A fria paooo, è l’augurio che si donano gli Agni (popolo ivoriano della zona di Agnibilekrou) per il nuovo anno! Un saluto che ho conosciuto in occasione della festa degl’ignami che segna, nel calendario dei popoli Akan, l’inizio di un nuovo anno tradizionale. L’igname è un tubero molto diffuso in Costa d’Avorio, molto nutriente, che è alla base della dieta agni. L’igname può essere bollito, passato al fuoco, fritto, oppure schiacciato fino a farne una sorta di purè, e mischiato con la manioca per farne una sorta di “polenta” il foutou che è una dei piatti più tipici della tradizione agni, da mangiare con salse piccanti e saporite a base di arachidi, melanzane o grani di palma. Diciamo che la cucina ivoriana non è certo varia e prelibata come quella italiana, ma ha dei suoi piatti caratteristici che non fanno affatto sfigurare le brave mamme ivoriane.

La festa degli ignami è l’unica festa tradizionale celebrata da tutti i popoli Akan, che popolazioni (tra cui appunto gli Angi) che vivono nell’est della Costa d’Avorio e nel Ghana, ed è una festa del raccolto: dopo aver celebrato questa festa si cominciano a raccogliere e mangiare gli ignami del nuovo anno. Quest’anno la festa ad Agnibilekrou è celebrata con particolare solennità dato che il nuovo re degli Agni djuablin è stato recentemente nominato. Il vecchio re, ormai molto anziano, da anni non risiedeva più in città e quindi anche la festa aveva perso molto prestigio, ma quest’anno si è voluto valorizzare questo momento. I primi missionari accolsero queste feste creando un dialogo tra la cultura tradizionale agni e il cristianesimo: ringraziare il Signore per il “pane quotidiano” è un gesto profondamente religioso e prezioso ed è il senso profondo di questa festa. Così quest’anno celebriamo la festa anche in parrocchia, alla presenza del re e della corte reale, prevedendo la benedizione degli ignami e di tutti i bambini nati nell’anno.

A seguire partiamo in corteo alla casa reale dove avviene la benedizione del re. Qui finisce la parte cristianizzata del rito e continuano i riti pagani di purificazione e sacrificio. Incuriosito mi fermo nel cortile reale per vedere in cosa consiste il rituale pagano: riti di aspersione con l’acqua del fiume sacro, si alternano a sgozzamenti di polli e montoni che a secondo della maniera in cui cadranno esalando l’ultimo respiro dicono di un’offerta gradita o meno agli avi. Gli sgabelli del re e di tutti i capi villaggi del regno djuablin, simbolo del potere regale, vengono annaffiati dal sangue dei sacrifici. Intuisco cosa dovevano essere i riti dell’antico testamento e, ancora una volta, comprendo come la figura di Gesù sia stata profondamente rivoluzionaria eliminando ogni sacrificio cruento e racchiudendo ogni sacrificio nel sacrificio dell’altare. Però capisco anche come questa gente sia cresciuta in un tessuto sociale intriso di questa credenza e come sia impossibile annunciare il Vangelo prescindendo dalla vita quotidiana di questo popolo che è ancora segnata da riti ancestrali e tradizioni spesso ricche di significati affascianti. E mi rammarico del fatto che gli studi che hanno prodotto il rito religioso della festa degli ignami, siano stati fatti da missionari francesi ed italiani cinquant’anni fa e di come la ricerca avrebbe bisogno di un approfondimento tutto africano, condotto da preti di colore che sono nati e cresciuti in questa cultura.

A volte mi rammarico nel vedere che per qualcuno l’africanizzazione della Chiesa africana sembri più una questione di spazi di potere, di visibilità e di guadagno e non un lento processo in cui tirare fuori dalla rete della tradizione africana tesori antichi e nuovi.

Ma ogni caso Afria paoo! Un buon nuovo anno… in effetti negli stessi giorni della festa degli ignami cadeva il secondo anno della mia presenza in terra ivoriana e questa domenica abbiamo cominciato un nuovo anno liturgico con l’inizio dell’avvento. È bello ricominciare un anno di presenza ivoriana negli stessi giorni in cui si celebra il Dio della creazione che, nell’alternanza delle stagioni, non fa mai mancare l’”allié éné” (nel padre nostro agni “il foutou qoutidiano”) e negli stessi giorni in cui si celebra la venuta di colui che instancabilmente fa nuove tutte le cose: afria paooo!

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