I feel good

La vedo lì sdraiata sul suo ventre, le piaghe sono medicate e coperte dal lenzuolo, se non fosse per l’intenso odore di marciume potrei davvero pensare che stia dormendo tranquillamente. Invece Olivia è rientrata pochi giorni fa’ ad Agnibilekrou in ambulanza in condizioni estreme, sospesa tra la vita e la morte.

Conobbi questa ragazzina di 12 anni ormai due anni fa, era venuta la centro di fisioterapia perché non riusciva più a camminare. Cosa fosse successo? Non era chiaro e nessuno. Olivia viveva con un’anziana zia, il padre non era mai stato compagno fisso della madre e quest’ultima l’aveva parcheggiata da una sorella del padre al villaggio. Quando la zia la porta al centro le versioni si sovrappongono in una girandola di situazioni in cui sogno e realtà si mischiano più che in un film di Tim Burton. Ha cominciato pian piano a non camminare più! No, da un giorno all’altro non poteva più alzarsi! Io ho visto un serpente uscire dalla sua camera, deve essere stato quello! Mi ricordo la totale perplessità di Giulia, fisioterapista italiana e molto esperta, che in quel periodo prestava il suo servizio al centro. Anche la dottoressa Boa, neurologa infantile da cui portiamo la maggior parte dei bambini malati, non aveva risposte certe e chiese esami di accertamento.

Come sempre Walter si è messo anima e corpo per cercare di aiutare questa ragazzina, abbiamo pagato gli esami come la tac e poi la risonanza magnetica e poi le visite specialistiche. Tutti esami costosissimi che vengono fatti molto distanti dalla nostra cittadina. Alla fine, accanto alla basilica di Yamoussokro, nell’ospedale Moscati voluto da Giovanni Paolo II, esce la verità di un ematoma alla schiena, dovuto ad un trauma importante, che comprime la spina dorsale. Olivia finalmente si confida con Walter confessando di essere restata inferma dopo le bastonate della zia.

Ormai sono passati mesi, si prova comunque ad operare la spina dorsale, con un intervento sempre molto costoso e delicato, i medici lasciano qualche speranza che grazie a questa operazione Olivia possa riprendere un po’ di funzionalità e prescrivono un anno di riabilitazione presso il centro. Però ormai il danno è importante, e nonostante la fisioterapia Olivia può fare solo piccoli passi in avanti.

Nel frattempo scopriamo tutte le fragilità della famiglia di questa ragazza. La madre che l’accudisce la abbandona spesso al centro di fisioterapia ed esce la sera fino a notte fonda, spesso quando rientra la insulta e la percuote proprio dove è stata operata. Walter denuncia la situazione all’assistente sociale che allontana questa madre inadeguata. Si chiede però al padre e alla famiglia di inviare qualcuno che possa seguire Olivia per tutto l’anno in cui dovrà dedicarsi alla riabilitazione. Per qualche mese una signora, sua lontana parente, le dà una mano, ma finito il tempo concordato, torna al villaggio e la famiglia non manda più nessuno. Olivia resta abbandonata, accudita dal buon cuore delle mamme che stanno al centro di fisioterapia. Dopo alcuni mesi, è sempre la missione a prendere in carico una signora che possa assisterla durante il giorno.

Ormai l’anno di riabilitazione previsto dopo l’operazione è passato e Olivia non conosce il suo futuro. Walter vorrebbe che questa bimba finisse in un orfanotrofio, magari proprio ad Agnibilekrou, ma il padre e la madre rifiutano e la portano al villaggio, proprio un paio di mesi fa. Walter dopo un mese va a trovarla e la trova dimagrita e affaticata, ma che fare? Finalmente qualche giorno fa si reca alla casa di Olivia con l’assistente sociale che vuole verificare le sue condizioni. Quando arriva si trova davanti a una situazione drammatica: Olivia è chiusa sbarrata  nella sua camera da cui esce un odore nauseabondo: non solo i suoi bisogni fisiologici, ma anche piaghe da decubito ovunque amplificate dal caldo umido di questa stagione e dalla totale mancanza di igiene e di cura. Olivia è confusa, febbricitante, non mangia, le piaghe terribili la debilitano totalmente. Walter prova a lavarla e medicarla un po’… ma la situazione è disperata e viene chiesto alla famiglia di evacuarla all’ospedale di Agnibilekrou per valutare le sue condizioni. La sua condizione è molto grave e nei prossimi giorni la invieremo al lebbrosario fondato da Raul Folleraux nella città di Adzopé, là, ci auguriamo, degli specialisti delle piaghe potranno curarla al meglio.

Ed è in ospedale che la rivedo esausta, è stata lavata e medicata, sta facendo cicli di antibiotici e di integratori perché è gravemente anemica. Il chiaro tentativo della famiglia di farla fuori stava portando i suoi frutti. La mamma ora sembra starle accanto… ma come fidarsi di una donna del genere? Riconosce la mia presenza e con un filo di voce sussurra “mon père”… Io la accarezzo mentre dorme e le canto “I feel good”. Quest’anno la accompagnavo spesso a fare fisioterapia in piscina, era il giorno in cui potevo dedicarmi con più tranquillità ai bimbi disabili, e mentre la trasportavo sul nostro pick-up, intonavo il celebre brano di James Brown :”I feel good”!! e lei doveva rispondere con un sonoro “papapa” imitando gli squilli di tromba, come nel celebre pezzo del cantante afro americano. Ed è vero, nonostante tutte le fatiche e difficoltà, come stavamo bene in quei giorni! Le sussurro all’orecchio che quando starà bene torneremo insieme in piscina, e quanto vorrei poter rispettare questa promessa e con lei cantare ancora “I feel good”!

Pubblicato da donlucapez

Prete dal della diocesi di Bergamo. Nato a Grosseto nel 1984. Ordinato il 22 maggio 2010. Curato dell'oratorio di Boltiere fino all'agosto del 2018. Dal novembre 2018 missionario fidei donum nella diocesi di Abengorou in Costa d'Avorio

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