico. Una finezza che dimostrava anche nella sua attenzione verso i malati psichici ed i loro familiari. Molti altri nomi di vittime che conosco sono legati a Boltiere, paese dove ho svolto il mio ministero di prete per otto anni. Penso a Aldo, il vecchietto arzillo del paese, che a più di novant’anni partecipava a tutte le camminate non competitive della bassa bergamasca, penso al suo sguardo profondo che si riempì di lacrime quando, qualche giorno prima della mia partenza, venne a salutarmi per darmi un suo regalo. Penso al Baroni volontario alpino e dell’oratorio e alla sua incontenibile allegria, dopo le serate di duro lavoro, si fermava sempre per la partita a briscola accompagnata da un bicchiere (anche più di uno) di grappa ed era un piacere ascoltarlo mentre raccontava le sue barzellette non proprio esattamente ortodosse! Penso a Francesco, papà di un sacerdote, alla sua finezza d’animo, alla sua gentilezza, alla sua fede che non gli ha mai fatto perdere la serenità, anche quando ha dovuto accompagnare sua figlia negli ultimi momenti della sua vita. Penso a Rosario, una presenza silenziosa e semplice all’interno dell’oratorio, lui che si raccomandava sempre perché stessi bene ed in salute; lo aveva fatto anche l’ultima volta che ero rientrato, mai avrei potuto immaginare che sarebbe stata l’ultima. Penso a Giamba, papà di Cristian e Martina, che è morto ancora troppo giovane. Taciturno era sempre presente per supportare i suoi figli. Penso a Battista che quando mi vedeva alla festa dell’oratorio mi chiamava in disparte con la sua faccia da furbetto e mi offriva una birra, così aveva pure lui una scusa per prenderne un’altra mentre sua moglie, che ci guardava sorridente, a quel punto non aveva più motivi per criticarlo. Era sempre un momento prezioso per fare due parole. Penso ai tanti preti morti, a don Fausto con tutto il suo carisma e la sua vita dedicata agli ultimi, a don Mariano con il suo fare autoritario che nascondeva una tenerezza d’animo, a don Achille che mi aveva cresimato ragazzino e che giovane seminarista mi accoglieva la domenica per aiutarlo nell’animazione della Messa. Penso… Penso che ciascuno debba continuare raccontando le storie dei personaggi scomparsi del proprio paese, del proprio quartiere, del luogo di lavoro. L’incarnazione che oggi abbiamo celebrato ha la pesantezza concreta del corpo, segnato inevitabilmente dalla morte, ma è anche annuncio di un sogno, desiderio di un’umanità nuova, progetto di un futuro. Credo che queste storie, questi incontri, questi episodi, che oggi raccontiamo con gli occhi gonfi di lacrime, costituiscano un patrimonio che non si può disperdere. Nella gravità di una situazione drammatica non perdiamo il gusto di un annuncio di speranza,non dimentichiamo di raccontare il bene che ognuno dei nostri cari ha lasciato, questo è già Vangelo: buona notizia!

One Reply to “E’ già Vangelo…”

  1. don luca ciao, grazie per le parole che hai scritto per il mio papà, era proprio così; ora se la gode con mia sorella e noi cerchiamo di continuare a vivere nella gioia qui sulla terra. mi permetto anche di disturbarti, nonostante la tua lontananza, per chiederti un parere sull’articolo che ti allego di un prete anonimo di bergamo. io un mio parere l’ho: credo che il tuo possa essere opportuno, ne vorrei fare una discussione con i giovani e con gli adulti. grazie, nella preghiera, pgiannicola
    https://patronatosanvincenzo.it/blog/lettera-di-un-prete-di-bergamo-gia-educatore-in-seminario-e-docente-di-teologia/

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