Fuga o fughe?

È sabato pomeriggio e cerco di allineare le panche della Chiesa secondo l’ordine stabilito. Don Gianni, mi segue con gli occhi, seduto sulla sedia che da sempre utilizza per confessare, una vecchia sedia da capo villaggio che credo gli sia stata regalata in qualche occasione. Ogni sabato alle 17 si mette su quella sedia, ed ascolta e confessa. Conoscendolo credo che difficilmente dia troppi consigli, credo che il più delle volte ascolti in silenzio e poi dia l’assoluzione. Tutto questo non per sufficienza, ma credo che la saggezza dell’esperienza lo rendano sempre più simile a Dio che non fa prediche, semplicemente ascolta e perdona. Qualcuno dice che non vale la pena confessare il sabato pomeriggio perché non c’è tanta gente… ma in realtà quando mi siedo a confessare con don Gianni arrivano decine di persone, alla spicciolata, che chiedono la confessione e il perdono del Signore, così ogni sabato. Noi preti giovani a volte siamo presidalle cose da fare”, ma per don Gianni è un appuntamento fisso. A volte confessato il primo gruppo che alle 17 già pazientemente attende, ci si ritrova ad attendere un po’… è il momento per leggere, pregare e, appunto, per allineare i banchi della Chiesa.

Ma oggi don Gianni resta seduto e mi accompagna con lo sguardo premuroso e gentile. Da più di un mese siamo i due missionari italiani presenti in parrocchia, mentre Walter e don Marco hanno preso il loro meritato periodo di riposo. Da qualche settimana don Gianni è particolarmente debole, debilitato da un’infezione e da una malaria che in Africa è perenne e fastidiosa compagna. Don Gianni ha 76 anni e il corpo segnato da tante fatiche, e quindi ogni ricaduta diventa fattore di preoccupazione, non che si lamenti, tutt’altro, ma tutelarlo e proteggerlo è un dovere che sento forte. Proprio la settimana scorsa abbiamo celebrato il suo cinquantunesimo anniversario di ordinazione sacerdotale. Una vita trascorsa al servizio del Signore di cui 37 anni a servizio dell’Africa. Tra un paio di settimane tornerà per le vacanze in Italia, ma, forse, sarà anche un ultimo rientro perché spesso dice di non sentirsela più di ritornare. Don Marco ed io lo vorremo con noi sempre, ma capiamo che è lui che deve prendere la decisione in tutta tranquillità.

Malgrado, la salute e la stanchezza forte di questo periodo, don Gianni non ha rinunciato a vegliare su tutte le attività della parrocchia. In queste settimane abbiamo voluto scavare un pozzo d’acqua che tramite una pompa possa rifornire d’acqua tutta la missione facendo risparmiare sulle bollette, sempre molto care, e risolvendo il problema, a volte davvero grave, della mancanza ciclica dell’acqua nell’acquedotto pubblico. Purtroppo la ditta che doveva realizzare questo pozzo ha lasciato il lavoro a metà, e solo dopo più di un mese hanno potuto cambiare la pompa per poter attingere l’acqua regolarmente. Don Gianni, malgrado la fatica e la malattia chiedeva regolarmente se ci fossero novità, che altrettanto regolarmente erano disattese.

Preparare il foglio con le messe del mese, riparare una porta cigolante, preparare la trappola per il topolino che passeggia nel salotto rosicchiando le nostre banane, dare una bagnata all’orto e poi sedersi per leggere il Vangelo, scrivere un’omelia che mai avrebbe pronunciato, leggere un documento del papa non in vista di una formazione o di una catechesi, ma per crescere e formarsi anche alla soglia degli ottant’anni. Sono alcuni dei piccoli impegni che don Gianni ha mantenuto e che mi hanno commosso ed edificato.

Proprio ieri, tornando da un villaggio dove stavamo facendo un lavoro, la macchina si è bloccata, su una salita pericolosa dove le vetture sfrecciano incuranti del tracciato insidioso. Per fortuna mi trovavo a pochissimi chilometri dalla città e in qualche minuto il meccanico è venuto a recuperarmi. In nessun modo si riusciva a capire il danno della nostra Tata (marca indiana di discutibile qualità). La sera finalmente il meccanico arriva con il mezzo, anche lui non riusciva a capire, ma malgrado il galleggiante dicesse che il serbatoio era pieno… in realtà non c’era più gasolio! In questi giorni forse sono un po’ come la Tata, con poco carburante in serbatoio mentre affronto una salita insidiosa anche se a volte mi illudo di poter essere ancora a pieno regime. Due anni di lontananza senza mai staccare si fanno sentire e pesano.

Ma mentre allineo le panche della Chiesa sotto lo sguardo di don Gianni realizzo che non è il momento di una fuga, ma di fughe. E già… ogni due fughe delle piastrelle va allineato il banco: è il segreto per essere precisi. E proprio mentre vorresti scappare e prendere la fuga, mi rendo conto che non è il momento di grandi imprese, ma di restare fedele a quei piccoli doveri di ogni giorno, (ogni due fughe di piastrelle va allineata una panca). Sono gesti che non finiscono sotto i riflettori, ma che danno sapore alla vita. Come don Gianni insegna.  

Pubblicato da donlucapez

Prete dal della diocesi di Bergamo. Nato a Grosseto nel 1984. Ordinato il 22 maggio 2010. Curato dell'oratorio di Boltiere fino all'agosto del 2018. Dal novembre 2018 missionario fidei donum nella diocesi di Abengorou in Costa d'Avorio

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