Tehia

Jean Baptiste è il mio quarto figlio, avuti tutti dallo stesso uomo, era talmente bello, oggi non lo riconoscereste neanche, era bello in forma ed in salute. Poi verso il quinto mese di vita ha cominciato ad ammalarsi gravemente e vomitava in continuazione mi hanno detto di curarlo con le erbe e con i metodi locali, ma era una crisi a livello celebrale, non lo sapevamo, ma quando siamo andati all’ospedale era troppo tardi. Ci hanno dato delle medicine, ma Jean Baptiste era già diventato rigido come è oggi e già aveva le sue crisi epilettiche ricorrenti. Mio marito non aveva dubbi bisognava accompagnarlo, ovvero portarlo dalle feticiste e loro avrebbero provveduto a liberarsi del bambino. Io gli dicevo che non avrei mai potuto farlo da sola, questo figlio era nostro, l’avevamo concepito insieme ed insieme l’avremmo accompagnato dalla feticista. Ma lui rifiutò e ci abbandonò. Lasciò la casa e non si occupava più di noi, se poteva cercava di non vederci neanche. Dava il necessario per gli altri tre figli, ma io e Jean Baptiste non esistevamo più per lui. Una volta mi recai ad un funerale in un villaggio vicino, ma tornai presto perché sia mia figlia che Jean Baptiste non stavano bene. Era il giorno esatto del nono mese di nascita di Jean perché avevamo un appuntamento per una vaccinazione. Cercai di contattare loro padre per comunicargli che i suoi figli non stavano bene, ma lui non rispondeva. Dopo poche ore vennero a dirci che aveva avuto un incidente sulla strada ed era morto. Ma noi da alcuni mesi non ci sentivamo più. La mia figlia più grande non era già più con noi, da piccola l’avevo affidata a mia sorella ad Abidjan; dopo la morte del loro papà, non avevo più i mezzi per provvedere alla famiglia ed affidai il mio secondo figlio ad un’altra sorella che vive a Bongouanou. Con me sono rimasti Jean Baptiste e Cristel, l’altra mia figlia.

Io non volevo accompagnare Jean Baptiste, fin da quando ero piccola sapevo che i bambini che erano stati accompagnati dalle feticiste erano stati maltrattati e non volevo che mio figlio facesse quella fine. Eppure tutti venivano continuamente a darmi consigli: “accompagna tuo figlio, se no rovinerà la tua vita” qualcuno addirittura sosteneva che mi avrebbe ucciso, ma io non trovavo il coraggio per farlo. Allora ho incontrato suor Glwadis, mi hanno indicato il centro di fisioterapia e sono partita per incontrarla e quando le ho detto che tutti mi dicevano di accompagnare Jean Baptiste, lei è stata la prima che mi ha detto di non farlo. “Chissà che un giorno non possa camminare e se non sarà così sarà la volontà di Dio”. Suor Glwadis ci ha aiutato tantissimo, perché ci parlava sempre, mi diceva di non abbandonare Jean Baptiste e di amarlo come amavo gli altri figli. Credo che se non l’avessi incontrata in quel momento Jean non sarebbe più in vita. Ero davvero stanca, tutti i miei parenti insistevano per ucciderlo e pure i vicini e tutto il quartiere, quando uscivo tutti mi guardavano, mi insultavano, mi prendevano in giro fino a dire che mio figlio in realtà era un serpente. E’ stata dura, ma con l’aiuto di Dio e della suor Glwadis ora va meglio. Non è facile avere un figlio come Jean Baptiste, perché in casa non hai più tempo per te, non puoi più uscire, non puoi mai distrarti o divertirti, non riesci neppure a lavorare e diventa difficile avere il necessario per dargli da mangiare. Certo da quando voi missionari venite a trovarmi le cose sono cambiate anche nel cortile e nel quartiere, hanno visto quello che fate per noi, hanno visto che prendiamo in braccio Jean Baptiste e che non ci fa del male e ciò ha dato molto coraggio a tutti per darmi un aiuto. Prima non potevo mai lasciarlo solo, oggi posso andare a fare dei piccoli mestieri e qualcuno si prende cura di lui. Certo quando hai un bambino come Jean non puoi più concederti niente, invecchi tutto di un colpo, è difficile abbigliarsi e pettinarsi bene come facevo qualche anno fa, ma sono contenta di averlo tenuto e finché Dio mi dona la vita e la forza mi occuperò di lui.

Pubblicato da donlucapez

Prete dal della diocesi di Bergamo. Nato a Grosseto nel 1984. Ordinato il 22 maggio 2010. Curato dell'oratorio di Boltiere fino all'agosto del 2018. Dal novembre 2018 missionario fidei donum nella diocesi di Abengorou in Costa d'Avorio

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