Pistulì gratacul! Era questo il nome con cui don Francesco mi chiamava: “ i nuovi arrivati li chiamo pistulì gratacul… adesso tocca a te”. Don Francesco era così, poche cerimonie ed ironia sferzante uno di quelli da prendere o lasciare.

L’avevo conosciuto nel gennaio del 2018 scendendo per accompagnare il vicario generale in visita in Costa d’Avorio e per continuare il mio discernimento su una proposta di missione a cui avrei dovuto dare risposta a breve. Lui da pochi mesi aveva fondato una nuova parrocchia nel nord della Costa d’Avorio, nella zona della savana. Da quasi trent’anni si trovava in Africa nella diocesi di Bondoukou, situata più a nord della diocesi di Abengourou dove operiamo noi. Dopo un lungo servizio a Tanda, dove la presenza bergamasca era storica, era divenuto parroco del capoluogo in una zona ricca della città, ma ormai anziano aveva chiesto di partire per creare una nuova parrocchia in un piccolo villaggio della diocesi: Koutouba. E là lo avevamo raggiunto per celebrare una Messa con la nuova comunità. Ricordo il carattere da subito spinoso e burbero, una casa disordinata dove infinità di libri erano impilati in terra e i suoi occhi che si illuminarono alla vista del formaggio e del salame che avevamo portato in dono.

Avevamo celebrato la Messa nella piccola Chiesa che era piena per onorare l’arrivo del vicario don Davide e della sua piccola delegazione. Una messa che mi aveva fatto tremare le gambe dall’emozione: i canti in varie lingue locali, le danze offertoriali, la dignitosa povertà del luogo mi avevano fatto innamorare. E poi quest’uomo anziano che si commuoveva come un bambino di fronte a questa nuova realtà parrocchiale ed al semplice affetto che questa gente gli manifestava. Ricordo ancora la domanda che Gesù poneva ai suoi discepoli quel giorno nel Vangelo: “Avete ancora paura?”

Don Francesco non aveva paura, e ripeteva spesso: “io sono anziano e devo dare un messaggio ai preti giovani della mia diocesi che amano troppo la comodità: dobbiamo stare vicino alla gente per questo sono venuto qui! I preti si innamorano dell’asfalto (riferendosi a quelle zone più ricche e meno rurali)” Mi ricordo che quel giorno chiedendogli se avesse almeno l’acqua corrente in casa ci rispose: “Certo! corrono i miei parrocchiani a portarmela”! Vero montanaro di Boario, don Francesco non temeva la fatica, la povertà, il disagio, la solitudine, le difficoltà.

Quando ci trovavamo insieme come missionari bergamaschi era sempre bello discorrere con don Francesco: parlava di tradizione e cristianesimo e capivo quanto fosse appassionato di Vangelo e capivo quanto amasse la sua Africa con i suoi riti pagani ancestrali, ma anche con una sua saggezza atavica che continuava a guardare con curiosità sapendo che c’era ancora qualcosa di nuovo d’apprendere. E nei nostri incontri non mancava mai qualche battuta sulla nostra Atalanta, questo amore ci accomunava e non si perdeva occasione di commentare le ultime esaltanti stagioni!

Negli ultimi mesi molte cose erano cambiate: don Domenico è rientrato in Italia e don Francesco era rimasto l’ultimo prete bergamasco in diocesi di Bodoukou, con coraggio aveva intrapreso la costruzione della canonica di Koutouba e con orgoglio ce l’aveva mostrata a dicembre quando eravamo andati a rendergli visita. Noi lo avevamo visto troppo magro e la preoccupazione di saperlo distante non mi lasciava del tutto tranquillo. A gennaio il vescovo di Bondoukou gli ha imposto di rientrare a Tanda per via di alcuni movimenti di stampo terroristico nei villaggi della parrocchia, ma oltre a questo la sua salute stava peggiorando. A febbraio, durante la sua visita alle missioni, il vescovo Francesco era passato a Tanda per salutarlo e lì tutti lo avevamo visto veramente debilitato. E forse sarebbe stato saggio farlo rientrare in Italia, ma intuisco anche che don Francesco questo non lo desiderava e pur capendo che le forze lo abbandonavano, capiva di non poter abbandonare la sua Africa. Quando si cominciò a pensare ad un rientro d’emergenza in Italia ormai la situazione della pandemia impediva i viaggi. Ad Abidjan riuscirono a trovare la diagnosi ed a operare il tumore allo stomaco. Noi siamo rimasti distanti anche a causa del coronavirus che cominciava a diffondersi in capitale.uando

Proprio il venerdì santo don Francesco aveva chiesto il nostro aiuto: doveva essere dimesso e si doveva organizzare la sua riabilitazione. Mi ero offerto di accompagnarlo in questo momento e mi ero mosso per chiedere i permessi necessari per recarmi ad Abidjan ormai in quarantena. “Sono Luca! Il pistulì gratacul! Vengo lunedì…” ma, come a non voler disturbare nessuno, sabato si è aggravato e la sera del giorno di Pasqua è morto. Quella stessa sera in cui i due discepoli avevano riconosciuto il Risorto. Mi piace pensare che Gesù, che don Francesco ha servito per tutta la vita, l’abbia accolto alla sua stessa maniera: “Hey! pistulì gratacul…guarda che ora sei il novello qui in Paradiso”! Trattandolo con quella stessa schiettezza e quella bontà d’animo un po’ rude con cui lui affrontava i rapporti.

Caro don Francesco, ora che anche tu sei tornato novello, non dimenticarti di noi pistulì gratacul ivoriani alle prese con passi ancora troppo grandi in questa realtà particolare e nuova che tu hai amato tanto!

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