Si fece buio su tutta la terra… queste parole dalle tinte meste e tragiche preludono nei vangeli alle morte di Gesù, quando una misteriosa eclisse solare tolse all’intera umanità quel sole che rallegra, colora e dona vita. Con lo stesso buio surreale ci siamo svegliati in questo venerdì santo, non a causa di un’eclisse, ma per nuvole dense e nere che riempivano il cielo.

In Costa d’Avorio questa è la stagione delle piogge torrenziali eppure questi temporali sono sempre serali o pomeridiani. Con un’insolita eccezione, questo venerdì santo scoppia un temporale forte e violento nel primo mattino, forse a significare uno stato d’animo che quest’anno più che mai ci caratterizza. In tutto il mondo una misteriosa quanto terribile malattia miete vittime, noi, bergamaschi, abbiamo respirato il clima pesante e terribile di questa pandemia che ha colpito tragicamente la nostra terra. Da lontano abbiamo sofferto vedendo le immagini dei camion militari che trasportavano le bare dei nostri concittadini che affollavano il cimitero cittadino senza possibilità di trovare degna sepoltura. Abbiamo saputo di amici ammalati, di amici morti, di famiglie segnate dalla preoccupazione e dal lutto per i loro cari. Abbiamo pregato per i nostri confratelli defunti.

Proprio nel mezzo dell’emergenza italiana, i primi casi si sono registrati pure in Costa d’Avorio. Un mondo globale come il nostro non fa sconti anche a paesi che sembrano lontani, e così, ad Abidjan, capitale economica della nazione, si sono verificati i primi contagi di ivoriani rientrati dall’estero e poi pure di ivoriani mai usciti dal territorio, ma entrati in contatto con altri malati. In pochi giorni il governo ha preso la decisione di chiudere le scuole e di vietare assembramenti di persone. Dopo questi primi decreti abbiamo immediatamente deciso di interrompere ogni attività parrocchiale: Messe, catechesi, pellegrinaggi, attività ludiche, riunioni.

Con la paura e l’ansia di rivivere di alcune terribili storie italiane, in queste settimane ci siamo dedicati alla sistemazione della missione che è uno spazio grande e bello ma che necessità di continua manutenzione anche a causa del clima africano che non è mai troppo clemente con le costruzioni umane. Così abbiamo sistemato ogni magazzino svuotandolo e ripulendolo da anni di polvere, abbiamo catalogato le numerose chiavi della missione, abbiamo ripristinato l’impianto elettrico della casa degli ospiti. Nel frattempo abbiamo terminato la quaresima celebrando il mattino tra di noi, abitanti della casa: quattro missionari bergamaschi, père Ange ivoriano e i due laici volontari Chiara e Walter.

E mentre noi ci dedicavamo alla manutenzione della parrocchia all’esterno la vita scorreva senza troppi cambiamenti: venivano chiusi ristoranti e bar, ma la gente continuava la sua vita normale eccezion fatta per un bizzarro coprifuoco che dopo le 21 e fino alle 5 del mattino impedisce di uscire, qualche mascherina estemporanea che è spuntata e qualche bidone d’acqua e sapone dislocato fuori da qualche struttura per lavarsi le mani. Il mercato, luogo di dubbia igiene con le bancarelle distanziate a pochi centimetri una dall’altra, resta aperto e come potrebbe essere altrimenti dato che è il luogo dove la gente fa gli acquisti più necessari. Senza il mercato molte famiglie non avrebbero da vivere sostentandosi quotidianamente grazie al piccolo guadagno della bancherella. I viaggi ad Abidjan ora sono controllati e limitati, ma chiudendo le scuole migliaia di giovani si sono riversati dalla capitale ai propri villaggi e vedendo il caos, il presidente anziché vietare gli spostamenti ha prolungato il termine di questi di una settimana, confidando che il virus per una settimana non salisse sui pullman riempiti all’inverosimile di passeggeri. La pausa scolastica e il periodo particolare ha dato un buono slancio ai viaggi per cui molti ivoriani sono andati e venuti dal loro villaggio di origine per fare visita ai parenti: insomma pare che nessuno abbia rispettato le regole minime per evitare l’espansione del contagio.

I casi sono in aumento, ma fino a ieri sera erano 444, quasi tutti ad Abidjan e “solo” tre le vittime accertate, un numero ancora limitato rispetto al disastro italiano: per qualche strano motivo il contagio non sembra avere intanto la stessa forza che in Lombardia. La situazione assomiglia a quella dell’arrivo di un temporale africano, da lontano dense nubi nere si avvicinano, fulmini, tuoni e vento forte annunciano l’imminente arrivo della perturbazione. Tu sai perfettamente che non c’è molto da fare e sai che il temporale potrebbe arrivare con incredibile violenza, oppure essere meno pericoloso del previsto o addirittura cambiare direzione e sfiorare appena la città. Nessuno sembra attrezzato ad affrontare davvero questa emergenza in questo paese e a noi non resta che attendere l’evoluzione di questo temporale. E mentre questo temporale ci avvolge con la sua violenza in questo venerdì santo so che in questi giorni celebreremo comunque una Pasqua particolare: segnata come sempre dalla morte, ma piena di speranza certa nella resurrezione, perché in questa tempesta non saremo mai soli.

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