Uno, nessuno, 643…

Sono 643 cresimati che ballano pieni di gioia dopo aver ricevuto l’unzione dello Spirito. L’Africa è anche questo, folle oceaniche e ritrovi immensi, Chiese piene si giovani con fiammate di entusiasmo incredibili. Il Vescovo avrebbe dovuto celebrare le cresime in maggio, ma in quel periodo le Chiese non erano ancora aperte a causa delle limitazioni per il coronavirus. Così ha deciso di recuperare a dicembre e gennaio il tempo perso, raggruppando tutti i cresimandi della diocesi in cinque grandi celebrazioni, una per ogni settore pastorale. Negli ultimi giorni i casi di coronavirus sono aumentati anche in Costa d’Avorio, ma ce la si cava chiedendo di portare la mascherina. Il nostro settore si è ritrovato alla parrocchia san Giovanni Paolo II, una delle parrocchie della città, per celebrare le cresime. In questa moltitudine ci sono ragazzini e i giovanotti liceali che sono la maggioranza, ma non mancano anche mamme e papà, adulti e qualche vecchietto.

In questa folla incredibile il rischio è quello di perdere di vista che ci troviamo davanti a tanti individui. In fondo è una delle caratteristiche dell’’Africa: la famiglia, il gruppo, il clan, la tribù sono talmente forti che il singolo individuo rischia di essere un accessorio. Eppure ognuno di questi 643 ha una storia importante, una storia che vale la pena di essere raccontata fatta di drammi, gioie, fede, disperazione… Tra le storie dei  75 cresimati che vengono dalla nostra parrocchia, alcune posso dire di averle, almeno un pochino, conosciute ed intrecciate. Sicuramente una delle più appassionanti è quella di un vecchio il cui nome svela già la forza del carattere: Leon.

Parlo di vecchio, ma in realtà Leon ha 65 anni che in Africa rendono un uomo anziano di fronte alla moltitudine di bambini e giovani. Il suo fisico è ancora forte, ma il tempo, la fatica e il lavoro dei campi hanno lasciato i segni in quest’uomo. Leon finalmente conclude la sua iniziazione cristiana con la cresima, ma il suo percorso comincia ben 63 anni prima. In Africa è raro che un bambino venga battezzato prima dei dieci anni, di solito è concesso solo alle coppie sposate regolarmente in Chiesa di battezzare i loro figli, ma non sono molte. Leon fu battezzato a due anni straordinariamente, in punto di morte, da suor Monique, suora missionaria che operava nella sua parrocchia nella diocesi di Katiola, nel nord della Costa d’Avorio. Ma il piccolo Leon sopravvisse alla malattia e si trasferì con il papà nella nostra zona di Agnibilekrou, nel villaggio di Agninikro dove non c’era la presenza della Chiesa se non qualche passaggio dei missionari nei villaggi più grandi dove a volte si recava. Negli anni ‘80 a Kouassi Andrekro, villaggio vicino al suo, si comincia a formare una comunità cristiana visitata da don Tino primo missionario bergamasco ad Agnibilekrou e poi da don Gianni. Leon, giovane intraprendente, frequenta la Chiesa e diventa catechista. Ma, seguendo la tradizione africana, ha preso due mogli, e questo gli impedisce di accedere ai sacramenti.

Leon è l’anima del villaggio di Agninikro, dal punto di vista civile è insignito del titolo di sostituto del capovillaggio (il quale non è particolarmente interessato a questo titolo ereditato da uno zio sconosciuto) e dal punto di vista religioso contribuisce in maniera determinante alla creazione della comunità di Agninikro che dai primi anni 90 comincia ad avere una propria piccola cappella. Agninikro è un villaggio particolare perché è stato fondato da Agnini un agni originario della regione, ma la maggior parte degli abitanti non sono della zona ma vengono da diversi parti dell’Africa dell’ovest. Leon ha imparato alla scuola primaria un po’ di francese, ma parla il taguana (sua lingua materna), l’agni, il koulango, il dioula, il moussi, il lobi… e comunica senza problemi con tutti nel villaggio. Anche per la Chiesa non lesina mai gli sforzi e non si vergogna di chiedere un aiuto prima a monsignor Giulio, poi a monsignor Roberto e poi a monsignor Francesco, i tre vescovi di Bergamo che hanno sempre appoggiato la missione ivoriana e che puntualmente rendevano visita ai missionari. Grazie anche al loro contributo, a quello dei missionari e allo sforzo del villaggio, la cappella in bambù diventa un edificio in muratura, e in seguito viene costruita una vera e propria grande e bella Chiesa. Ma nonostante tutto la sua situazione matrimoniale gli impedisce di accostarsi ai sacramenti, anzi, ormai vive con una terza mogli Clarisse.

Con il passare degli anni le due prime mogli tornano al loro villaggio natale, una muore, l’altra divorzia e Leon si ritrova solo con l’ultima moglie. Finalmente nel 2017 celebra il matrimonio con Clarisse e tutti ricordano il momento con tanta gioia: il decano dei catechisti finalmente su è sposato. Un po’ di pigrizia finale gli ha fatto ritardare di qualche anno la cresima… fino a questa mattina. Lo cerco con insistenza tra le centinaia di volti, ma non riesco a incrociare il suo sguardo. Ma mentre tutti e 643 ballano vedo un vecchio che scatenato sembra non avere freni… e non ho dubbi, si tratta di Leon che balla con la stessa folle gioia di Davide davanti all’arca dell’alleanza. E questo vecchio orgoglioso e forte ritorna bambino, quello stesso bambino fragile che suor Monique aveva battezzato 63 anni prima, quello stesso bambino che oggi, dopo 63 anni di vita piena ed intensa, non si vergogna di ballare per il suo Signore…

Pubblicato da donlucapez

Prete dal della diocesi di Bergamo. Nato a Grosseto nel 1984. Ordinato il 22 maggio 2010. Curato dell'oratorio di Boltiere fino all'agosto del 2018. Dal novembre 2018 missionario fidei donum nella diocesi di Abengorou in Costa d'Avorio

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