A causa di Gesù, a causa dei poveri

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“E’ a causa di Gesù tutto questo, è a causa dei poveri tutto questo”. Sono parole semplici, come l’uomo che le pronuncia con la sua voce leggera durante i ringraziamenti finali, sono parole che testimoniano già l’umiltà e la mitezza di tutta la persona. Questa domenica abbiamo celebrato l’apertura dell’anno pastorale nel giorno in cui tutta la Chiesa vive la giornata mondiale missionaria, ma al tempo stesso abbiamo voluto celebrare i cinquanta anni d’ordinazione di don Gianni, il nostro parroco. Così la nostra chiesa si riempie di tutti i parrocchiani della città, alcuni delegati vengono anche dagli undici villaggi della nostra parrocchia ed alcuni rappresentanti vengono pure dalle altre otto parrocchie che sono sorte dalla parrocchia “madre” di Saint Maurice.

Quando arrivò 36 anni fa, la parrocchia di Saint Maurice si estendeva su più di quaranta villaggi e i tre preti bergamaschi che vi risiedevano dovevano percorrere instancabilmente fino a settanta chilometri di pista per raggiungere i villaggi più lontani. Nonostante tutto, ogni mese, don Gianni, don Vittorio e don Elvio non facevano mancare la loro presenza per poter celebrare l’Eucarestia in ogni comunità. “E a causa di Gesù tutto questo, è a causa dei poveri tutto questo”.

E allora non poteva esserci giorno migliore per festeggiare don Gianni che la giornata missionaria mondiale, ricordando il suo impegno per annunciare il Vangelo in ogni luogo, in ogni situazione. E allora non poteva esserci giorno migliore per festeggiare don Gianni che l’apertura di un anno pastorale, lui che è stato pastore in inimmaginabili situazioni, lui che si è speso per la formazione umana e cristiana di migliaia di ivoriani, lui che anche quest’anno, sebbene affaticato ed anziano, ha scelto di continuare il suo servizio di parroco, in fondo anche per accompagnare e sostenere i primi goffi passi di me e don Marco in terra ivoriana. “E’ a causa di Gesù tutto questo, è a causa dei poveri tutto questo”.

L’affetto sincero degli ivoriani è stato dimostrato dai tanti preti che hanno voluto partecipare alla festa e dai parrocchiani che hanno partecipato con grande entusiasmo: non solo la Chiesa era pienissima, ma anche il cortile si è riempito di gente. Père Cyprien, il vicario locale che ha tenuto l’omelia, ha ricordato la persona umile e semplice di don Gianni. “Don Gianni non ha fatto miracoli, don Gianni non ha compiuto gesti particolari, ma per 36 anni ha fatto crescere la fede nella regione degli Agni Djuablin, dove si sono moltiplicati i cristiani e le vocazioni” e questo vale più di ogni miracolo. Alla fine della Messa, alla presenza del nuovo re di Agnibilekrou, don Gianni è stato vestito alla maniera dei capi africani con tanto di copricapo, scettro e la spada reale. Vestito in questa maniera e un po’ impacciato a causa di tutto questo abbigliamento ingombrante è stato accolto dall’entusiasmo di tutta la gente, contentissima di vederlo incoronato e vestito come un re. “E’ a causa di Gesù tutto questo, è a causa dei poveri tutto questo”.

La giornata è continuata con il pasto condiviso e preparato dai vari gruppi attivi sulla parrocchia. Non sono mancati canti, balli ed animazione. Alla fine della giornata don Gianni era visibilmente stanco… ma felice. Lui che per cinquant’anni ha costruito la sua vita cercando di restare fedele a Gesù ed ai poveri, spero che abbia potuto sentire, nell’abbraccio caloroso di questi poveri, l’abbraccio di Gesù.

E mi commuove pensare che Gesù e i poveri possano bastare a riempire tutta una vita, mi commuove vedere la figura anziana, gracile e segnata dalla malattia di don Gianni continuare a vivere la propria testimonianza al Vangelo con semplice felicità. In questi giorni giungono voci di scandali nella Chiesa che hanno coinvolto persone che dovrebbero esempio e guidare con la loro testimonianza i fedeli. Pure io rimango deluso che, per questo nuovo anno pastorale nella nostra diocesi, il nostro vescovo non abbia donato nessun tema, limitandosi a rilanciare la frase già utilizzata lo scorso anno. Esprimo il mio disagio a don Gianni che con la saggezza di un ministero cinquantenario mi sorride e risponde: “E’ per farci capire che non sono gli uomini, ma Gesù che guida la Chiesa” E se lo dice don Gianni… Non ci resta che provare a essere fedeli a Gesù e ai poveri, nonostante tutto.

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