Ed anche la trentaseiesima edizione dell’incontro giovani è stata celebrata. Si tratta di un incontro dei giovani della parrocchia. La nostra parrocchia infatti è particolare perché, oltre alla città, raggruppa altri undici villaggi, alcuni sono dei piccoli abitati di poche centinaia di persone, altri sono veri e propri paesi con una loro storia più strutturata e lunga. Proprio in uno di questi villaggi più grandi, l’abitato di Bangoua, abbiamo vissuto l’edizione di quest’anno, utilizzando una citazione di papa Francesco “andate, senza paura per servire…” Questa frase pronunciata in un discorso ai giovani durante la gmg di Rio de Janeiro, è stata presa in prestito per trattare del tema civile e politico in un paese che si avvicina alle elezioni che avranno luogo ad ottobre.

I duecento giovani iscritti arrivano nei modi più improbabili, pullmini caricati all’impossibile che devono attraversare cinquanta chilometri di piste sterrate ed in pessime condizioni dopo la stagione delle piogge,; i giovani del villaggio più lontano dall’incontro arrivano ammassati su un cassone del camion; altri ancora, quelli dei villaggi più vicini, arrivano a piedi camminando per qualche decina di chilometri, un villaggio decide di venire in moto: una sola per tutti e cinque i partecipanti. Anche il concetto “giovane” è molto labile e discutibile, abbiamo chiesto che gli iscritti abbiano tra i quindici e i trentacinque anni, fascia d’età sicuramente già molto grande, eppure i catechisti interpretano queste indicazioni con fantasia in un paese in cui molti non hanno i documenti o li hanno contraffatti. Ed ecco che iscritti all’incontro ci ritroviamo dei ragazzini appena dodicenni o qualcuno che davvero è ormai ad un passo dalla quarantina. Anche per questo la divisione in squadre è fatta per fasce d’età per permettere di avere gruppi più omogenei per proporre una discussione più fruttuosa per tutti.

In ogni caso i giovani arrivano con grande entusiasmo, riempiono le sale della scuola di Banguoa ed anche se la corrente c’è solo qualche ora al giorno, ci si lava con i secchi e si dorme ammassati per terra, tutto questo non sembra essere un grande problema. E il grande cortile della scuola si riempie del suono dei tam tam che scandiscono i canti d’animazione africani ed ogni momento è buono per danzare!

Molto tempo è lasciato al divertimento spontaneo o a serate di animazione organizzate, ma non mancano i momenti di riflessione e preghiera. A me è affidato il gruppo intermedio, quello dei giovani tra i diciotto e i ventidue anni circa. E penso che sia bello poter trattare con loro un tema che immagino li veda incuriositi, ma mi accorgo subito di una certa distanza e disillusione. Nel gruppo di una trentina di partecipanti solo sette sono iscritti alle liste elettorali e potranno andare a votare, gli altri, pur essendo maggiorenni, non si sono interessati e ormai è troppo tardi per iscriversi. Sono il futuro della Costa d’Avorio e con orgoglio il giorno della festa dell’indipendenza, che cadeva durante il nostro incontro, hanno voluto sfilare con la bandiera per il cortile, ma pochissimi eserciteranno il loro diritto e dovere di cittadino di votare. Sollecitandoli all’infinito mi accorgo della loro rassegnazione davanti ad un paese che non dà spazio ai giovani: “noi dobbiamo rispettare i più anziani”. Capisci la naturalezza per cui nella loro cultura il capo sia indiscutibile, istituzione sacra e divina e che all’anziano si debba una venerazione che spesso travalica il giusto rispetto, l’autorità non è a servizio del bene comune, ma la comunità a servizio del capo. E capisco sempre più perché il mio modo spontaneo e scherzoso di gestire l’autorità spiazzi e scandalizzi. In fondo mi accorgo che nessuno si sente in diritto di poter parlare nella gestione di un villaggio, tutti vedono un sistema di potere corrotto, ma nessuno denuncia e qualcuno candidamente ammette che se avesse l’occasione ed i mezzi pagherebbe per ottenere quel posto nel concorso. E questi discorsi avvengono mentre l’anziano presidente annuncia la sua terza candidatura contro la costituzione e i candidati che si profilano sono gli stessi degli ultimi anni ed un paese giovanissimo rimane in balia di pochi vecchi manovrati da potenze estere. Sicuramente per questi poteri è utile che questi giovani rimangano nella rassegnazione e nell’ignoranza.

Di fronte a questa discussione impantanata nella rassegnazione mi viene un’idea: “e se fossi tu il capo del villaggio?”, chiedo e prendo la mia maglietta e l’appoggio sulle spalle di un giovane: “ecco la fascia! Sei il sindaco della città… sei il capo del villaggio…sei la regina… sei il re…”. Tutti sono chiamati a dire la loro ed anche Jean, ragazzo disabile che non riesce a parlare correttamente, si sbraccia chiedendo che la discarica del mercato venga spostata con la sua puzza nauseabonda a due passi dalle bancarelle. Ne esce un progetto un po’ sconclusionato in cui anche il villaggio più piccolo ha il suo liceo per evitare agli studenti spostamenti faticosi e distacchi pesanti, dove ogni strada è finalmente asfaltata e l’elettricità è arrivata ovunque! E tanto capisco che queste idee siano irrealizzabili a breve, quanto mi pare interessante ascoltare i loro sogni e provare a dargli spazio. In fondo capisco che hanno bisogno, come tutti, di essere accolti ed ascoltati, ma allo stesso tempo capisco che io, che la parrocchia Saint Maurice, che la Chiesa, che la Costa d’Avorio, che il mondo intero ha bisogno di ascoltarli perché nei loro sogni c’è una freschezza e leggerezza vitale che ci fa tanto bene… saremo all’altezza dei sogni di questi giovani?

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