Questo funerale non s’ha da fare!

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Più volte ho detto che il momento della morte qui in Africa è vissuto con un coinvolgimento particolare. I funerali devono essere organizzati con cura e questo comporta che per settimane, a volte mesi, il corpo del defunto resti in una cella frigorifera in una camera mortuaria. La tradizione ha da sempre dato importanza a questo momento, ma oggi si aggiungono elementi consumistici che donano ambiguità a questo evento. Infatti per i funerali non si risparmia mai, ma queste spese sono un investimento perché gli invitati al funerale non lesinano di lasciare abbondanti offerte alla famiglia per affrontare il lutto e per contribuire alle spese delle esequie. Un commercio della morte che trae forza dalla antica tradizione che sottolineava e sacralizzava questo momento, ma che ha delle derive tragicomiche. Ultimamente sono diventati virali suo social i rituali del vicinissimo Ghana dove i becchini ben abbigliati, come funamboli, danzano portando la cassa del morto.

Per i cristiani si celebra la messa con il rito funebre come avviene in Italia, ma il momento centrale per tutti è la veglia tradizionale la vigilia della sepoltura. Nella casa del defunto si ritrovano tutti i convenuti, per i cristiani una prima parte della serata si prega con canti, per tutti la notte trascorre come un banchetto allietato da danze e canti tradizionali, i fedeli della religione animista compiono i loro rituali ed i loro sacrifici.

La tradizione è poi particolarmente precisa nell’elencare i diversi comportamenti davanti ai differenti tipi di morte. La morte del primo figlio è da celebrarsi in fretta, senza grandi cerimonie ed evitando grande clamore affinché la morte non ci trovi troppo gusto e non torni troppo presto a visitare la famiglia. La morte del re per esempio è taciuta fino allo sfinimento e anche quando è annunciata ufficialmente lo si fa attraverso delle metafore bizzarre per cui il re non è morto ma ha il mal di denti.

Una morte molto tragica che colpisce ancora spesso questa terra africana è la morte legata al parto in cui molte donne ancora perdono la vita dando alla luce il loro figlio. Queste morti causate troppo spesso dalle deficienze del sistema sanitario, erano viste come un mistero immenso. La famiglia che aspettava la gioia di una nascita si trovava a piangere per una morte sofferta ed inaspettata. Nella tradizione agni tutto questo era strettamente legato ad una maledizione che bisognava allontanare. Per questo il corpo di una donna morta durante il parto non poteva tornare al suo villaggio natale, il corpo doveva essere sepolto alla svelta e alla notizia le donne del villaggio sarebbero scese per le strade nude urlando e disperandosi per allontanare questa maledizione.

Yolanda non viveva più ad Agnibilekrou, ma nella nostra parrocchia era cresciuta ed aveva ricevuto battesimo e cresima. Anche Yolanda è morta durante il parto e la famiglia aveva chiesto di poter celebrare il suo funerale nella Chiesa dove era stata battezzata senza alcuna veglia come previsto dalla tradizione. Ma di fronte a questa richiesta si leva la voce della regina madre che, pur essendo cristiana, impone che il funerale non abbia luogo.

Noi preti restiamo stupiti da questa presa di posizione che invade il nostro campo e ci rechiamo in visita dalla regina madre per chiedere spiegazioni. La persona che ci riceve ha poco di reg

ale: troviamo una vecchia sguaiata che sbraita al telefono e che ci riceve sgarbata e contrariata senza alcun riguardo del cerimoniale tradizionale nei confronti dell’ospite. Ci spiega che lei non può permettere che la maledizione di questa morte cada sulla città e che questo funerale non può essere celebrato. Ritorniamo a casa basiti: come è possibile che nel 2020 possa essere negato il funerale cristiano di fronte ad una morte tanto tragica?

Decidiamo di lanciare un messaggio: la messa del funerale si farà all’ora prevista. La famiglia di Yolanda non porta il corpo in Chiesa per non mettersi contro all’autorità della regina ed attirarsi l’antipatia della città, ma con alcuni cristiani ci troviamo a pregare per questa figlia dell’Africa che tutti sembrano aver abbandonato, ma che il Signore sicuramente ha accolto…Le letture del giorno offrono le parole dell’apostolo Paolo al suo collaboratore Timoteo e risuonano forti e taglienti più che mai: “Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole. Tu però vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero.”

Il pomeriggio siamo invitati a una festa di compleanno di un bambino disabile della nostra parrocchia. Elodie, sua mamma, rimasta vedova dopo il parto di suo figlio fin da subito segnato da gravi disabilità non l’ha mai abbandonato e sta spendendo la sua vita per il suo Prince (principe). Ci accoglie con il suo immancabile sorriso e si da fare perché i quattro anni del suo principe siano celebrati nella gioia e nel benessere di tutti. E qui, nella semplicità di questa casa, riconosco tutta la solare regalità di questa donna: lei è davvero una madre regina.

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