Ed eccoci qui! Il periodo appena vissuto è stato ricchissimo e le prossime settimane non saranno meno intense. Infatti, interpretando con molta “fantasia” le norme imposte dal governo, abbiamo deciso di vivere le iniziative estive che si svolgono abitualmente in parrocchia. La decisione è stata ponderata e legata al fatto che la terribile emergenza covid ha toccato tutti i continenti, ma, fino a questo momento, ha risparmiato misteriosamente l’Africa. I morti in tutto il paese sono meno di cento e la gente continua la propria vita normalmente. Anche il governo, che ha predicato sempre prudenza e minacciato sanzioni, ha celebrato il funerale del primo ministro recentemente scomparso con assembramenti di migliaia di persone. In queste condizioni perché non provare a donare un sorriso a qualche bambino della nostra parrocchia?

Così, anche se un po’ in ritardo, abbiamo avviato la macchina della settimana dei bambini: incontri di preparazione, il corso residenziale di formazione per gli animatori e poi, nella settimana appena conclusasi, la tredicesima edizione di questo avvenimento. Sono stati giorni intensi e quando si è presi nel vortice degli avvenimenti è difficile fermarsi per riflettere su quello che si vive. Ma oggi, proprio come nella parabola del Vangelo di domenica, è bene tirare le reti sulla spiaggia e come il pescatore saper scegliere quello che è buono e nutriente e quanto non vale niente ed è da gettare.

E so che di questa settimana dei bambini conserverò indelebili alcuni sorrisi… Penso soprattutto ai sorrisi di alcuni bambini con i quali in questi mesi abbiamo instaurato un rapporto bello ed intenso. Penso a Marie Denise, la bimba di 10 anni con le sue gambette malate e torte. L’abbiamo iscritta alla settimana dei bambini e in certi momenti abbiamo visto tutto il disagio di vivere con il suo handicap in mezzo a tanti bambini normo dotati. Eppure il suo impegno non è mai mancato, ha giocato e ballato fino allo sfinimento. Il giorno della gita a piedi fino al villaggio di Assikasso ha camminato a piedi per chilometri mano nella mano con qualche compagno un po’ sensibile. Solo per gli ultimi passi ha ceduto e si è fatta prendere sulle spalle dal suo Walter, il nostro laico che segue il progetto con questi bimbi disabili.

Altro sorriso unico è quello di Ramatoullay, anche lei è una bimba disabile che seguiamo da alcuni mesi, alcuni anni fa la meningite le ha fatto perdere l’udito e lei ha dovuto rinunciare alla scuola. La sua famiglia è poverissima e quando arrivi nel suo cortile sei accolto da uno stuolo di bambini che parlano la lingua dioula. Ma Walter ha continuato a visitarla e ha stimolato le sue competenze, ora ha ripreso a scrivere francese e, benché sorda, alla settimana dei bambini non ha avuto problemi di comunicazione e parlando molto lentamente e con un po’ di pazienza si è fatta capire e ben volere da tutti. Durante il laboratorio di collage ha realizzato il suo bellissimo kung-fu panda (film che ha accompagnato la nostra settimana) e me l’ha mostrato con grande orgoglio: non dimenticherò mai il suo sorriso colmo di gioia e la sua soddisfazione di essere finalmente apprezzata e riconosciuta da qualcuno.

Non scorderò poi il sorriso degli animatori che quest’anno sono stato chiamato a gestire. Tra i tanti loro sorrisi conservo soprattutto quelli più timidi di Florence, una ragazza seria e sempre impegnata, ma con un viso un po’ imbronciato, sempre silenziosa e sulle sue. Mi ricorda un’animatrice di Boltiere che chiamavo la mia preferita per la gentile timidezza che la rendeva un po’ misteriosa. Lei di sorrisi ha imparato a farne parecchi col tempo…chissà che non si sciolga pure Florence. E poi ricordo i sorrisi della piccola Stephanie, ventenne tutto pepe alta un metro ed un pochino! I suoi occhi immensi e curiosi sono veramente fantastici. Di lei mi piaceva il sorriso un po’ sfacciato, il coraggio di guardarti dritto negli occhi e di dirti che non aveva capito le mie indicazioni date in un francese sgangherato, una cosa che sembra banale, ma che non è da tutti in una società maschilista e profondamente legata al concetto di autorità gerarchica. Insomma dove la soluzione più facile è dire di sì senza capire niente, lei chiedeva spiegazioni e approfondiva. Stephanie era capace di dirmi fino allo sfinimento che la corrente in francese è maschile e non femminile: “le courant” e che io si dice je e non ja, mentre tutti gli altri tacevano per un rispetto affettato e distante. Forse per questo suo coraggio è stata anche ripresa dai benpensanti di turno… ma spero che nessuno le tolga mai lo sguardo indagatore ed il sorrisino beffardo!

Ed infine il sorriso di don Massimo che per tredici anni ha inventato, condotto, seguito e stimolato la settimana dei bambini. La Messa finale è stata celebrata da lui ed è stata un’occasione per rendergli grazie per l’impegno profuso nella cura dei bambini e nella formazione degli animatori, un sorriso velato di un po’ di tristezza per un distacco che si avvicina sempre di più dalla sua Costa d’Avorio, ma un sorriso che ho visto colmo di gratitudine. Quella gratitudine che conservo nel cuore e spero che non manchino mai sorrisi ricchi carichi di fatica, ma anche di gioia e di umanità.

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